L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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GLI « IGNUDI » DELLA VOLTA SISTINA

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teggersi (nel braccio un artista classico avrebbe
infilato uno scudo: chè da tutta la figura esala
un carattere d'inerte difesa), il giovane risente
dell'antico di molte statue, ma l'originalità del-
l'innovatore è nell'impressione dinamica e nel
fresco rigoglio delle carni. La faccia del nudo a
sinistra ricorda, pur col ghigno del diffidente,
l'Adamo della Cacciata dall'Eden e le figure sopra
Ezechiele e Gioele. Lo slancio della mossa è col-
pito nella sua momentanea instabilità; il peso
del corpo è guidato alle punte de' piedi dalle
due gambe divergenti, ed il torso si sposta a si-
nistra e si piega perchè la figura si mantenga in
bilico e non scivoli giù dal cuscino. Nessuno a-
vrebbe saputo rendere con migliore coerenza tale
attimo occasionale; il rischio dell'equilibrio si
riflette pure nella faccia; questo nudo schernisce
il pericolo (fig. 11), mentre il compagno, forse,
si copre per disapprovarne l'audacia, a cui pare
assista la curiosità di un occhio non privo della
visuale. Il classico torso di Belvedere 1 consigliò
probabilmente alcune positure eccezionali (fig. 12),
come quelle de' nudi sopra Gioele e dell'Adamo

Fig. 10 — Gruppo del Laocoonte. — Roma, Vaticano.

nel Peccato originale; ma la conformazione anato-
mica è ben diversa.

Michelangelo crea un tipo quasi unico, nè magro

1 Amelung, op. cit., II, pag. 9-20; Helbig, op. cit., I,
ragg. 75-77-

nè pingue, con le spalle quadre e le forme rotonde
e muscolose; in esso non si rimprovera nè la deli-
catezza dell'efebo, nè la scoperta ossatura da Ercole

Fin. 11 — Michelangelo: Ignudo sopra Isaia.

o da troglotida, che piacque agli alessandrini. Di-
scutere d'imitazione o d'influssi vaghi è azzardoso;
in opere scoperte molto più tardi (fig. 13) il cinque-
centista, che i contemporanei chiamavano divino,1
s'incontra con i plastici antichi, ma i satiri dormenti
o doloranti del Vaticano, del Louvre o del Mu-
seo di Napoli seggono passivi; lo scultore ha po-
tuto descriverli con riposata esattezza, mentre Mi-
chelangelo ha riassunto a memoria, e ha rico-
struito in profondità l'abbozzo perfetto che si
consolida nell'autonomia del movimento valutata
come impressione sintetica ed unità espressiva.
L'Henke,2 fermo nel principio di giustificare le fi-
gure con i gesti, svolge la sua tesi da empirico
implacabile. I due giovani a' lati di Ezechiele
(fig. 14) debbono, secondo lui, complicare le
mosse perchè ne' dadi di pietra mancano gli
anelli per i nastri. Benissimo, per un interprete
letterale; in questa coppia, però, il pittore in-

1 Vita di B. Cellini, testo critico con introduzione e note di
0. Bucci, Firenze, 1901, pag. 26 e 6>. — Quale stima si fa-
cesse nel sec. xvi degli affreschi della Sistina è detto da. un,
anonimo (K. Frey, Il codice magliabccchiano, ci. XVII, i7>
Berlin, 1S92, p. 114).

2 Op. cit., pagg. 16-17.
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