L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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ADOLFO VENTURI

la lotta, nei due gruppi dell'uomo che insegue il compagno prossimo a cadere, e dell'altro
che s'accanisce contro un caduto steso a terra,irrigidito nello strappo dell'agonia.

Vicino ai grandi ricercatori di movimento e di forza, allo stesso Luca, che aveva di
Francesco di Giorgio altissima stima, si pone l'artista col nudo veemente dell'assalitore,
dai gesti repentini, dai muscoli e dai tendini gonfi, tesi come corde prossime allo schianto.
Di speciale interesse è il fondo architettonico, con edifici di pianta svariata, rotonda,
poligonale, quadra, con trafori pittorici di balaustre e di merli, con zampillante slancio
d'arcate.

* * *

Uno sfondo architettonico lineato con fantasmagorica sottigliezza, composto di
di vitree filigrane, si vede in un terzo bassorilievo, uno dei capilavori della scul-
tura italiana del Quattrocento, non ancora ascritto a Francesco di Giorgio, e come
gli altri incluso in un gruppo che portò i nomi di Verrocchio, Bertoldo, Leonardo: il ('risto
flagellato (fig. n), puma nel Museo archeologico dell'Università, ora nella pinacoteca
perugina.1 Per gradi, in prospettiva, s'affonda la scena nello spazio; sull'alto zoccolo
della base, siedono due atletici nudi e una donna pietosa, similissima alla Vergine nella
Crocefissione del Carmine a Venezia; un'altra, poggiata al piano dello scenario, e un
armigero seminudo, eretto, con lancia e scudo, s'impostano agli angoli del quadro;
due scalini conducono' al piano della Flagellazione, davanti un'aperta edicola, al palco-
scenico in cui l'impeto brutale degli aguzzini s'avventa al Cristo attorto da spasimo,
e Pilato dal trono abbandona col gesto la vittima alla folla; in fondo, alta sulla scena,
si ricama una visione eterea di città, con templi e case e circhi, rilevati da tratti così
tenui e rigidi come arabeschi sui veli di gelo delle vetrate. Il rilievo, nella sua
diversità di grado, assume spiccati accenti: sboccia con energia violenta a modellare il
magnifico torso degli uomini seduti in primo piano, o il nudo lucente del Cristo proteso,
nello sforzo di strappare i vincoli, con atletica possanza; e come Michelangelo, nella
cappella medicea, forbisce e lucida le forti membra della Notte e dell'Aurora, lasciando
incompleto, tormentato, sconvolto, quasi terreno vulcanico, l'iracondo viso del Giorno,
Francesco di Giorgio mantiene irregolari tumultuosi e scabri il dorso ricurvo, il volto
abbrutito dell'uomo in primo piano, anticipando effetti d'arte impressionistica.

Luca Signorelli, designatore ai concittadini del Maestro senese per architetto della
chiesa del Calcinaio, dovette certo ammirare, come degno della propria energia, l'im-
peto dell'aguzzino, che s'allontana urlando dal Cristo per aumentar la veemenza del
colpo. Intorno alle altre figure, alle due donne in primo piano, e più ai personaggi che
si stringono presso il Cristo, e digradano verso i palazzi di quella magica città lunare,
le vesti di velo scorrenti in vene tremule, gli spigoli acuti dei lineamenti, ci richia-
mano i cristalli traslucidi che forman le rocce e i volti delle figure dipinte da Francesco
di Giorgio, la pioggia di fili vitrei dal velo sul capo di Maria adorante il fanciullo,
l'armatura cristallina dell'arcangelo Michele nella Pietà della pala di San Domenico a
Siena, mentre il lavorio minuto del bronzo, le superfici corrose, scabre, i fitti imper-
cettibili cunei, accendono un fantastico brulichio di faville, danno alle forme sensibilità
di cristalli minutamente sfaccettati alla luce, di brine sotto chiaror di luna. E gli edifici
del fondo sorgon d'incanto, da un'atmosfera di luce, a spiegare, nei rasi delle alte tra-
beazioni, nel fiore elegante dei capitelli, nell'affilato contorno dei timpani, nello slancio
attillato delle proporzioni, la grandezza dell'architetto d'Urbino, di Gubbio e di Cortona.

1 Questo rilievo, già nel Museo dell'Università di
Perugia (dove era ascritto a Vincenzo Danti) ora è
nella R. Pinacoteca della stessa città.

Per la prima volta si riconobbe che doveva venir

aggiunto alla serie dei bronzi della Deposizione, del
d'indizio dì l'aride, ecc., da A. Venturi, artic. già
cit. ne L'Arie, V, 1902, 43-44.
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