L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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LIONELLO VENTURI

posto lo Schlosser, il quale riprende l'idea del Rumohr e sostiene la superiorità del Ghi-
berti su Donatello, come artista, come tecnico del bronzo, come scrittore e teorico, come
collezionista di antiche, anzi elleniche, sculture, insomma per l'universalità del suo spi-
rito e delle sue aspirazioni. E l'imprudenza della conclusione tocca alla signorina Schottmuller:
Ghiberti è l'uomo universale come Leonardo!

Così che il Cicerone del Burckhardt, nella sua decima edizione, è costretto a far da
padre nobile e a constatare che il Ghiberti è stato un tempo sopravalutato, ma che ora è
sottovalutato.

Nemmeno sul valore del Ghiberti architetto c'è accordo. La tradizione gli era in pro-
posito sfavorevole; ma il Nardini ha voluto rivendicargli la fama, e il Fabriczy ha affermata
la superiorità delle composizioni architettoniche del Ghiberti su quelle di Donatello.

Persino i giudizii sui caratteri artistici del Ghiberti sono contradittorii. Il Muntz
afferma che il punto di partenza dell'arte di lui è l'antichità, ma che tale antichità gli resta
poi assolutamente esteriore. Invece per lo Schlosser il Ghiberti si ricollega ai Trecentisti in
una maniera soltanto apparente, ma in realtà la sua arte ha un'estetica essenzialmente
classica.

Potrei continuare. Ma ce n'è abbastanza per constatare che i giudizii sul Ghiberti sono
orientati in tutti i sensi, vale a dire sono perfettamente disorientati, e finiscono per acco-
gliere nella medesima lode o biasimo tutti i caratteri, anche quelli che a vicenda si elidono.

La certezza dei fatti non ha dunque provocato l'accordo dei giudizii. Si potrebbe anzi
supporre che la certezza dei fatti abbia facilitato la pigrizia del pensiero, se è vero che in
tempi recenti le scintille di pensiero sono state quasi sempre occasionate dalla ricerca
affannosa delle notizie.

Infatti i giudizii del D'Agincourt, del Cicognara, come d'altronde anche quello po-
steriore del Toschi, sono ragionati; quelli più recenti, no. Lo Schlosser, è vero, ha docu-
mentato il suo giudizio con particolare ampiezza, ma ha usato dei molti documenti raccolti
più per esaltare il suo eroe che per giungere a un giudizio critico obiettivo.

Occorre scegliere, occorre dialettizzare; per capire, occorre limitare.

* * *

Una delle ragioni principali per cui il Ghiberti fu considerato, non solo come studioso
dell'antico, ma anche come artista che trasfuse l'antico « in alimento e in seconda natura »,
si deve ricercare nei suoi « Commentarli », dove traduce e riassume da Vitruvio, da Plinio e
da altri antichi scrittori. Ma per sapere se il pensiero del Ghiberti sia stato o no aderente
alle idee classiche, non basta constatare che egli abbia letti i classici, occorre conoscere
come li abbia veduti ed intesi.

Ora, qual'è lo scopo propostosi dal Ghiberti nei Commentarii? Ce lo dice egli stesso:
« attendiamo a quelle chose le quali gli antichi ci ànno lasciate scritte, et noi anchora assot-
tigliandoci a nuove inventioni non sarà sanca frutto et facilmente dagli altri transfe-
riamo ». Raccogliere le antiche norme e giungere a nuove invenzioni: è il medesimo pro-
gramma che accoglie l'Alberti pel suo trattato d'architettura.

Ma come lo attua il Ghiberti? Comincia con la definizione dello scultore e del pit-
tore, modellata sulla definizione dell'architetto data da Vitruvio, con qualche modifica-
zione od aggiunta perchè sia aggiornata. E poi riconosce che scultura e pittura non si
compiono solo in atto (per materia) ma anche in teoria (per ragionamento). Anzi al «ra-
gionamento » egli dà particolare importanza. I Greci « furono inventori dell'arte della
pictura et della scultura, mostrorono la teorica del disegno, sanca essa teorica non si può
essere buono statuario nè buono pittore, tanto è buono lo scultore o veramente el pittore
quanto è perito in detta teorica cioè in detto disegno el quale non s'acquista sanca grande
studio nè sanca grande disciplina ».
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