L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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GIULIO CORDERÒ

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sale convincimento. Lo provano donazioni aretine del 1014 e del 1026 ...Magistro Ma-
ginardo..., prò eo quod ipse architectus Ravennani ivit, et exemplar ecclesiae sanctisVitalis
inde adduxit... Sì che, vedendosi più singolare architettura dove aveano trionfato iGoti,
s'era finanche preteso da taluno di ricollegarla con quella chiamata gotica o tedesca,
e di ritenere i barbari introduttori d'un proprio stile: fase iniziale de l'arte fiorita nel
decimoterzo secolo.

La sorte de l'architettura sotto il dominio longobardo dipese da le idee correnti
su quella del periodo goto. Quando, con il popolo di Teodorico, si vide per i barbari
la possibilità di considerarli innovatori, la si vide egualmente per i Longobardi. Più
tardi, una volta ammessa la tradizione romana sotto i Goti, la si conservò, naturalmente,
anche a l'età longobarda. L'oscurità dei secoli fino al mille andò pertanto schiarendo,
mentre si fece strada la convinzione che l'arte antica fosse scaduta naturalmente e
fatalmente. Questo però, che doveva essere principio d'una critica del tutto nuova,
non lo fu in realtà sul momento.

Non sapendosi cosa scrivere d'interi secoli, si passavano sotto silenzio. La deca-
denza non finiva più. Occuparsi di quella parte del Medioevo poteva anche sembrare
un inutile rompicapo. Nè dopo il mille si respirava meglio. Anzi, l'universal preven-
zione di veder subito il gotico creava un'ignoranza più pericolosa, perchè in buona fede.

Il romanico non si sospettava.

Lacerato e smembrato, le sue opere erano sparpagliate nel tempo e misconosciute.
Lo si respingeva indietro, prima del mille, dal quale era uscito con duro sforzo.

Anche il Milizia,1 non raramente originale, nè pauroso talora di romperla con tradi-
zioni giudicate le più oneste, manca di una felice veduta, quando accenna col secolo x
a un rinnovamento. Vede una fantastica architettura gotico-moderna balzar d'un
tratto — non si sa per quale miracolo —- fuor da uno stile greve, pesante, oscuro.

Era ne le inclinazioni de la critica, e del Milizia ancora, veder simili svolte improv-
vise. Come tuttavia lontana la generica, sensata riflessione d'una legge di continuità,
che sarà filo d'Arianna per i ragionamenti corderiani!

Fra tanta incertezza de le vere epoche de l'arte apparve, ai 20 agosto 1826,2 un
bando di concorso de l'Ateneo Bresciano per un'indagine su l'epoca longobarda dal
lato architettonico.

Fermarsi al tema era mettersi in condizione d'assoluta incapacità a risolverlo.
Logico corollario s'imponeva la revisione di tutte le basse età.

I Sacchi,3 dicendo che i Longobardi usarono i metodi trovati in Italia non con-
clusero diversamente dal Corderò.4 Ma credettero parlare de le costruzioni del vi, vii e
vili secolo, mentre tutte le loro riflessioni vertevano, in realtà, su l'arte romanica. Onde,
senza negare qualche pregio al libro e le buone intenzioni agli autori, non si può giudicarlo
troppo favorevolmente.

Quanto a lo studio corderiano, il riassunto e la breve notizia del Vitet,' qualche
cenno in necrologie e notizie, citate nel volume di A. Manno,6 sono in verità troppo
poco per i meriti de l'opera.

1 F. Milizia, Roma delle Belle Arti del disegno
in Opere, Bologna, Cardinali e Frulli, 1826, T. I.

2 II primo secolo dell' Ateneo Bresciano, Brescia,
Apollonio, 1902, pag. 125; Commentarii dell'Ate-
neo di Brescia per l'anno accademico 1828. Bre-
scia, Bettoni, 1829, pag. 148-150.

3 Defendente e Gius. Sacchi, Antichità ro-
mantiche d'Italia. Epoca prima, Milano, Stella,
1828.

♦ Giulio Corderò di S. Quintino. Dell'ita-
liana architettura durante la dominazione longo-
barda. Brescia, Bettoni, 1829.

' L. Vitet. Études sur l'histoire de l'art. Paris,
Levy, 1875, tomo II.

6 A. Manno. L'opera cinquantenaria della R.
Deput. di Storia patria in Torino, Torino, Bocca,
1884.
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