L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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DI BARTOLOMMEO AMMANSATI E DI ALCUNE SUE OPERE 65

DOCUMENTI

Documento n. t.

Io Bartolommeo Ammannati ricorro a quei magci signori deputati da sua altezza serenissima
a vedere tutti coloro che legittimamente sono creditori, sopra l'heredità lasciata dalla santità di
papa Giulio terzo perch'io pretengo d'essere uno di quegli, e di ciò produrrò fedi del vero, fatte e
sotto scritte da più persone et in fra l'altre del Rdo Monsignore il Vescovo di Furli, in quel
tempo tesauriero secreto, e m. di camera, e curatore delle fabbriche di detta heredità, le quali fedi
mostrano come io servii mesi trentaquattro a tutte dette fabbriche, come architetto, a ogni
bisogno lavorando di scultura e rittoccando i lavori a' giovani che ivi servivano, si di pietra come
di stucco e di marmo secondo che occorreva et era mio debito sendo a tal cura. Et sua santità
mi promise ch'io il tutto faciessi fidelmente che non mancherebbe sodisfarmi di tutte le mie
fatiche, e perch'io meglio potesse aspettare questa sodisfazione mi fece fare in sei diversi tempi
sei donativi, cioè la prima pasqua che venne di natale scudi cinquanta d'oro di camera, e l'altra
di resurrezione altrettanti, e altrettanti simili l'altro natale seguente, et in detto tempo non si
trovando grano da comperare in Roma, per la gran carestia che vi fu e chiedendo io licenzia di
poterne comperare, sua santità me ne mandò a casa tre rughe (sic) di quella misura et una botte di
vin greco, di che baciandone io i piedi, disse a punto così: godi. Un altro giorno send'ella a San
Marco, e levandosi da giocare, veggendomi mi chiamò, e missemi in mano tutti quei dri ch'ella
in mano avea i quali furono quaranta ducati di camera e dissemi va e ferra Agosto co' la tua fa-
miglia, dipoi ultimando il primo di Gennaio mi fece donare per le mani del sudetto Monsignor di
furlj ducati cento di camera sempre dicendomi che tutti questi erano donativi e sodisfarebbe
alle mie fatiche, che ben conosceva quanto, e quali erano. Il Marzo vegnente piacque a Dio che
seguisse la sua morte et io non mancai per ciò d'andar seguitando di servire e saldare i conti dei
scarpellini de' legnaiuoli e a tutti quelli che sotto di me havevano lavorato e co' miei disegni
tutto per comissione de Sor Baldovino fratello del papa. Hora dimando, s'egli è però con buona
grazia del serenissimo granduca, che mi sia pagato il tempo ch'io spesi in tali servizi che furono
com'io ho detto 34 mesi. Le Signorie V. magnifiche mi faccino un salario di tanto il mese, e anco
se le parrà di mettermi a conti i suddetti donativi, io mi riporto al loro giudizio, che so non sarà
se non giusto, e buono; di poi vegghino quant'io resto creditore, e quanto le pare che mi sia
dato. La prego che le si contentino di terminarlo, ch'io sempre ne terrò obligo alle Sigrie Vre
magche et a sua altezza serenissima, per la bontà della quale io verrò a godere le sopradette mie
fatiche. Ne resterò d'avvertirle che stando in Roma a tale servitù io era in casa mia propria e
con la mia famiglia.

Detta casa era in Campo Marzio e di proprietà della moglie come risulta dalla lettera del 13
maggio 1570 (Arch. di Stato Mediceo 5098):

Fo fede io Paulo Pianetti capo mro di scarpello come Barmo Amanati fiorentino fece el
modello della fontana di papa Julio III de monti per pascua de resuretio del 1552 et piaque al
papa ditto modello et semesse mano a lavorare el magio venente del 1552 con soi modelli e de-
segni lavoramo tutti noi scarpellini et muratori et scultori che aconciavano anticaglie et chi la-
vorava di stucco et lui ancora lavorava di sua mano et al marmo et alle figure de peperinio et
non restando con ogni solecitudine di afaticarse per tutta la fabrica perfino alla morte di sua
santità et fare comperare statue tanto di festa quanto di lavorare et estare continovo ocupato
per ditta fabrica come architetto et schultore eletto da sua santità et io Pavolo Pianetti sopra-
scritto ne fo vera fede per essere del continovo stato a fare lavorare in ditta fabrica et afermo ogi
questo di 12 di novembre del 1560 per questa mia seconda per averne già fatta un altra quali
me dice averla perduta per piena venuta in Firenze dove aveva ditta fede de mia mano.

Paulo Pianetti manu propria

Io iac° de castello muratore afermo quanto retro scritto si contiene per essere stato in ditto
tempo a lavorare continuamente in la fabrica de ditta vignia e in fede fo sottoscritto de mia pro-
pria mano adi come reto scritto. Jo Jac° mano propria.

Jo bernardino manfredi che ero soprastante della sopra dieta fabricha afermo quanto di sopra
si contiene fatta di mia propria mano cioè questa fede

L'Arte. xxvi, 9.
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