L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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UN DOCUMENTO DEL VIAGGIO A ROMA
DI ANTONIO ALLEGRI, DETTO IL CORREGGIO

Dal Vasari in poi quasi tutti gli scrittori d'arte supposero che il Correggio non avesse
veduto Roma, meta di ogni artista nel Rinascimento. Benché il Vasari sul pittore emi-
liano fosse digiuno di cognizioni, che non s'arricchirmi gran fatto per le notizie aggiun-
tevi da Girolamo da Carpi, le sue parole furono ben presto confermate da quanti si glo-

Fig. i. — Michelangelo: Putti cariatide
nella cappella Sistina.

davano che l'Allegri non fosse uscito dai confini emiliani. Parve ai molti più libero, più
grande, più originale il Genio, per non essersi accostato nè ai monumentali maestri del-
l'Urbe, ne agli altri, splendor di Venezia. Antonio Raffaello Mengs, due secoli dopo il
Vasari, intravvide che il Correggio fu in Roma, ma non citò alcun fatto, alcun documento
che potesse avvalorarne l'ipotesi. Noi ci studiammo, nella monografia in corso di stampa,
di notare gli evidenti rapporti tra le forme del maestro emiliano e quelle di Raffaello e Mi-
chelangelo, nel periodo culminante intorno il 1520, ma qui vogliamo mettere in evidenza
speciale un documento che ci sembrò di grande importanza per la soluzione del problema.

Sopra i capitelli dei pilastri, che reggono la cupola in San Giovanni di Parma, entro
lo spazio corrispondente, ripiegato, della trabeazione, il Correggio, che nell'Incoronata
si mostra rapito dall'arte di Raffaello, e ripete, con le sue molli soavi cadenze, i suoi mor-
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