L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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DI

UNA MOSTRA
ANTICA PITTURA LOMBARDA

Le belle sale del Circolo d'Arte e di Alta Coltura in Milano si sono aperte, alla fine
di aprile, ad una nuova Mostra riuscita, per la qualità delle cose esposte, assai supe-
riore alle molte altre che si erano succedute in brevissimo periodo di tempo e delle quali
L'Arte ha già dato notizia.

La Mostra attuale aveva un programma ben definito: raccogliere dipinti di antica
Scuola Lombarda del sec. XV e dei primi del seguente, non oltre quindi il periodo leo-
nardesco, che si trovassero in proprietà privata, prescindendo cioè da quelle opere che,
essendo esposte nei pubblici istituti d'arte o nelle chiese, il pubblico può sempre age-
volmente vedere e studiare. Una Mostra dunque accolta, come era facile prevedere, con
simpatia, perchè in essa figurano quadri i quali, se, nella loro maggioranza, erano cono-
sciuti a traverso note pubblicazioni, ben pochi studiosi li avevano potuti esaminare
direttamente per l'ovvia difficoltà che si oppone ad entrare in casa altrui.

Certo che in una Mostra d'Arte Lombarda, specialmente a Milano, avremmo desi-
derato di vedere la Madonna di Bernardino Bufinone, il Battesimo di Cesare da Sesto e
il ritratto del Morone di Andrea Solario appartenenti a Casa Gallarati-Scotti, la parte
centrale della pala Torriani di Bernardino Luini in possesso della Contessa Trivulzio
Gallarati e il Bergognone, i Luini ed i Gaudenzio della squisita raccolta Borromeo, tutti
quadri che, o per la difficoltà del trasporto, o per la insufficienza dei locali o per altre
ragioni, non figurano in questa Esposizione.

Ma, ove si eccettuino alcune lacune, le cose ottenute dalla liberalità signorile dei
vari proprietari, fra i quali è doveroso segnalare il Principe L. A. Trivulzio, cui spetta
anche il grande merito di avere validamente cooperato a organizzare la Mostra, le cose
ottenute — dicevo — ci permettono di scorrere quasi tutto il campo della antica pit-
tura lombarda.

Il primo Quattrocento, tutto preso dall'influsso gotico, vi è rappresentato dagli
stessi fratelli Zavattari con due teste a fresco figuranti la Regina Teodolinda ed Autari
(fig. i), un tempo nella Cappella di S. Giovanni Battista nel Duomo di Monza, le cui
pareti gli Zavattari dipingevano nel 1444. Quando nel 1771 si collocò nella Cappella un
nuovo altare marmoreo che andava ad addossarsi al muro affrescato, le due teste
sarebbero state distrutte se don Carlo Trivulzio, l'illuminato e dotto raccoglitore di
molti fra i tesori della Trivulziana, non avesse ottenuto di farle segare e di conservarle
nella sua Collezione.1 Le due teste frammentarie, leggermente impastate di verdastro e
di roseo nelle carni, recano entrambe una corona a rilievo, secondo quel decorativismo
ingenuo che ci presenta i piacevoli affreschi di Monza come infantili e seducenti rievo-
cazioni di fiabe.

Alla maniera degli Zavattari va congiunto un Polittico anonimo della Raccolta
Bagatti Valsecchi con la Vergine fra quattro Santi a tutta figura ed altrettanti a mezzo
busto nelle cuspidi a lato di quella centrale che rappresenta la Crocefìssione; e con una

1 C. Fumagalli e L. Beli-rami, La Cappella della della Regina Teodolinda nella Basilica di S. Gio-
vanni in Monza. Milano, 1891, pag. 14.
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