L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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GIULIO CORDERÒ

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Non fece che ristampare il Dartein. Il quale, del resto, ne la convinzione d'un'ar-
chitettura nata dal ceppo romano-bizantino, e a buon diritto chiamata lombarda, ebbe
a predecessori il Reynaud e il Vitet.

L'Hubsch fonda nuovo pregiudizio, esclude le sottili ricerche de le varie correnti
artistiche, riduce il romanico a una semplice continuazione, meno elegante, de lo stile
cristiano primitivo, che giudica il migliore, al quale debba ritornarsi.

Si vuol nominare il Cattaneo solo per l'obbligo di riconoscenza che professa al Cor-
derò, dandogli molta lode.

Muove tuttavia al ragionamento del dotto piemontese la critica d'esser «tessuto
non sopra attente ricerche e considerazioni artistiche, bensì semplicemente sopra argo-
mentazioni storiche <>.' Ma in confronto anche de le opere posteriori, le quali, come ben
notò lo stesso Cattaneo — spesso aggiunsero confusione a confusione, il giudizio
pare eccessivamente severo. E ammettendo che sbaglierebbe chi credesse farsi un'idea
esatta del modo di fabbricare da mezzo il sesto a mezzo l'vin secolo con il solo
Saggio, resta innegabile il notevole progresso compiuto —• sfrondando vecchie leggende
e false attribuzioni — su la via de la chiarezza.

Le modeste pretese non nascondono i pregi de lo studio corderiano; che fruttò a la
storia de l'architettura una sana critica, quasi in tutto moderna, mentre già lontana dagli
antichi metodi; e indirizzò bene gli studi riguardo a un problema spinoso, ma di capitale
importanza: l'arte romanica.

Sì che rivendicare al Corderò il titolo d'innovatore ne la storia de l'architettura non
sembra farlo uscire dai limiti, nei quali con oneste intenzioni rimase.

C. M.

1 Cattaneo, L'architettura dal sec. VI al mille circa, Venezia, 1889, p. 13.
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