L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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DE DIGNITÀ TE ARTIS MORIENTIS

II mistero cromatico avvertito da Akiko Yosano:
« Le montagne, gli alberi, l'acqua, i campi e le ali
delle rondini, perchè diventano azzurri sotto il
sole rosso di Primavera ?» — fu principio di
delizia pittorica ai greci e più agli italici: inizia-
tosi con l'astratta policromia delle teste arcaiche
sull'Acropoli, il grande ciclo termina alla volta
musiva del Battistero di Ravenna, acchiudendo
la pittura ellenica, alessandrina, romana: dieci
secoli di colore.

Le prove? Si possono dare per integrazione dei
testi antichi con i pochi avanzi dell'arte; e la di-
mostrazione va divisa in due parti:

la prima — arte greca — scende dal rosso-
verde iniziale delle statue arcaiche e ascende
dai treschi ellenisticizzanti del i secolo (avanti
e dopo Cristo) per tentare la questione oscura
dei colori locali;

la seconda procede ininterrotta con l'esempio
dei freschi italici nei palazzi e nelle catacombe,
de' codici, dei musaici fino all'abside di S. Vitale
a Ravenna.

I.

L'origine lineare della pittura greca è materia
dogmatica per Plinio e gli autori suoi.2 Niuno
dubita che la pittura sia mai derivata, poniamo,
dall'arte tintoria, che viene anzi esclusa di fra
le arti liberali. 3 ,

fpà^eiv significa così dipingerecome scrivere.

Pure già dai tempi d'Omero la pittura si fregia
di un termine fiorito: iroixiXXsiv, e i recenti ri-
trovati dell'archeologia confermano che l'adora-
bile linea dei greci non era signora, ma ancella.

Ogni tappezziere o tessitore riflessivo conosce
questa verità intuitiva : la forma modifica il
colore. Una tinta non rende pari effetto, se è
stesa a quadri o a zig-zag o a cuori. TI diverso
freno imposto all'eccitazione della retina esalta
o scema il pregio del colore: espanso, allegra e

1 Plin., N. H., XXXV, ii.
3 Plin., N. H., XXXV, 5-
3 Id., XXII, 4-

sazia; assottigliato, punge e stimola; avvolto in
curve sinuose, affascina; in mille guise si trasmuta
la sua qualità entro la forma mutevole, come sa
chi ha usanza di contemplare il colore delle nuvole.

Esperienza semplice, ma che vuole, ad essere
avvertita, attività psichica nettissima qual era
appunto nei greci.

Ai quali il senso mediterraneo della cromia fu
ragione che fin dagli inizi non concepissero « linee
come linee, ma come separazione di colore b.1

Nei loro figuli il disegno è da prima schema
ritmico di zone colorite: solo in tempi più tardi
ornamento da sè stante: la linea, vaghissima,
non ozia nè s'avvolge, come nello pseudo-arcaismo
augusteo o nella miniatura celtica; ma ondeggia,
ripa tenera e molle intorno allo stagno del colore.

Questi rapporti esistono già nella pittura egizia,
ma bruti e schematici, dove il greco ne dissimula
la scienza con line ragionevolezza, mostrando solo
di voler rendere imagini analoghe alle cose. Nè
di questi si contenta la sua magia cromatica.

Quando si giustapongono due superficie tinte,
entrambe si mutano sostanzialmente per con-
trasto successivo e simultaneo: e il colore che ne
deriva non è dell'una nè dell'altra: è una risul-
tante, intercede fra colori accosti un moto di rea-
zione e scambio paragonabile a quello che Swe-
demborg descrive per il mondo degli spiriti : teatro
è il cervello dell'uomo.

Si tratta invero di fatti psichici e non fisici;
valutabili per osservazione e introspezione.

I! greco antico, che non possedeva ancora i far-
maci del verde, mescolava il bigio e il giallo per
accompagnare di non so che verdastro il rubino
delle sue decorazioni: logica rudimentale di Che-
vreul.

La scelta dei quattro colori arcaici ricordati da
Plinio 2 non è casuale. Notate che vi manca l'az-

1 Giacomo Boni, // colore sui monumenti, in Arch. Ven.,
XXV, II, II, 1883.

2 Plin., N. H., XXXV, 32. Sono i colori fondamentali
d'Empedocle. Democrito sostituisce al giallo il verde. Cfr. Th.
Gomperz, Les penseurs de la Grèce, Paris, 1908, p. 350.
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