L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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ADOLFO VENTURI

bionde paglie della boraccia. A contrasto con questa morbida forma, tesa dal sopore ad
una indietreggiante linea trasversa, s'incurva nella luce la fiera immagine dell'angelo,
gamma di pallidi ori, dalla veste soffice all'ala spiegata, al volto severo nell'ombra notturna
delle chiome: la figura di Pietro domina, alta ed eretta, termine divisorio fra il regno
della trasparente penombra, che custodisce nella sua molle coltre i dormienti, e il regno
della luce, in cui sfolgora l'angelo: il suo stesso gesto sembra segnare una pausa fra i
due campi, fra i tempi del ritmo luminoso.

Uno studio per l'Arresto di Cristo, nel Museo Teyler di Haarlem, ascritto a Miche-
langelo da Caravaggio, ci si rivela opera di Mattia Preti (fig. 5). Non abbiamo mai avuto
sott'occhio altro disegno del Maestro, ma la disposizione complessa angolare delle forme
rispetto alla luce, le abbacinate masse balenanti dal fondo, la fissità dei gesti violenti, il
bistro morbido dell'ombra, in contrasto con lo sfavillio dei baleni, la costruzione delle
pieghe nel manto di Giuda, larghe corporee sintetiche, in contrasto con la caduta morbida
di un altro drappo increspato, ruscello di luce; il velo d'ombra di una forma nascosta e
1 grondanti riverberi di gemme liquide, dalle piume dell'elmo sul volto di un armigero
presso il Cristo, ci avvertono che l'impressionistico disegno è opera di Mattia.

Inutile sarebbe indicare, a conferma dell'attribuzione, affinità di tipi con opere ben
note del Maestro, riscontri fra i massicci lineamenti di un soldato e il profilo del padre nel
Figliol prodigo del palazzo reale a Napoli, fra il viso affilato, gli occhi oblunghi mascherati
d'ombra, le arcuate labbra strette, le molli chiome lucenti del Cristo e tipi di donne e
giovinetti sparsi nei quadri di Mattia: la mano del ferito, col palmo spiegato nell'ombra
e raggi di sole sfuggenti fra le dita, appare nel Figliuol prodigo di palazzo reale a Napoli,
e in innumerevoli opere del Maestro; il volto riverso sotto lo schiaffo della luce, e il collo
deformato dallo sforzo, e il risalto luminoso delle labbra e della palpebra, son familiari a
quanti hanno ammirato, nelle tenebre livide del Banchetto d'Assalonne, la riversa testa di
Ammone. Le dense strie scagliate, con veloce ardimento, da un mago pittore, sui gambali
del guerriero ultimo a destra, le macchie d'ombra lacerate dal riflesso improvviso d'un
lampo, sulla tersa specchiera di una corazza d'acciaio, il sole che gioca a scacchi sul
volto balenante di Cristo, la potenza della luce, che attrae e forma i corpi, evocandoli dalla
bruma livida del fondo, il pathos nascente da quegl'incroci di figure, di lampi e di spade
nel lividore denso dell'atmosfera, pongono il raro disegno fra le più abbaglianti creazioni
del Prete Calabrese.

Adolfo Venturi.
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