L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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LORENZO GH1BERTI

CERTEZZA DI NOTIZIE E DISCORDIA DI GIUDIZII GOTICISMO E CLASSICISMO
IL RILIEVO PITTORICO LA SUPERIORITÀ DELLA PRIMA SULLA SECONDA PORTA

E L'ARTE DEL GHIBERTI

Immagino la meraviglia di alcuni lettori: perchè occuparsi ancora del Ghiberti, del-
l'artista del Quattrocento che presenta incognite minori? Egli ci ha lasciato l'autobiografia
proprio per narrarci la sua vita e per indicarci le sue opere e i suoi criterii; numerosi docu-
menti pubblicati ci forniscono particolari precisi che integrano l'autobiografia; e quasi
tutta la produzione ghibertiana è facilmente visibile nei luoghi pubblici di Firenze e di
Siena. Qualche attribuzione, sia pure, è stata fatta anche al Ghiberti, ma, d'importanza
secondaria, non modifica affatto le impressioni ricavate dalle opere sicure. Sul Ghiberti
non c'è dunque niente da scoprire. Non c'è da divertirsi nel gioco delle ipotesi. Certezza
snervante, e desiderio di passare ad altro.

La scena cambia quando dai fatti si passa ai giudizii.

Nemmeno nel secolo xvi c'era l'accordo. Se il Vasari si lasciò trasportare a dire che
la seconda porta del Ghiberti è « la più bell'opera del mondo, e che si sia vista mai fra gli
antichi e moderni», se Michelangelo, a quanto riferisce lo stesso Vasari, affermò «ch'elle
starebbon bene alle porte del Paradiso », Anton Francesco Doni si permise di correg-
gere: « bastanti a stare alle porte del Purgatorio », e Benvenuto Cellini vide che il Ghiberti
valeva più nelle piccole che nelle grandi cose.

Nel Settecento il Bottari credeva che i bassorilievi del Ghiberti superassero « quelli di
marmo che abbiamo de' Greci », e il Richardson, ch'essi avessero uno stile più puro e
piacevole di quello di Michelangelo; ma il Milizia vedeva nelle composizioni ghibertiane
« un'aria di picciolezza e di puerilità », e il Mengs considerava il maestro « insigne soltanto
nel piccolo ».

Di fronte all'estetica neo-classica il Ghiberti aveva qualità e difetti ben precisati.
Qualità erano la venustà e la nobiltà delle sue figure, la grazia e la varietà della composi-
zione; ma difetto grave era il bassorilievo pittorico, contrario agli esempii classici e
all'uso architettonico. Perciò, malgrado la diversa accentuazione, concordano nelle lodi e
nelle riserve il D'Agincourt, il Cicognara, il Rumohr, il Selvatico, il Blanc, e persino il
Rio. Anzi questi giunge, sia pur timidamente, alla conseguenza logica, confessando la
segreta preferenza per la prima anzi che per la seconda porta. Preferenza, eh'è ripresa
dal Cavalcasene e dal Burckhardt, e che ha riecheggiato di recente, senza posizione
netta tuttavia, nelle pagine dello Schubring, ma che è risolutamente combattuta dal
Reymond e semplicemente dimenticata dagli altri.

Gli scrittori più moderni non hanno mantenuto la riserva neo-classica, anzi l'hanno
satireggiata con la penna del Michel, perchè hanno perseguito una estetica realistica; ma
il Ghiberti non vi ha guadagnato. La serenità ideale piaceva ai neo-classici; e il Rumohr
non si peritò di affermare che di fronte al Ghiberti Donatello si presenta come un artista
poco dotato. Ma l'estetica realistica portò all'esaltamento esasperato di Donatello; e il
Bode, suo antesignano, trova nel Ghiberti un senso della forma deficiente, un po' di senti-
mentalismo, e una manchevole intimità creativa.1 Al Bode e ai suoi seguaci si è contrap-

1 Partendo da criterii affatto diversi anche fi Ruskin aveva deprezzato la «grazia femminea» del Ghiberti.
L'Arte. XXVI, 30.
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