L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI SCULTORE

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da Settignano, simbolo della briosa disinvolta grazia fiorentina, e il titolo di « princi-
pessa urbinate », nel Kaiser Friedrich's Museum di Berlino.

Esso ha due precedenti: un bassorilievo in pietra nel Palazzo ducale di Urbino e un
busto nella raccolta di Lord Wemyss, a Londra. Il primo è un medaglione cavo (fig. 21)
che, nel guscio marmoreo della sua valva di conchiglia, come in astuccio prezioso, chiude
un delicato profilo muliebre, non compiuto dall'artista, grezzo ancora alla superficie,
probabile studio interrotto per il ritratto di Eleonora duchessa d'Urbino. Lo slancio del
collo, col tendine teso, il metallico sbalzo del rilievo, staccato dal fondo per una catena
di curve, il respiro delle nari dilatate, dell'arcuata bocca schiusa, il lampo dell'occhio par-
lante, sono indizi certi dell'opera di Francesco di Giorgio. E a chi metta a riscontro l'im-
magine con quelle di Guidobaldo e di Federico, già citate, non può sfuggire l'affinità di
sagoma acuminata tra il curvo rilievo della fronte e della manica nel busto muliebre e
quelli del cranio e degli spallacci nei busti dei duchi d'Urbino: una stessa mano ha
segnati i ferrigni contorni, ne ha forbita la lama sottile. E sulla fine testa fiorisce una
di quelle effervescenti 'capigliature, in cui Francesco di Giorgio sembra raccogliere
l'onda di vita che scorre nelle sue immagini nervose: stretta in un'armatura di grosse
perle, la chioma, tesa sopra la fronte come serico velo e raccolta a comporre, sopra
le tempie, di quattro grosse trecce un'ala appuntita, gorgoglia improvvisa, dividendosi
in rivoli serpentini, nel ciuffo semidisciolto: sprigionata dai ceppi che la stringevano,
essa esprime, con le divincolate ciocche, fiammelle che guizzano in basso, mentre si
appuntavano sul capo dell'arcangelo Gabriele, nella Galleria dell'Accademia a Siena, la
vitalità erompente da ogni forma di Francesco di Giorgio.

Lo studio per l'immagine ritratta dall'artista in questo fine incompiuto cammeo
marmoreo è ripreso nel busto Wemyss (fig. 22), mirabile per la improvvisatrice fre-
schezza, la fluidità del modellato. La stoffa serica della veste, largamente aperta, scorre
in rivoli serpentini dalle spalle al petto, che sboccia libero per l'ampia apertura, accen-
tuando col suo ondato rilievo lo slancio rigido e altiero del collo, su cui la testa si volge
e s'inclina come in ascolto. Le labbra, appena schiuse, han l'arcuato contorno del pro-
filo d'Urbino; le palpebre dense e morbide calano con dolcezza di velluti sull'occhio
pensoso; il soffice piano del volto ondeggia con grazia squisita di scavi e di rilievi: lo
sguardo velato, la carezza delle insinuate superfici, la scintillante vita del panneggio,
disciolto e libero, gettato rapidamente sul busto, delle chiome gorgoglianti fuor dagli
argini di un molle velo serico, temperano la signorile alterezza dell'atteggiamento, im-
pronta comune, come l'onda breve spumosa della capigliatura e le socchiuse palpebre,
al busto Wemyss e al busto di Berlino, fin qui noto quale opera di Desiderio da Setti-
gnano, ove i lineamenti del volto, rotondi nel busto Wemyss, appaiono raffinati, idealiz-
zati dall'artista.

Un confronto tra il busto della ignota principessa, nel Museo Federigo (fig. 23), e l'altro,
nello stesso Museo, di Mai ietta Strozzi (fig. 24), basta a mettere in rilievo il tempera-
mento diverso dei due artisti, che li hanno creati, pur simili nel sentimento della vita-
lità della forma, della fibra nervosa. Le due immagini indietreggiano obliquamente,
spostandosi dall'asse del piedistallo, come per meglio fissar di lontano l'oggetto della
propria attenzione; dal vivacissimo scarto, lo stelo vibrante del collo di Marietta Strozzi,
la testa, attraente di monellesco brio nella sua acconciatura breve e rapida, acquistano
una istantanea vivacità d'espressione; gli occhi grandi sbocciano turgidi dalle palpebre
increspate, fissando l'oggetto invisibile con lieto sguardo di sfida e di sorriso: e labbra
e occhi insieme, sottili e sensitive le prime, aperti e vividi i secondi, e tutto l'arguto
profilo, sembran trattenere a fatica il trillo di una fresca risata giovanile. La testa della
principessa urbinate indietreggia, con espressione di elegante altei ezza e aristocratica di-
gnità; le labbra, disegnate con grazia squisita di archeggiatine, posano, con infinita deli-
catezza, con insensibile tocco, l'una sull'altra; l'occhio, di taglio senesamente oblungo,
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