L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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102 ADOLFO VENTURI

che sporgono dalla predella del trono con effetto ciglia si contraggono penosamente come per

prezioso di bronzetti lucidi sul cupo turchino sforzo di vista debole che costringa il vecchio

del manto, non hanno l'ampiezza, la rotondità a porre in luce accuratamente il libro. La tendenza

massiccia dei piedi formati da Piero per essere naturalistica, opposta allo spirito dell'arte pier-

basamento inamoviDile alle colonne umane; sono francescana, è asservita dal Signorelli a scopo

minuscoli, esili, aperti a ventaglio, irrequieti:
i piedi dipinti da Piero sono fissi al suolo; quelli
di Luca sembran sfuggirne il contatto: in ogni
particolare della forma la differenza fra i due
maestri umbri educati in Toscana appare inconci-
liabile. Le mani del burbero vescovo Ercolano strin-
gono con violenza, come morse, gli angoli del libro;
e il volto ossuto, angoloso, a spigoli saglienti, s'in-
crespa nello sforzo della meditazione; l'orecchio si
piega nervosamente a cartoccio plastico, come nel
ligneo Giuseppe del tondo degli Uffizi; le soprae-

di rilievo plastico e di modellato energetico.
La violenza contenuta, la chiusa energia, di queste
tre grandi figure, diviene agitazione nervosa nelle
altre, nell'esaltato Battista, dal corpo agile e
magro, tutto sussulto di nocche e di tendini;
nel decrepito corpo di Girolamo, coi tendini, i
muscoli, le ossa quasi a nudo, pungenti, i capelli
a onde vive, le membra tremanti per il gelo della
vecchiaia. L'angelo dal corpo sottile e rachitico,
dalla fine testa bionda, fratello agli angeli di
Loreto, vibra in tutta la persona nervosa. Un
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