L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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GLI "IGNUDI,, DELLA VOLTA SISTINA

Se dodici apostoli 1 (« poche figure semplice-
mente ») 2 fossero stati dipinti sul soffitto della
Sistina; se questi giganti si fossero allineati soli,
sulla volta a botte, col mistero atroce dell'eternità
negli sguardi e ne' gesti, mancherebbe alla storia
dell'arte la più luminosa prova del genio di Miche-
langelo, raccomandata dall'invidia di Bramante
il grandissimo « Surintendant des Beaux-Arts »,
della Rinascita,3 e voluta dall'orgoglio princi-
pesco di Giulio 11. I primi tentativi grafici, schiz-

1 Le lettere di M. Buonarroti pubbl. coi ricordi ed i con-
tratti artistici per cura di G. Milanesi, Firenze, 1875, pag. 427.

2 Buonarroti, Lettere, op. cit., pag. 430.

3 H. v. Geymùller, M. Buonarroti, in C. v. Stegmann
u. H. v. Geymùller, Die Architektur der Renaissance in
Toscana, Munchen, 1904, Vili, pag. gì.

4 H. Wolfflin, Ein Eniwurf Michelangelo's zur Sixti-
nischc Deche, in Jahrb. d. kgl. pyeuss. Kunstsamml., XIII
(1892), pag. 178-81. Secondo il disegno in penna, scoperto
dal W. nel British Musenm ed integrato da E. La Roche,
la volta si doveva compartire in tre losanghe di mezzo, con
quattro medaglioni negli angoli, fiancheggiate da altrettanti
tondi inscritti in quadri. Le nicchie degli apostoli o de' pro-
feti (forse la sostituzione degli uni agli altri fu il germe della
nuova concezione biblica) stanno ne' pennacchi della volta,
e le piccole cariatidi dovevano poi cedere il posto agl'« ignudi ».
Un secondo pensiero, che non sodisfece l'autore, è posseduto
dal pittore E. Wauters di Parigi, e pubblicato da K. Frev
(Die Handzeichnungen il/. Buonarroti, Berlin, 1911, III, pa-
gine 117-18, tav. 247). In questo foglio si vedono, in piedi,
sopra i capitelli di due pilastri a muro, due angioli in atto di
reggere uno scudo; più su si accenna ad una divisione in
quadri ed ottagoni. I due schizzi vogliono essere considerati
segnatamente per la trasposizione delle figurine alate; nel
primo, esse costituiscono il motivo delle minuscole cariatidi,
mantenute nell'ordinamento odierno a' lati delle cattedre dei
profeti e delle sibille; e nel secondo, i tondi, più bassi ed in-
granditi, sono retti da angioli liberi da rapporti con l'archi-
tettura. M. era perplesso nel preparare lo schema dello ster-
minato dipinto, ma nell'ultima redazione si valse di due idee
che gli si affacciarono successivamente, e che, collegate con
straordinaiia perizia, diedero per resultato le cattedre con
trabeazione orizzontale, in antitesi con le nicchie arcuate del

zati per la superba impresa/ non sono privi d'in
teresse, ma dinanzi al rinnovamento impreveduto
e simultaneo di tutto l'organismo decorativo, val-
gono poco; sono amplificazioni de' soffitti del Quat-
trocento o complicati accordi geometrici che non
conguagliano. Michelangelo li rifiutò prima di de-
terminarli, chè a più larghi concetti lo chiama-
vano la Bibbia, le profezie del Savonarola e lo
sdegnoso ardore dell'indole non accomodabile
alle reticenze o a' conciliativi svaghi delle idee e
delle forme. Del progetto eseguito il Vasari 1 parla
da vero artista, ed evita i paradossi di certa cri-
tica trascendentale, che si sfiata nel circoscriverne
e nel limitarne l'originalità.2

«Nel partimento non ha usato ordine di prospet-
tive che scortino, nè v'è veduta ferma; ma è ito
accomodando più il partimento alle figure, che le
figure al partimento ». Da quest'osservazione viene
precisato il pensiero fondamentale; l'artista non
vuole illuderci con le fughe prospettiche de' piani
e con l'inganno delle distanze immaginarie; e però
non appoggia a robusti sostegni la pesante mac-
china, che taglia le zone d'aria e che innesta le sue
fasce di marmo fra le lunette triangolari: fasce che
s'incurvano come grandi archi che aspettino gli
addobbi per un ingresso trionfale. Michelangelo non
volle imporci un assurdo statico (come fece Anni-
bale Carracci nella Galleria del Palazzo Farnese),
ma il suo proposito fu di eliminare il peso reale della
materia edilizia concedendole un risalto minimo

disegno eli Londra. Dopo aver posto più in alto i medaglioni,
apparsi nello schizzo Wauters, il problema della riquadra-
tura fu risolto in modo più agevole; i dodici profeti (il con-
cetto obbligatorio, in cui la tenacità dello sforzo mentale
s'incarna nel sovrumano sviluppo delle forme) regolarono
l'equilibrio vitale della stirpe e ne strinsero la compagine figu-
rativa in un cerchio rovente di meditazione e di esaltazione.

1 Le opere con nuove annotazioni e commenti di G. Mila-
nesi, Firenze, 1878-85, VII, pag. 179.

2 H. Weizsacher, Das architektonische Problem in den
Dechengemàlden der Sixtinischen Kapelle in Studien aus
Kunst u. Geschichte F. Schneider gcividmet, Freiburg i. B.,
1906, pagg. 227-35.
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