L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADOLFO VENTURI

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Dappertutto il luccichio metallico sostituisce il
colore, che va spegnendosi nei toni invadenti di
bronzo e di rame, accesi. Quel barbaglio di luci,
e la ricchezza delle vesti che cadono ampie in-
torno alle monumentali figure di Ercolano e di
Stefano, la variopinta sciarpa che si avvinghia
a nodi intorno al braccio dell'angelo, e si trascina
a' suoi piedi sul pavimento, sono il solo apparato
della sacra adunanza: il trono è adorno con agreste
semplicità di un festone di erbette di prato, che
termina in tralci sottili di vilucchio: mani di buona

Fìg. t.7 •— Tondo di Luca Signorelli
nella Galleria degli Uffizi a Firenze. — (Fot. Anderson).

semplice gente han posto sul pavimento e sulla
base del trono fiori entro bicchieri. Luca, il pit-
tore di un'umanità eroica e tormentata, il pre-
cursore di Michelangelo nella predilezione per il
nudo, il compositore epico di Orvieto, l'evoca--
tore delle turbe urlanti travolte dallo spasimo,
si sofferma a dipingere con cura divota gli umili
bicchieri di vetro, l'acqua trasparente, i bianchi
gelsomini, le viole. E i piccoli fiori prendon vita:
si. dissolvono, si apròno nell'ampio bicchiere, cur-
vandosi stancamente sull'orlo, o rialzando ar-
dite le loro piccole teste viola, o cadendo sèmiap-
passiti dallo stelo flaccido lungo il bicchiere.
Dietro il trono, negl'intervalli fra i Santi, non
appare la campagna; null'altro che il cielo, non
concavo come i cieli del Perugino, non avvolto
dalla luce solare di Piero, ma una lastra di metallo
rovente, entro cui si tagliano crudi i contorni delle

figure, con violenza di contrasto. Non è ancora, in
questo quadro, il turbine che travolgerà più tardi
le composizioni del Signorelli; ma il contrasto di
luci e di ombre spezzate annuncia il periodo si-
gnorelliano che segna il trionfo del chiaroscuro
sul colore, e che vedrà, nella mirabile predella
del Louvre, una fuga improvvisa di tenebre davanti
a un fascio di raggi solari, e sovrattutto, nel
quadro del dio Pan, il contrasto violento tra corpi
di gesso bianco e corpi di lucido bronzo. L'ammi-
ratore dei Pollaiolo ha trovato uno strumento di
vita nevrotica che i maestri fiorentini non cono-
scevano: fosforescenza di luci interrotte, passaggio
fulmineo di riflessi, in perfetto accordo col frasta-
glio nervoso dei piani, con la plastica energetica,
nata, in Signorelli, dalla fusione della linea di An-
tonio Pollaiolo con la forma architettonica di
Piero.

* * #

Accanto all'ancona del Signorelli, Perugia con-
serva la grande pala commessa a Piero della Fran-
cesca dalle monache di Sant'Antonio (fig. 18). Forse
per esigenza degli ordinatori, abituati alle arcaisti-
che forme della pala d'altare, che ancora mantene-
vano gli artisti umbri, il pittore diede alla sua opera
cornice di pentittico, trasformando però il concetto
tradizionale di quel tipo di inquadratura per su-
bordinarlo alle esigenze della pittura prospettica.
Le colonnette tortili dividono solo la parte me-
diana dalle laterali; ma gli archetti delle caselle di
fianco rimangono festoni sospesi poggiati a una
mensola; e i Santi non si dispongono uno accanto
all'altro in rassegna, come sempre nei polittici um-
bri, devoti alla tradizione, ma uno dietro l'altro,
accostandosi in perfetta gradazione di distanza
al limitare della nicchia di marmo che forma
trono alla Vergine e la riporta più addentro;
il polittico, con le sue convenzionali divisioni, non
impedisce a Piero di costringer le forme a una
potente unità.

Monumentale l'architettura della cattedra mar-
morea; il sedile è un altare di marmo; la nicchia,
rivestita di specchi marmorei, una vera absidiola
di chiesa con il catino chiuso da un arco a pieno
centro e adorno nell'interno di cassettoni con rose.
Costrutto così il potente edificio, Piero v'insedia
la Vergine severa, accigliata, dalla bocca ad angoli
spioventi, le palpebre sottilmente modellate sulla
rotondità del globo oculare, il naso squadrato:
la monumentalità dello squadro immedesima
la forma umana all'edificio monumentale. Im-
perioso il bambino, piccolo Ercole di membra
atletiche, immoto sul grembo materno, con una
mano fissa nel gesto della benedizione, l'altra
chiusa a pugno sul ginocchio: una volontà in-
crollabile s'imprime in quello sguardo fermo ad
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