L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EUGÈNE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 183

Il Fromentin premette che la fama, nel sec. xix, ha dichiarato éblouissante, aveuglante,
inouie la couleur de la Ronda, in particolare; e mirabile il colore de la pittura del Rembrandt,
in genere. Egli si chiede: ne la Ronda il Maestro fu un vero colorista; fu soltanto un
colorista?

Prima di rispondere, il critico inizia una discussione faticosa 1 sul colorismo, che per
lui significa tono, e cerca di coglierne un carattere fisso, al di là di particolari contingenze,
mutevoli con il mutar de le personalità artistiche. Il Veronese, Tiziano, il Rubens, il Ve-
lazquez, ecc., « percoivent la couleur plus parfaitement encor que les formes... et colorent
plus délicatement qu'ils ne dessinent... »2 — ma poiché dal Rubens al Giorgione, dal Ve-
lazquez al Veronese v'è tanta palese diversità, (diversità che prova quanto siano elastici
i confini de la pittura, e quanto grande la libertà del genio, nel conseguire uno scopo),
egli sente che occorre ricercar una legge propria a ciascuna di essi, ed esistente soltanto per
ciascuno di essi; gli par che quella legge abbia il suo perno in un fatto: « la parenté de l'om-
bre et de la lumière et l'identitéduton locai à travers tous les incidents de la lumière... » --
e perviene a la definizione, altra volta citata: « Un coloriste proprément dit est un peintre
qui conserve aux couleurs de sa gamme..., ecc. ». Il Rembrandt de la Ronde è, secondo questo
significato, un colorista?3

Il rapido esame dei personaggi di primo piano si risolve nel convincimento, che nes-
suno dei grandi maestri del colore avrebbe dipinto in simile guisa. Specialmente una
figura di « lieutenant », vestita non si sa come, nè in quale tinta, preoccupa il Fromentin,
il quale deve concludere: «... ce personnage devant exprimer la lumière centrale du
tableau, Rembrandt l'a vètu de lumière, fort savamment quant à son éclat, fort négli-
gentement quant à sa couleur ». In questo fatto egli non può non vedere un primo argo-
mento contro il vero e proprio colorismo de l'Olandese: per il colorista puro (egli pensa)
di luci astratte non ne esistono: per lui la luce, in sè, non è niente, poiché dipende es-
senzialmente da la scelta dei colori che la producono; e tanto si lega con essi, da far
con essi una cosa sola. Ma ne la Ronda? Ne la Ronda, il tono sparisce ne la luce, come
sparisce ne l'ombra; l'ombra è nerastra, la luce biancastra: « Tout s'éclaire ou s'assom-
brit, tout rayonne, ou s'obscurcit par un effarement alternatif du principe colorant.
Il y a là des écarts de valeurs plutòt que des contrastes de ton... », una bella fotografia
può dar con esattezza l'idea del quadro.4 Così, neppur « les combinaisons du coloris,
tei qu'il est entendu d'habitude, ne son point le fait de Rembrandt ».s

E l'esecuzione? Tanto meno: « Bien peindre en général c'est ou bien dessiner ou bien
colorer » il critico scrive, a la Vasari; e soggiunge: « la facon dont la main agit n'est plus
que l'énoncé définitif des intentions du peintre ». Il Rembrandt non sfugge a la legge
comune, ed eseguisce, a volte, in modo perfettissimo — questo al Fromentin non pare
sia il caso. L'analisi,6 con cui egli intende avvalorar l'asserto, è densa di limitazioni:
nega perfino l'importanza del tocco ne la celebre tela: « La touche est épaisse, embarrassée,
presque maladroite et tàtonnante. On dirait vraiment qu'elle porte à faux... »; non sente
come, anche qui, tocco e stile siano una cosa, e come, togliendo a questa pittura la singo-
larità de le pennellate, « mises en travers, quand elles devraient ètre posées en long,
mises à plat, quand tout autre que lui l'auraient appliquées circulairement... », il maggior
significato de l'opera scomparirebbe.

Allora? « Rembrandt est en toutes choses un abstracteur, qu'on ne parvient à définir
qu'en éliminant ». Il Fromentin ha detto (s'è visto come), ciò che crede non sia pregio de
la Ronda: ora dirà ciò che agli occhi suoi lo è, essenzialmente.

1 Maitres, pag. 316 e segg.

2 Maitres, pag, 317.

3 Maitres, pag. 320.

« Mattres, pag. 322.

5 Maitres, pag. 323.

6 Mattres, pag. 323 e segg.
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