L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 3.1900

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BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

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mente lodato la nuova disposizione delle opere d'arte
nel Museo, l'A. accenna ad alcune delle cose princi-
pali come il Cristo di Andrea Solario e la Madonna
col Bambino di Giovanni Antonio Boltraffio, che gli
ricorda la cosiddetta Madonna del Donatore nel con-
vento di Sant' Onofrio a. Roma, e l'A. si maraviglia
che nella nuova edizione del Cicerone di Giacomo
Burkhardt l'affresco sia attribuito al Bramantino.

Il Frizzoni parla poi della Madonna col Bambino e
l'agnello e ne dà una buona riproduzione. Egli dice
che non sa decidersi se debba attribuirla a Cesare da
Sesto od a Giampietrino, come voleva il Morelli, però
sotto alla riproduzione pone il nome di Cesare da Sesto.

Bellissimi sono i tondi di Bartolomeo Montagna,
fissi su di un cassone.

L'A. dà poi anche la riproduzione della Madonna
di Andrea Mantegna e prega i lettori di osservare
specialmente la cornice che la inquadra e che non è
che una riproduzione di un originale del quattrocento.

Un piccolo dipinto di Cosmè Tura, colla rappre-
sentazione di un vescovo, s'accosta molto alla Ma-
donna di palazzo Colonna, pubblicata da Adolfo Ven-
turi nell'Archivio storico dell'Arte.

Da ultimo l'autore parla di un ritratto di monaco
pingue, che fa riscontro ad un San Michele della
Galleria Nazionale di Londra. Nei due dipinti c' è
qualcosa che s'accosta alla maniera severa di Pier
della Francesca, ma però l'A. non sa se debba attri-
buirli al maestro od al suo scolaro Fra Carnevale.

Repertorium fiìr Kunsluoissenscha/t, 1900, fa-
scicolo i°. Pag. 1.

Richard Forster: Ancora della Galatea di Raf-
faello. — La questione se la figura principale dell'af-
fresco di Raffaello alla Farnesina rappresenti Galatea
o Venere non data dall'altro giorno e valentissimi
storici dell'arte ne hanno discusso. Eugenio Muntz ed
Ermanno Grimm credono che la donna sulla conchiglia
rappresenti Venere e che sia Galatea invece que'l 1
ninfa a sinistra che sta fra le braccia di un tritone.

Il Grimm scrive che in fin dei conti sulla Galatea
c'è poco da discutere perchè è tanto rifatta che non
vi si scopre di autentico che il contorno. Ora ciò ha
poco da fare coli'interpretazione del soggetto.

Quanto all'obbiezione ch'egli muove dicendo che
il Polifemo per essere in un campo separato dall'af-
fresco non ha nulla a che fare colla donna della con-
chiglia, essa non ha valore se pensiamo come sia stato
comune in arte il mezzo di dividere le scene in campi
diversi. Raffaello trovò che il Peruzzi già aveva coi
suoi pilastri fatto lo spartito delle pareti e dovette ac-
conciarvisi e distribuirvi la sua composizione.

Così pure l'A. non crede sia vero che gli sguardi
di Polifemo e di Galatea non s'incontrino; la bella
donna fissa gli occhi in quelli del ciclope.

Il Grimm scrive poi che se Polifemo fosse stato posto
da Raffaello in corrispondenza con Galatea questi non
avrebbe poi messo fra i due il tritone che suona nella
conca marina, togliendo alla bella donna di poter sen-
tire il canto del suo amatore.

Ora anche Carlo Maratta dipingendo lo stesso sog-
getto, non si peritò di porre lo screanzato tritone al
posto di terzo incomodo.

Il Grimm crede che la donna nella conchiglia non
sia altri che Venere che viaggia sul mare, secondo la
favola d'Apuleio.

Il voler trovare un nesso di soggetto fra le pitture
della loggia di Galatea e quella di Psiche non è giusto
perchè anche decorativamente le due loggie appari-
scono assolutamente diverse e separate.

È strano poi che il Grimm, il quale dice che la
Venere nella conchiglia deriva da Apuleio, voglia poi
trovare la spiegazione di Galatea fra le braccia di
Polifemo camuffato da tritone, in una poesia del
Pontano.

L'A. combatte pure l'opinione del Wickhoff che
crede che per questa pittura Raffaello si sia ispirato
al Ciclope di Filostrato ; egli ritiene che Raffaello non
possa avere conosciuto quest'opera.

Il Fòrster crede, e secondo me giustamente, che
l'ispirazione per la sua Galatea 1' Urbinate sia andata
a cercarla più vicino e cioè in quella Giostra del Po-
liziano da cui tanti artefici trassero argomenti, e pro-
prio in quei versi dove il poeta descrive il canto di
Polifemo :

La bella ninfa con le suore fide
Di si rozo cantar vezosa ride.

— Pag. 12.

Karl Woermann : Notizie e documenti piacentini
sulla Madonna Sistina di Raffaello. — Il Vasari scrive
d'avere visto questo dipinto di Raffaello nella chiesa
di San Sisto a Piacenza. Le lettere del pittore Carlo
Cesare Giovannini, che fu consigliere dell'abate bo-
lognese Giambattista Bianconi nell'affare della ven-
dita del quadro, confermano la sua provenienza da
Piacenza, ma queste notizie hanno il difetto d'essere
tutte di una persona. L'A. enumera alcune fonti lo-
cali piacentine che possono mirabilmente servire a co-
noscere la storia del quadro, come l'operetta scritta
da Don Felice lasero nel 1593 sul convento di San Si-
sto di Piacenza e la cronaca inedita di Pier Maria
Colombo (dal 1745 al 1754).

L'A. pubblica ora qui per la prima volta alcuni
documenti originali di capitale importanza per questo
argomento.

Il primo è una lettera del 1753, in cui l'abate ed i
monaci di San Sisto di Piacenza chiedono a Papa Be-
nedetto XIV il permesso di poter vendere un quadro
di Raffaello di Urbino, esistente nella chiesa di San Si-
sto, per cui viene al medesimo Monastero offerto l'ec-

L'Arte. Ili, 37.
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