L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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LUIGI BIAGI

alla decorazione fantastica, tutta bizzarrie e fantasiosi ornamenti di cui avea già dato
un saggio nelle volte del Palazzo di Giulio III. Non sempre però potè mettere in opera
questi motivi, anzi molto spesso nella pratica egli doveva sfrondare il suo stile. Meglio
dunque che nelle opere si scorge questo suo gusto decorativo nei disegni e specialmente
in un libro di schizzi della Biblioteca Riccardiana 1 di Firenze che ci conserva i ricordi
figurati di questi primi anni fiorentini.

Gli ornamenti che egli prediligeva tenevano delle stranezze delle « grottesche » ve-
nute tanto in voga a quel tempo; piacevano anche al Vasari che dovè approvare i di-
segni che il suo amico ideava per le sale di Palazzo Vecchio, ma che poi non ebbero
esecuzione.

Tali sono i fregi racchiusi in doppie volute accartocciate come valve di conchiglie,
su cui si appoggiano a si sdraiano putti sostenenti ghirlande immaginati per decorare
la « camera maggiore del Palazzo di Sua eccellenza » gli schizzi per alcuni camini (fig. 9)

Fig. 11. — Disegno dal ms. Riccardiano,
c. II 120.

e i disegni di riquadrature (fig. 10, 11) sormontate da mezzi frontoni e coi lati adorni
di sfingi, nelle quali l'Ammannati ha tracciato con segno leggiero ed agile figure di
scene sacre e che possono ravvicinarsi per le loro forme decorative agli stucchi che
adornano il piccolo terrazzo di Giunone in Palazzo Vecchio. Lavorando nel salone del
Palazzo è facile che l'Ammannati desse pareri anche sulle opere che si facevano nelle
altre sale e lo prova lo schizzo fugace del camino sorretto da colonne toscane che ora
si vede, adorno, nella sala di Leone X. Pel salone, come è noto, disegnò la parete di-
rimpetto all'Udienza del Bandinelli, 2 con pilastri corinzi che dividevano quattro nicchie
secondarie ed una più grande al centro. Tra gli altri ornamenti doveva esservi una
grande fontana. L'artista si era probabilmente installato per eseguire i lavori accanto a
S. Piero Scheraggio e forse dovea aver già nel'59 3 incominciata la demolizione della
chiesa che poi l'anno dopo fu incorporata negli Uffizi.

Il modello preparato dal Vasari per questa fabbrica, che lo ha reso giustamente
famoso come architetto, non piacque completamente all'Ammannati. « Viddi il modello
suo e schizai questo come più ragione (sic) di architetura 1560 » egli appuntò accanto ad

' Ms. citato.

2 Vasari, Milanesi, IV, 453, e Baldinucci,
Vita dell'Ammarinati, Vite, II.

3 A pag. 86 e 91 del Ms. Riccardiano sono regi-
strati vari pagamenti per lavori in una chiesa ove
si vien disfacendo un altare. I pagamenti si riferi-

scono all'anno 1559. Nel 1558 si trovano registrati
nello Scrittoio delle fabbriche (Arch. di Stato di
Firenze) pagamenti per il « gitto di bronzo di una
figura » e « per pietre serene condotte a S. Pietro
Scheraggio per l'opera di M. Ammannati ». Si rife-
riscono certamente ai lavori in Palazzo Vecchio.
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