L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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MARIO SALMI

bra), e poiché nessuna notizia contemporanea
ci viene in aiuto, ricorriamo al Vasari. Questi scrive
nella Vita di Crislofano Gherardi detto il Doceno
che Alessandro Vitelli, dopo l'assedio di Firenze,
aveva divisato di mandare quel Maestro insieme
con Battista della Bilia « pittore e soldato di Città

Fig. 3. — Giovanni Battista (?): Stendardo.
Città di Castello. Pinacoteca Comunale.
(Fòt. Alinari).

di Castello», e con un altro Battistajanch'esso ca-
stellano, « a lavorare di sgraffito e di pitture un
giardino e loggia che a Città di Castello aveva co-
minciato ». Ma aggiunge poi il biografo che, morto
il della Bilia <• sostituito dal Vitelli col suo omo-
nimo, quel proposito non ebbe, allora, più attua-
zione.1

Se dunque intorno al 1530 esistevano due pittori
castellani dello stesso nome, possiamo logicamente
supporre che uno di essi avesse eseguito, trentotto
anni prima, la pala di S. Gerolamo; tanto più che
certi manierismi, e qualche particolare puerile,
fanno ritenere quest'opera come fatica inesperta
di un giovane.

Più interessante è cercar di definire le qualità
del mediocre artefice. Egli esagera ogni caratteri-
Stica del Signorelli, allungando le proporzioni delle
figure, che appaiono talora come irrigidite, ren-
dendo eccessivamente abbronzate le carni, che-

1 Vasari, ediz. Milanesi, VI, pag. 215.

hanno modellato secco nei volti ossuti e nelle
mani scheletriche, facendo i capelli a serpentelli
uncinati od a masse compatte, pazientemente lu-
meggiate.

Ora, è probabile — se non certo — che un ar-
tefice cosi signorelliano abbia aiutato il Maestro
in alcune opere che non ci sembrano in tutto degne
della mano di lui. Ma, invece di addentrarci in una
indagine che mi propongo di svolgere altra volta
nell'occuparmi della scuola del Signorelli, credo di
poter ravvicinare a Giovanni Battista lo stendardo
già in S. Giovanni Decollato ed ora nella Pinacoteca
comunale di Città di Castello, con il Battesimo di
( 'ris/n da una faccia (fig. 3) e dall'altra, il Santo be-
nedicente sullo sfondo di un sommario paese avvi-
vato da tre episodi della sua leggenda: quando il
Battista giovanetto si avvia verso il deserto,
(piando è catturato e quando, infine, la sua testa
viene portata ad Erode (fig. 4).

Lo stendardo — un po' danneggiato da in-
caute ridipinture —è attribuito al Signorelli, ma

Fig. 4, - Giovanni Battista (?): Stendardo.
Città di Castello. Pinacoteca Comunale.
[Fot. Alinari).

lo stile di Luca vi è espresso con debolezza tale che
i critici più recenti — dal Berenson al Venturi ■—
hanno giustamente rifiutato di annoverarlo fra le
cose del Maestro e qualcuno già ebbe ad affacciare,
per l'esecuzione di esso, il nome di Francesco
Signorelli.
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