L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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DI BARTOLOMMEO AMMANNATI E DI ALCUNE SUE OPERE

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L'Ammarinati pur essendosi avvicinato nelle sue prime opere romane ad un maestro
ricco di originali partiti e di audaci trovate quale il Vignola, rimase sempre più rigido e
più uniforme nelle sue costruzioni. Si moveva in un ambito più ristretto, pur sapendo
abilmente variare le combinazioni delle forme che usava e dei motivi ornamentali. Il
pregio delle sue migliori opere non è la ricchezza o la originalità di nuovi ritrovati, ma le
giuste proporzioni e la coordinazione armonica degli elementi. Trascorso il periodo in
cui lavorò al Palazzo di Firenze; nel quale egli si rivela ancora ondeggiante, eclettico, e
un po' confuso tra le forme del Vignola e quelle di Michelangiolo, e ancora frastornato
dagli ordini di Giulio III e degli eredi di lui, perduta la decorazione del salone di Palazzo
Vecchio, il lavoro in cui lo stile suo si risolve e si fìssa stabilmente rimane il Palazzo Pitti.
All'opera incompiuta del Brunellesco egli dette l'impronta del gusto del secolo suo e cercò

Fig. 16. — Disegno dal ms. Riccardiano,
c. II 120.

di ricavare da quelle rudi masse di pietra forte un impressione di movimento dando loro
delle giunture articolate col collegarle ai tre ordini. Le modanature fra tanta rudezza si
schematizzano si semplificano per dare con poche sinuosità un'impressione di forza. L'or-
namentazione si limita alle parti sotto al portico dove appaiono molti elementi che
anche in seguito egli si terrà cari — le volute per fiancheggiare le aperture e per accom-
pagnare l'occhio da un riquadro ad un altro, i bucrani, i trofei d'armi, le teste come
coronamento dei piedritti, le mensole con le volute variamente attorte — e si scorge già
il suo sforzo di collegare in armonia decorativa i diversi elementi della costruzione come
ad esempio il collegamento dei portoni colle finestre dell'ammezzato fatto con un
ricorso di cornici che li contorna ambedue.

Nelle architetture dei palazzi privati di mole molto minore ritorna la compostezza
della tradizione toscana, come nel Palazzo Grifoni (ora Budini-Gattai) dove nonostante
l'abbondanza di ornati classici triglifi, maschere, grifi bucrani, le membra si mantengono
semplici ed alcune, come le mensole delle finestre terrene si stilizzano in una forma geo-
metrica. Anche qui i bugnati attorno al portone sono mirabilmente articolati con una
scioltezza degna del Vignola, ricordato anche nelle forme delle finestre cogli stipiti
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