L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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VITTORIO MOSCHINI

i suoi colori opachi e stonati, con la sua povertà immaginativa, quando imitò il Cor-
tona ne falsò lo spirito più vero. Questo può dirsi della cupola di S. Frediano e dei
soffitti di palazzo Corsini. Ora, se un artista avesse accademizzato l'arte del Cortona,
avrebbe dato segno di sentirlo come un bolognese della più bell'acqua. Questo, del resto,
si verificò pure in Roma, col Maratta di certe opere; e col Maratta ebbe qualche ana-
logia il Gabbiani, come del resto, sia pure in altro senso, è stato già notato.1

Gioverà a tal proposito considerare quella gran tela del Luti, una volta agli
Uffizi, ed ora all'Accademia, che rappresenta Mose salvato dalle acque, tela che fu
certo dipinta dal maestro nel suo periodo toscano. Nè per altro qui ricordo tale opera
scolastica e di ben scarso valore se non per mostrare appunto il cortonismo lisciato
e reso lezioso di talune figure, e soprattutto dell'ancella a destra, cortonismo evidente-
mente giunto al Luti per il tramite e la cattiva versione del Gabbiani, del quale si av-
verte pure l'influsso dannoso nel colorito, nel fare pesante e vuoto. In questa stessa
opera sentiamo molto, diciamo così, di bolognese, sia nell'aria d'insieme che nel pae-
saggio (sfondo da teatrino) e nelle figure, tra le quali v'è quello stucchevolissimo Fiume,
signore onesto e dabbene, chi sa perchè scomodato. Questo quadro è l'unico che io
conosca rimasto in Firenze dei vari dipinti dal Luti in quel suo primo tempo, ed ai
quali accennano i biografi. 2 Forse verso il termine del suo periodo toscano il nostro
artista dipinse quella pala della Madonna e le anime del Purgatorio, che ancora si
conserva, benché annerita e guasta, nella Pieve vecchia di Pontedera. Vediamo nel-
l'alto la carraccesca leziosa Vergine con in braccio il Bambino e verso lei si volgono al-
cuni ignudi, posti in primo piano nel basso, che vogliono rappresentare le anime del
Purgatorio. Queste figure della parte inferiore sono vere e proprie accademie di nudo:
le pose di sbieco, gli effetti di luce, il modellato, sono studiati a freddo, come da chi
voglia far mostra di bravura. Un angelo, librato nella luce che di fianco l'investe,
è posto a collegare la parte superiore e l'inferiore, ma la composizione dell'insieme
è piuttosto squilibrata e slegata. In complesso un'opera di assai scarso valore.

Ma se anche in questo primo periodo il Luti non diede buona prova di sè, bi-
sogna pur ricordare che quegli anni furono per lui importanti, ed in essi il nostro ar-
tista acquistò quella particolare impronta toscana che a lui rimase sempre caratte-
ristica, anche se poi sviluppò in diversa misura la sua bravura pittorica. Impronta
toscana, specie manifesta nella sua psicologia di artista non di piglio fervoroso, ma de-
licato e accurato, artista dotto e studioso all'eccesso, poiché certa dottrina e certi
stati d'animo di erudito non sono che impacci e legami dannosi all'immediatezza
del fantasticare e del pennellare. Questi suoi atteggiamenti voglio anzi ora notare
una volta per sempre. Non solo il Luti fu poi raccoglitore di manoscritti,3 di stam-
pe, di disegni, come tutti i biografi ricordano (e ciò molto lo distolse dal dipin-
gere), ma fu anche valente conoscitore di quadri, e « avea grandissima cognizione
dell'altrui maniere, ed a nessuno meglio che a lui mostrar si potevano per averne
certezza ».4 Artista dunque erudito, e come tale critico; ed era appunto quel suo ecces-
sivo senso critico che produceva a volte incontentabilità, e « ....mutava e rimutava
spesse fiate, e pensieri, e figure, e disposizioni ed atteggiamenti, avendoglieli io veduti

1 Marangoni, art. cit.

2 II Gaburri, nel suo Dizionario dei pittori (ms.
della Biblioteca Nazionale di Firenze), ci dice che
il Futi stando ancora alla scuola del Gabbiani, di-
pingeva quadri, e cita come esempio « ...un gran
quadro istoriato, con moltissime figure, di sua in-
venzione il quale conservano Cosimo ed Ignazio
Hugford fratelli » che non saprei identificare.

Pure nel suo periodo fiorentino il Luti dipinse il
Trionfo della Repubblica di Pisa (v. « Catalogo delle
opere » alla fine del presente saggio).

3 Era di proprietà del Luti il ms. delle Vite del
Passeri poi pubblicato (v. Ceci, Bibliografia delle
arti figurative nell'Italia meridionale, p. 35).

* Pascoli, op. cit.
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