L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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L'AMBIENTE ARTISTICO URBINATE NELLA SECONDA METÀ DEL '400 43

rossigni annunciano l'agonia del colore, il trionfo
del plasticismo pittorico. Più verosimile il gioco
dei riflessi nella Pentecoste, per l'ambiente chiuso,
Nel fondo della stanza, col pavimento sfuggente a
liste di rettangoli, prega Maria circondata dai do-
dici apostoli. Piccolo è divenuto lo squadro delle
figure, per lasciare allo spazio il suo dominio; ma
in quella piccolezza di squadro giganteggia la forza
morale. Non pregano gli Apostoli, tranne il biondo
Giovanni, che si volge di scatto a implorare Maria,
e Tommaso, erede del tipo delle Madonne signo-
roni ane, con le ferree nodose mani incrociate sul
petto. Volti scarni, ossuti, potenti dappertutto,
mani nervose che sgranali dita come lucidi raffi
nel calore della dimostrazione; occhi penetranti,
fondi nelle occhiaie, pungenti. Quei colossi com-
mentano accigliati, disputano, scrutano guardando
in alto: i loro piedi si muovono inquieti sul pavi-
mento, le membra si agitano: come se quella quiete
forzata non fosse per loro, violenti e fieri. Dietro
Maria biancovestita, tre donne, due con le teste ca-
denti ad arco verso destra, in movimento sincrono
a quello della Vergine, una a sinistra: con un raggiar
di curve che sembra essere il. solo ricordo lasciato
negli occhi di Raffaello dallo stendardo urbinate,
rievocato quando, nel disegno di Oxford, imma-
ginò i raggi a ventaglio segnati dai portatori di
Cristo alla tomba. Ma la grande ricerca di Luca
nella Pentecoste è la luce, che irradia dall'alto, dal-
l'alone splendente entro la volta della stanza altis-
sima; non l'alone arcaistico del Perugino, il vassoio
metallico, ma un disco di chiarore sidereo, entro
il quale, emergendo come da una nera grotta,
affacciandosi a un balconcino di nuvole, com-
pare l'Eterno, scortato da due angeli volanti e
dalla Colomba che sbatte le bianche ali in un altro
piccolo disco raggiante, più bianco e più vivo.
L'alone gigantesco piove la sua luce azzurrina,
fredda, di astro, sulla gran chioma serica dell'Eterno,
e sulle folte sopracciglia, scintillanti fiocchi di
neve; accende bagliori entro le vesti a criniera degli
angeli pollaioleschi; polverizza le loro chiome
bionde; e piove per tutta la stanza, fermandosi
negli interstizi dei cornicioni, negli angoli delle
finestrelle geometriche (ben chiuse da saldi cate-
nacci alla luce del sole, perchè essa non venga a
turbare quella pioggia di luce astrale), entro la
porta che forma sfondo al gruppo delle Marie,
sullo specchio liscio, variegato, del pavimento. La
Vergine, seduta nel centro, coperta dal manto
bianco, è la sola figura che riceva in pieno la luce;
sulle altre è un continuo accendersi e spegnersi di
riflessi, in lotta con l'ombra., uno scintillio di manti,

di dita uncinate bronzee, di riccioli, e di palpebre
chiuse, uno scorrer di lampi sfuggenti sui volti di
tra le mani alzate a far solecchio, un vacillar in-
quieto di fiammelle, un fuggir delle tenebre da-
vanti al fluido luminoso che raggia dall'alto nel-
l'aria.

L'eccezionale piccolezza delle figure verrà poi
meno nelle opere di Luca: sempre più la forma si
plasmerà gigantesca nelle mani del grande esalta-
tore della figura umana, precursore in questo, come
nell'energia violenta, come nell'assopimento del
colore, dell'arte di Michelangelo. Da Luca si può
giungere a Michelangelo per il tramite di profonda
simpatia di temperamenti, non mai a Raffaello;
Luca crea energie violente, Raffaello è innamorato
della pace e dei ritmi quieti; Luca tende a soppri-
mer lo spazio, Raffaello ad esaltarlo; l'uno con-
centra tutto il suo amore sulla figura umana,
l'altro lega per vincoli indissolubili le figure al
paese sconfinato; Luca sbalza violenti luci bronzee
sui corpi con la stessa nervosità con cui spezza i
piani delle forme, e fa scattare i muscoli turgidi,
.Raffaello diffonde per tutto, ugualmente, sopra le
calme figure ed entro gli spazi, la sua luce pacata
mite, senza contrasti. Anche quando, nella Deposi-
zione Borghese, e, prima, nelle ancone, l'Urbinate
rievoca tipi o composizioni signorelliane, quelle
composizioni e quei tipi non si riconoscono più:
un abisso separava i due artisti nati per non in-
tendersi mai.

* * *

Veduta cosi-la formazione dell'ambiente arti-
stico urbinate, dovremmo studiai le risultanti
delle forze, sin qui determinate, nel luogo ove
nacque Raffaello: Fi a' Carnevale., il seguace di
Piero, che diviene sempre più enigmatico davanti
alla, critica storica; Giovanni SanC, padre del
Genius loci, che ridusse in ferma campagnola i
precetti del maestro di Borgo a San Sepolcro;
Evangelista di Piandimeleto, aiuto di Giovanni,
che guardò anche all'opera di Giusto di Gand, e
imbellettò l'arte de! suo maestro, togliendo ad essa
la semplicità rusticana che eia la sola sua fez1..
Ma la vera, la grande applicazione delle correnti
d'arte affluite a Uibino, si ebbe in Raffaello, e
tutte le altre applicazioni furono insignificanti o
quasi. Di lui, come di centro verso cui conversero
le idee art'st'che trapiantate e germogliate nella
reggia dei Montefeltro, abbiamo già detto, ogni
volta che il suo nome era naturalmente richiamato
in quell'ideale incontro eli spiriti e di forme.

Adolfo Venturi.
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