L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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ADOLFO VENTURI

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Lo splendore gemmeo delle superfici scalfite granulose, il tremolìo sidereo delle luci,
raggiunge anche maggiore intensità in un rilievo della collezione Dreyfuss a Parigi,
altra ignorata opera di Francesco di Giorgio: il Giudizio di l'aride (fig. 12). La forma,
risentita, aspra, tesa, dell'indietreggiante figura di Minerva, che d'un subito scarto si
scosta dalle altre dee, disegnando curve spezzate, angoli acuti, richiama, attenuata, l'ango-

Fig. 12. — Francesco di Giorgio: Giudizio di /'aride. Parigi, Collezione Dreyfuss.

Iosa elastica forma dell'angelo Gabriele, che, nel quadro dell'Accademia senese, di colpo
arresta, sulla soglia della casa di Maria, lo slancio di prora della pei sona sottile:
l'aguzzo profilo del volto con il mento sollevato trova riscontri nella Pallade eseguita
ad intarsio, su disegno del Maestro, in un battente di porta. Alla vivacità istantanea
dell'atteggiamento di Minerva contrastano l'agile riposo della figura di Giunone, e
l'inoltrar leggiero, lo scivolìo veloce del busto ignudo di Venere protesa a ricevere il
premio dalle mani di Paride. Sulle forme agili delle tre dee, su quelle ampie del giovane-
pastore, le vesti scabre, sparse di punte, tremule di crespe vene, sciolte in lunate cri-
niere, in guizzi di fiamme, gettali veli brillanti; sfavillano i diademi cuspidati sulle
fronti e le ciocche attorte con senese eleganza di cincinni e di grappoli; lo stesso mute-
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