L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARY PITTALUGA

dinanzi a la sconvolgente passione del Rubens, conchiude: « Il s'agit... de trouver, en
dehors de toute comparaison, un milieu à part pour y piacer cette gioire... Il ne suffit
pas de regarder des tableaux de Rubens en dilettante, d'en avoir l'esprit choqué, les yeux
charmés. Il y a quelque chose de plus à considérer et à dire... ».'

Quando, nel giugno del 1875, il pittore francese lasciò Parigi per la visita nei Paesi
Bassi, non aveva ancor precisa idea, forse, di scriver critica d'arte. Come ebbe vedute le
nordiche città, profondamente significative per l'intelligenza de le scuole locali — come
ebbe studiato quei maestri, che soltanto allora gli apparvero ne le peculiatità dei singoli
caratteri — e si fu turbato dinanzi a tele ignote, e rimase freddo dinanzi ad altre di
gran fama — allora nacque in lui precisa coscienza, che « après les critiques, après les
historiques, mème après les historiens locaux... il a presque tout à dire, non pas sur
la vie des hommes, maintenant très bien étudiée, mais sur la nature, la qualité et la
portée de leur talent. Il y a tant d'erreurs et de pregiuges! ».2 E si chiese: « Ferai-je
quelque chose avec mes notes et mes souvenirs?... Quand? Comment? Sous quelle
forme? ».5

Note e lettere del viaggio permetton di vedere come la materia sia venuta lentamente
elaborandosi ne la mente de lo scrittore — come questi sia giunto a la forma definitiva,
attraverso un graduai riordinamento de le confuse sensazioni, agitanti il suo spirito,
a contatto de le cose. Si può così stabilire che, se il Fromentin fu sensibile a le impres-
sioni, ed amò dapprima fissarle tutte, anche le più rapide, accolse invece, nel riveder appunti
e corrispondenza,. soltanto la nota essenziale, e, senza pietà, sacrificando emozioni di ri-
cordo, espresse, con rara esattezza, esclusivamente ciò che gli parve di maggior signifi-
cato; attuò, scrivendo, la teoria «des sacrifices »; rese la parola più che possibile docile
a l'esigenza de l'idea.

Ora, un'opera nata così, da note di viaggio e da lettere scritte peregrinando, potè
facilmente serbare un certo disorganismo fra le parti; questo, e, più, la mancanza d'appa-
riscente erudizione, in un tempo in cui l'erudizione non avrebbe potuto non esser in auge,
doveron indurre l'autore a definir una volta, in buona fede, i Maitres opera di dilettante.

Ma opera di dilettante non sono — nè alcuno, sinceramente, può creder che lo siano —■
a meno d'intender per dilettante (il significato di certe parole è poi estremamente ambiguo),
il buongustaio, il quale non si contenti d'analizzare in sè stesso la vivace impressione,
che l'opera artistica gli ha suscitato, ma sappia anche rappresentarla altrui, con somma
efficacia.

Ora, se il Fromentin non fu dilettante, fu pittore, fu « tecnico », come ai più parve?

La dissertazione, che la Pesca miracolosa 4 gli ha suggerito, à veste di sottile scienza
professionale, innegabilmente: d'altra parte, ne lo studio di tutti gli artisti, del Rem-
brandt 5 in ispecie, la « palette » è oggetto d'indagini minuziose.

Ma, ci si chiede: è la tecnica per la tecnica, che importa al critico? 0 è la tecnica,
mezzo d'« esteriorizzamento » del sogno stesso de l'artista? per l'uno o per l'altro caso,
le consegenze da trarsi non potrebbero non variare.

Senz'altro sì risponde: la « palette » rubensiana per il Fromentin coincide con lo
stile rubensiano, nè la coincidenza sfugge a chi consideri con serena mente: quindi, lo
studio di quella « palette » è tutt'uno con lo studio di quello stile.

E ciò valga per ogni altro artista.

Ora, come un simile tecnicismo non aveva limitato la capacità intuitiva di scrittori
più ingenui, non più liberi (del Boschini, ad esempio), limita ancor meno quello del critico
romantico: lo limita ancor meno, s'egli comprende che la tecnica del Rubens è soltanto

1 Maitres, pag. 49.

2 V. Gonse, Lett. a Ch. Busson, 30 giugno '75,
pag. 176.

3 V. Gonse, lett. cit., pag. 179.
♦ Maitres, pag. 56.
5 Maitres, pag. 323.
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