L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EUGÈNE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 165

derivasse dai pittori inglesi.1 Il Fromentin non nega ogni britannica influenza; anzi,
può dirsi dei primi che criticamente la riconosca 1 — ma, poiché già negl'Inglesi v'hanno
effetti manifesti de l'arte dei Paesi Bassi; poiché, d'altra parte, il Van Dyck, il Rubens,
il Rembrandt hanno innegabilmente influito su le fantasiose tavolozze dei Parigini 1830,
il Fromentin è indotto a riconoscere una sorta di dipendenza del paesaggio francese
da quello olandese; di più, a riconoscere che quanto vi fu di meglio, ne la produzione del
secolo, nel suo paese, sia derivato, ne l'essenza, da l'Olanda, trasformato e spesso svi-
sato. (Convincimento che influì, con effetti negativi, sul suo giudizio circa l'impressio-
nismo).

Il problema è senza dubbio interessante; non fu mai profondamente studiato, né
fu risolto nei Mattres.

Sugl'inizi del suo libro, il Fromentin dichiara che, per ben comprendere le due arti
distinte, fiorite nei Paesi Bassi, occorrerebbero uno storico, un pensatore, un pittore,
e che dei tre uomini (« qu'il faudrait, pomvbien faire, réunir en un seul ») egli non ha
niente in comune con i primi due.5 V'ha in tal pensiero, se schietto, mal comprensione
de le sue attitudini.

Può dirsi, infatti che, nonostante qualche limite di coltura storica, spiegabile anche
con lo stato degli studi a quei tempi, l'autore dei Mattres abbia saputo fissare, mediante
felici sintesi di giudizio, i caratteri essenziali di due manifestazioni d'arte: la fiamminga
del sec. xvi, e l'olandese del xvn. Romanticamente convinto de la necessità inelutta-
bile di ricercar la personalità di ogni maestro, egli giunge a la personalità collettiva de
le scuole, le quali soltanto secondo la personalità di ogni maestro storicamente s'ag-
gruppano.

Con la posizione del Fromentin nel romanticismo si spiega anche l'atteggiamento
oppositivo al concetto di predominio formale; e, conseguentemente, la serena intelligenza
di ciò che è colore; il singolare raffinarsi del gusto ne l'apprezzamento di esso.

Ciò che ancor più conta però, in un periodo in cui, per un lato, s'esagerava nel dilet-
tantesimo, e, per l'altro, ne l'erudizione, fu l'esser stato egli de' primi a comprendere
che « non si può accogliere in sé e rivivere un'opera d'arte, senza una variamente spe-
cificata, ma indispensabile cultura storica...»,4 e, quindi, l'esser giunto a la bene intesa
identificazione di storia con valutazione artistica, togliendo a quest'ultima ogni astratto
significato di vano estetismo. Ciò che ancor meglio provano le pagine, ispirate diretta-
mente a le singole opere d'arte.

* * *

IV. Può sembrare illogico il criterio di una distinzione fra i problemi di significato
comprensivo (quali il disegno a linee essenziali, ma profonde, di alcuni periodi d'arte),
e il problema specifico de la critica diretta, ossia de l'atteggiamento del critico, dinanzi
al singolo fenomeno d'arte. Effettivamente non esiste divario fra la posizione di chi
riflette sui casi generali di una scuola artistica, e la posizione di chi riflette su un quadro

1 Cfr. Eosfnthal, Peint. romani.,pag. 53 e segg.

2 Cfr. Un programme de critique, in Gonse.
pag. 124-25.

3 Mattres, pag. 2.

4 Croce, art. cit., in Critica, 20 gennaio 1918.
Tale convincimento è spiegato anche da le let-
tere, scritte nel '75: « Si j'avais été plus prévoyant,
je me serais un peu bonrré d'histoire, avant de
faire ce voyage: l'histoire locale, la comparaison
des dates, me serait indispensable en m'eclairant

sur une foule des points « fio giugno: a la signora
Fromentin).

« Avant tout, avant d'écrire le premier mot des
mes notes, il iaut que je connaisse à peu près bien
l'histoire de ces deux pays... En pareille étude
la dépendance, la confraternite, les rapports de
ville à ville, d'école locale à une autre école, sont
autant de lumière » (27 giugno: a la sig.1 Fro-
mentin, in Revue d. d. Mondes, 14 giugno 1908).
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