Bartoli, Alfonso
I monumenti antichi di Roma nei disegni degli Uffizi di Firenze (Band 6): Descrizione dei disegni — Roma, 1923

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(Raffaello)

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(Antonio da Sangallo il Vecchio)

qualche collezione. Si conoscono finora soltanto due disegni di aichitet-
tura dall’antico, i quali sono certamente di mano di Raffaello : uno, pu-
ramente architettonico — ricordo misurato di trabeazione — conservato
a Londra nell’Istituto reale degli architetti, fra i disegni della raccolta
Burlington-Devonshire, fu riconosciuto dal Lanciani, che lo ha riprodotto
nella monografia ora citata; l’altro è il foglio — prospettive e particolari
del Pantheon — conservato agli Uffizi, reso già noto dal Geymuller e
che qui appresso si descrive e di nuovo si riproduce.

Raffaello si giovò grandemente degli studi antiquari per le sue
opere ; su questo argomento, che è stato sotto diversi aspetti più volte
trattato, mi limito a indicare tre lavori recenti, nei quali è riunita la
copiosa bibliografia precedente; lo studio del Loewy « Di alcune com-
posizioni di Raffaelo inspirate a monumenti antichi » e le monografie
dell’Amelung e del Weege sulla decorazione delle Logge vaticane, nel
vol. IV dell’Hoffmann, Rafael als Architekt.

II divino artista non disdegnò di trarre anche un profitto pratico
dalla erudizione antiquaria: diede impulso al commercio delle stampe
anzi formò una vera casa editrice, fiorentissima, di stampe specialmente
archeologiche, che egli stesso delineava. o faceva delineare dai suoi sco-
lari e soci dell’azienda (cfr. Ozzola, Gli editori di stampe a Roma nei
sec. xvr e xvii).

Arch. 164 recto. Tav. LXIV, fig. 99.

“ fiantheon „ Veduta prospettica della metà destra
(occidentale) dell’interno del Pantheon ; rappresentazione
errata perchè invece di tre nicchioni e quattro taber-
nacoli vi hgurano due nicchioni e tre tabernacoli.

Arch. 164 verso. Tav. LXV, fig. 100.

Pronao del Pantheon:

1) “ della ritonda „ - veduta prospettica della porta
e del pronao;

2) ricordo dell’ornato dei fregi negli interpilastri
del pronao;

4) 5) e 6) ricordi di cornici;

7) e 8) “ cholone a chanali de la ritonda „ - ri-
cordi in pianta delle scanalature dei pilastri del pronao.

Tecnica: pelma.

/

Alt. 405 - Largh. 289.

Carta bianca.

Le due vedute non sono originali : prima che da Raffaello, si tro-
vano delineate nel Cod. Escurialense, quella del recto al f. 30, quella
del verso al f. 29. Sia i disegni del Cod. Esc.urialense, sia questi di
Raffaello, derivano da un comune prototipo. Si conoscono altre repliche
delle due vedute: due disegni degli Uffizi (arch. 1948 e 1949) deli-
neati da Jacopo Sansovino e derivanti da questi di Raffaello, un di-
segno nel Museo Soane di Londra (Cod. Margaret Chinnery f. 6).

Ritengo originali, cioè presi direttamente dal vero, i particolari
architettonici, nn. 2-8, aggiunti alla veduta del verso.

Bibliografia. - Ferri, 187. Geymùller in Gazette des Beaux Arts, janv.
1870. Lanciani, Pantheon, 5 (dove per errore è indicato col n. 1124). Geymuller,
Documents inédits sur le Pantheon etc., 44. Lanciani, Pianta di Roma ant. di
Raffaello, 14 Ashby, Draw. Andr. Coner, 38 n. 65. Egger, Cod. Escur., 37,
92, 93 e 94. Hùlsen, Escurialensis u. Sangallo, 221.

Recto : riprodotto in Geymùller, Entw. f. St. Peter, tav. 44.

Verso : riprodotto in Geymùller, Raffaello architetto, tav. II.

ANTONIO DA SANGALLO

IL VECCHIO

Fratello di Giuliano. Nato a Firenze nel 1455 (?); morto ivi il 2 7
dicembre 1534.

Dimorò a Roma dal 1492 al 1496 (Milanesi in Vasari IV, 297).
Vi ritornò dopo il 1498 e ne ripartì nel 1503; vi si trovava di nuovo
nel 1.524 (Ravioli, Notizie sui lavori d’architettura militare dei nove da
Sangallo, 10 e 12).

Codice Strozzi.

I disegni : arch. 1584-1605 formavano un codice già di proprietà
degli Strozzi, dai quali nel sec. xvm passò alla raccolta di disegni
degli Uffizi; e fu allora disfatto e ridotto a una serie di fogli e di mezzi
fogli, che il Canina forse (Edif. ant., I, 4) vide inseriti nel volume mi-
scellaneo 209. Lo Jordan (Forma Urbis, 27 e 39) nel 1872 li vide
riuniti in una cartella sulla quale era scritto « Disegni di Francesco o
meglio di Giuliano da Sangallo n. 21 ». Oggi invece la serie è di 22
disegni: dunque dopo il 1872 un foglio è stato tagliato in due.

I fogli interi sono 6 (dis. 1598-1603); i mezzi fogli sono 16 (dis.
1584-1597 e 1604-1605); gli uni e gli altri complessivamente formano
56 pagine ; delle quali 17 sono vuote e 39 sono disegnate.

Sia i fogli sia i mezzi fogli sono oggi tutti smarginati : il formato
del codice dunque deve essere stato più grande delle dimensioni attuali
delle singole pagine, le quali misurano millimetri 214 in altezza e 145
in larghezza.

La carta è bianca e tutta della stessa qualità: ha per filigrana un
carro a due ruote (Briquet 3541), la quale filigrana apparisce nei dis.
1585, 1596, 1600, 1602 e 1605.

La numerazione attuale è assolutamente arbitraria e non porge
alcun elemento per ricostituire il codice : bisogna giovarsi del contenuto.

Si tratta di un taccuino di disegni architettonici schizzati a penna
e a mano libera. I disegni si riferiscono a monumenti antichi di Roma;
le eccezioni sono pochissime (alcuni capitelli del Rinascimento di edi-
fici romani, del Battistero e di SS. Apostoli a Firenze ; il prospetto e
i particolari clella cappella Piccolomini nel duomo di Siena) e però il
taccuino nel suo complesso si deve considerare come una raccolta omo-
genea di ricordi dall’antico formata a Roma.

Che tali ricordi siano stati rilevati direttamente dai monumenti è
evidente dal tipo stesso dei disegni, ricchi di misure e di indicazioni;
inoltre è confermato dalle note che si leggono sul dis. 1602 (tavola
LXXIV) nelle quali si avverte che le misure del Teatro di Marcello
« sono leuate di mano di bernardo della golpaia » e di « simo[n]e del
polaiuolo » e che il profilo di una cornice è stato rilevato dallo stesso
« simone ». Se dunque l’autore del taccuino avesse ricavato anche altri
disegni da altre fonti e non dall’esame diretto dei monumenti, lo avrebbe
notato per ricordarsi in ogni caso di quali rilievi e misurazioni egli
potesse esser sicuro, perchè eseguiti da lui stesso, e di quali dovesse
dubitare, perchè fornitigli da altri. Pertanto, ad eccezione del disegno
ora citato e dei disegni 1584 e 1602 (tav. LXXIII), che sono restituzioni,
tutti gli altri rilievi sono originali e dal vero, sono cioè rilievi di
campagna.

Perciò il taccuino doveva presentare un certo ordine topografico,
nel senso che i disegni riferentisi ad uno stesso monumento dovevano
trovarsi raggruppati insieme. Seguendo questo criterio e prendendo
come capisaldi i fogli ancora interi, ho ricostituito il taccuino, come
nel seguente diagramma, in quattro fascicoli.

Nel diagramma adopero le linee a tratteggio continuo per i fogli
interi, quelle punteggiate per i mezzi fogli.

Ai numeri attuali dei disegni pongo a riscontro i numeri progres-
sivi delle pagine, come se realmente i fogli e i mezzi fogli fossero
riuniti in fascicoli e questi si seguissero nel modo che propongo. La
indicazione sommaria dei soggetti serve a giustificare la ricostituzione
dei singoli fascicoli. II rinvio alle tavole è per facilkare le ricerche.
Dove manca l’indicazione del soggetto e il rinvio alla tùvola, vuol dire
che si tratta di una pagina vuota.
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