L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADOLFO VENTURI

finezza di esecuzione: così la testa nobile elei
Cristo addolcita da ombre soavi, chiusa fra le
chiome leggere e ariose, e i Santi della predella,
parte a Perugia e parte a Roma, non per le forme,
costrutte di maniera, a bozze rigonfie, ma per la
bellezza delle tinte smaltate delle vesti, dei caldi
aurei colori delle carni. Ben peggio fu quando il
maestro, ormai esausto, dipinse V Assunzione
di Vallombrosa a Firenze (fig. 2), affannandosi
ad accumulare i materiali ormai consunti della
sua bottega. L'aridità dello schema non è mai

Fig. 2 — Perugina;: T,'Assunta
nella Galleria dell'Accademia di Firenze.
(Fot. Anderson).

stata così grande; il quadro si divide in tre zone
e tutte stanno a sè, senza proporzioni in distanza:
al secondo piano, la Vergine seduta è più alta dei
Santi fermi sulla terra: non solo, ma il soffoca-
mento maggiore dello spazio è nell'alto: il cielo
è zeppo di aloni, di angeli, di serafini, di nuvole.
Sempre più il maestro umbro mostra di allonta-
narsi dalla grande arte pierfrancescana, sempre
più sviluppa le sue composizioni in superficie, e
sopprime lo spazio: non sa muovere una figura
nell'aria. Egli raduna tutti i materiali della sua

bottega: l'alone elissoidale della Vergine, con la
solita orla/tura di teste spiattellate, invade il
campo del quadro, ed ecco che sopra ad esso
s'imposta il grosso cerchione di legno che forma
l'aureola, dell'Eterno, e intorno si assiepano an-
geli tutti mossi materialmente in simmetria.
Così dipingeva, nel 1500, il Perugino, ripetendo
fino alla sazietà i Santi dal viso di fanciulla, gli
occhi rotondi, la boccuccia stretta, il nasino af-
filato, i ricci volanti; i serafini dalle teste tonde
come mele, la fronte a bozze, le gote gonfie;
il Padre Eterno con la barba e i capelli argentei,
l'espressione melata. L'esaurimento invade le
forme anemiche, svigorite; e una gran materia-
lità si fa strada, attraverso tutto quel leziosismo
di atteggiamenti e di espressioni. La scarsa, fan-
tasia, del Perugino non ha più risorse; il tempo
manca, ?,1 Ma,estro ricercato, crea.to priore di Pe-
rugia; ed ecco che la, sua, a,rte si riduce quasi a
mestiere di fallimagini: quanto più le forze man-
cano, tanto più il pittore ha bisogno di ricorrere
ai segni del fasto e della devozione, agli aloni
pesanti trapunti d'oro, aH'assembr?,mento degli
angeli intorno alla divinità.

Sempre più ci persuadiamo dell'indipendenza
dello spirito di Ra,ff?,ello fin dalla, giovinezza,
qua.ndo pensia,mo come due a.nni dopo che il
Perugino aveva, dipinto le due povere Ascensioni,
e proprio mentre l'Urbinate si studiava, sulle
orme del Maestro celebrato, di impicciolire linea-
menti, di stringer boccucce, di muovere in sim-
metria le forme, egli abbia riportato nello spazio
le composizioni che il Perugino sempre più spia,-
nava in superficie, gettando tutta la za,vorra del
materiale di bottega del maestro umbro per com-
porre con soli quattro angeli una, grande arcua/t?,
nicchia all'Eterno e alla. Vergine, la, cattedra
ampia della divinità; coordinando il movimento
degli Apostoli e delle ondeggianti lince del paese
alla direzione obliqua al sarcofago. Il Perugino
svolge le sue composizioni, tenendosi sempre più
alla superficie, Raffaello le svolge in profondità:
attraverso le rime obbligate della simmetria peru-
ginesca sempre più viene a mancar l'organismo;
Raffaello già si studia di coordinare le forme mosse
in ritmo, di stringerle in salde unità; nel periodo
in cui, secondo il Vasari, lo stile dello scolaro si
confondeva tanto con quello del maestre, che le
opere dell'uno potevano venire scambiate per
quelle dell'altro, egli ne era, come sempre, di-
viso profondamente: si andava già formando in
lui il compositore spaziale, l'erede dello stile
architettonico sviluppato in Urbino da Piero.

La riduzione d'ogni carattere individuale può
vedersi particolarmente nei due ritratti di mo-
naci (fig. 3 e 4) di Vallombrosa, pei quali fu
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