L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARY P ITT ALLIGA

al II libro — e, ne l'ansia de la nuova trattazione, dimentica la «buona gente », di cui
tanto s'era preoccupato.

Sii le opere pubbliche di Giorgione, poche e malsicure, lo scrittore appena si sof-
ferma: ama estendersi, invece, in considerazioni generali, che fissino lo spirito nuovo di
quel pennello sorprendente.

E giova senz'altro riportare.

Giorgione da Castelfranco « diede il vero carattere a l'arte; e, lasciando spaziare
il genio a sua voglia, si partì da la diritta via della ragione, maestra de la sola scienza;
e aggiunse alle sode cognizioni gli arbitrii della fantasia e del Capriccio, per allettare e
piacere. Conosciuti appena gli ottimi principi, cominciò a sentir la grandezza del proprio
genio, ripieno di fuoco, per cui uscì, volando, dall'antica timidità, e infuse quella vivezza
che mancava ancor nelle dipinte figure; molto bene peraltro organizzate dai maestri
suoi».1 Come potè, il discepolo di Giovanni Bellini conseguir tanta novità? Ad una
riforma di tecnica lo Zanetti non allude, e, diversamente che il Boschini, nota l'effetto
de l'arte nuova, senza indagarne le cause determinanti. « Acquistò il colorito compiuto
sapore nelle mani di lui; che arrivò a contraffare la freschezza delle vive carni perfetta-
mente. Niiova rotondità e forza diede egli alle cose dipinte; e, mercè la vivacità del suo
spirito, operò con quella facilità, che non si era ancor ne la pittura veduta. Quindi fu
ch'ei cominciò a perdere alquanto e a rendere più dolci i contorni delle figure; cosicché
s'intendesse che si può andarci intorno; ed in tal modo essi contorni terminassero, che
facesser vedere in un certo modo, quel che dopo di sè nascondeasi ».2 Ma ciò che spe-
cialmente individua l'arte giorgionesca, e che il critico vuol porre in speciale evidenza,
fu ch'egli « abbagliò opportunamente le ombre, che taglienti compariscono nel naturale,
e, sopratutto, maneggiò con libertà le mosse degli oscuri, accrescendone talvolta la
forza molto ingegnosamente più che in natura; e talora rendendoli più teneri e lieti con
l'unirli e sfumarli; affinchè le parti nelle masse comprese restassero fra il vedi e il non
vedi, e ne venisse perciò certa grandezza di stile agli occhi d'ognuno, le cui cagioni, per
altro, erano intese da pochi ».3

Lo Zanetti allude palesamente alla critica academica, della quale confuta una vecchia
obbiezione: l'inconciliabilità, cioè, tra rilievo e colore, per cui la ricerca de l'uno era rite-
nuta necessaria condanna de l'altro: « La forza e la rotondità che sapea dare alle sue figure
Giorgione, non impediva, come in altri pittori, che il colorito suo avesse bellezza; ardito
veramente alquanto, sanguigno e quasi fiammeggiante nelle carni; ma con tanta grazia
maneggiata, e con tanta facilità, che non vi fu chi allora in questo degnamente potesse
seguirlo ».4 Il critico interrompe l'esaltazione del colore, per spiegare come questo po-
tesse con il rilievo così bene accordarsi, e precisa: « Il grande artifizio de' contrapposti
fu quello che unì fortunatamente il rilievo con la vaghezza del colore nelle opere di Gior-
gione. Egli ne fu il primo risvegliatore; ma non potè possederlo quanto doveasi ed era
riserbato a Tiziano di divenirne perfetto maestro ». s L'effetto tonale è dunque formal-
mente espresso, fino al giudizio esplicito de la diversa capacità dei maestri, che esso
ricercarono. L'osservazione de l'artifìcio de' contrapposti significa l'intelligenza del ca-
rattere relativo del colore, determinato dagli svariati accidenti, cui esso può sottostare.

« Nel suo pennello, che ricco era di colore e ben maneggiato, cominciò a vedersi
quella pittoresca spezzatura, per cui si manifesta il possesso dell'arte, e a cui, nelle
opere, molto spirito infondesi e molta vivezza ».6 Così che pur lo Zanetti mostra di
amare, come il Boschini, come ogni veneto, quella sicurezza di tocco, che ottenne i più
alti effetti con il Veronese.

1 Pitt. venez., 1. IT, pag. 119.

2 Pitt. venez., 1. II, pag. 119.

3 Pitt. venez., 1. II, pag. 120,

4 Pitt. venez., \. II, pag. 12T.

5 Pitt. venez., 1. II, pag. 121.

6 Pitt. venez., I, II, pag. 122.
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