L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARY PITTALUGA

facilmente. La chiara tavolozza, che crea la policromia più lussuosa di panni, d'archi-
tetture, « d'addobbi ed attrezzi », e consegue la maggior vivacità coloristica, senza
l'affannosa ricerca di contrasto fra lumi ed ombre, lo soddisfa — nota finamente l'origi-
nalità di quello stile, che « non ha relazione alcuna con le scuole de' tempi, ne'quali
visse e fiorì ».r Paolo « dipinse con bellissime tinte,- fresche, lucide e saporite, e intese
molto bene il colore delle ombre e dei riflessi;5 mantenendo in esse la vaghezza, ugual-
mente che nelle chiare ».2 E, con un passo « tecnico », che singolarmente ricorda il" Bo-
schini, soggiunge: « Nascea facilmente ciò dalla prontezza di operare, per cui restavano
esse tinte vergini e nette... Non v'é colpo, uè cpaadri poi, che non sia sicuro, che non
operi, che non conchiuda, che non dinoti il Maestro. Si possono annoverare le pennel-
late, e conoscer quali fossero le prime e le ultime... Abbozzava egli i suoi quadri, e
specialmente i panni con certe masse piane, e quasi d'una sola bassa mezzatinta, che
serviagli come di foglio, scrivendovi poi sopra le pieghe, con lumi ed ombre, maneggiate
eia quel suo fino e fianco pennello... » 5 la passione sincera, esclusiva, del colore ispira
l'analisi sottile, ne la quale il procedimento tecnico sembra estremamente semplificato:
esso è ridotto a una « calligrafia » di cui il colore è lo stile, regolato secondo la più
armoniosa sapienza dei valori tonali.

Ne l'esame de le singole opere, fra le concessioni frequenti a tendenze letterarie,
che il carattere de le grandi decorazioni doveva facilitare, i liberi intuiti di colore met-
tono ancor lo Zanetti ne la singoiar sua luce: « Vago e forte è ogni colore, benché in
parte annerito » scrive del soffitto de la Sala del Gran Consiglio: « e non procede l'accordo
da tinte basse soverchiamente, e da contrapposti affettati, ma da un'artifiziosa vici-
nanza di colori, vari ora di molto, or quasi simili, per la unione de' quali può il pittore
mantenere ugual forza e vivacità, in ogni lato de l'opera sua »4 — intuito profondo dei
valori tonali.

De lo Sposalizio di S. Caterina il critico esalta ancora « la freschezza de le tinte
vergini e liete: il sapore de le mezze tinte, e le opportune spezzature di esse; e certi
riscaldamenti, che varian con bell'arte e graziosissima semplicità: bellezze tutte » con-
clude » che nascono dalla felicità del pennello, più che da ogni altro principio ».

Per il colore lo Zanetti, così, giunge a l'intelligenza di ciò che è effettivamente
felicità del pennello—giunge al riconoscimento di ciò che è pura disposizione artistica,
indipendentemente da ogni effetto di teoria e di scuola. L'affermazione, solenne e sen-
tita, ha il più alto valore critico: per essa si comprende, che l'intuito zanettiano per-
venga fin dove perviene.

A Tiziano.

11 Veneto ritiene che troppi abbiano esaltato il Maestro, senza perfettamente
intenderne l'arte, poiché se tentarono « di. definire il carattere tizianesco con brevi e
sugosi tratti... forse per essere stati troppo vicini a' principi, e perciò distanti da la pra-
tica de l'arte, poco utilmente ciò fecero ».s

Egli incomincia, ricercando quale sia stato il concetto fondamentale, che il Vecellio
ebbe de la pittura, concetto, che gli pare determinato da un innato senso de « la
verità pittoresca », regolato ed educato singolarmente da l'ambiente veneziano. Giunge,
così, il critico a la conclusione naturalistica, ne le apparenze più che di fatto, di cui
s'è detto. Poi, per iscoprire parte a parte il segreto di quel pennello, crede opportuno
regolare l'analisi « sulle tracce de le principali divisioni della pittura »,6 ossia de le cate-
gorie vasariane.

Iniziando lo studio di Tiziano colorista, lo Zanetti si compiace che, col fingere di

1 Pitt. venez., 1. II, pag. 223.

2 Pitt. venez., 1. II, pag. 224.

3 Pitt. venez., 1. II, pag. 250.

4 Pitt. venez., 1. II, pag. 253-54.
s Pitt. venez., 1. II, pag. 128.
6 Pitt. venez., 1. II, pag. 130.
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