L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EUGENE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 187

Così accadde dal Vasari al Winckelmann — così anche dopo, fino ad oggi, in cui non
è raro sentire critici, che parlano come se esistesse per l'artista « un mondo esterno di
contro e di sopra lo spirito ».'

Si ebbero le eccezioni, fu detto: le si ebbero fra i più ingenui, fra i meno colti, i quali,
per la mancanza di pragmatismo teorico, serbaron meno infirmata l'innata capacità
d'intender le opere d'arte.

Il dramma fra forma e colore, travagliante la pittura italiana, era stato notato,
non compreso, da la critica vasariana e post-vasariana: la quale, sempre fondamental-
mente ignara de la gravità di esso, e de le funeste conseguenze che a l'arte derivavano
dal non superamento, aveva, in apparenza, favorito qualsiasi tentativo di conciliazione
fra l'una e l'altro, nutrendo, di fatto, esclusivo amor per la forma.

Non s'era accorta, la critica, che, se da l'antitesi fra forma e colore, nel Cinquecento,
era nato qualche capolavoro, essa non avrebbe potuto esser vinta, quando il genio non
fosse intervenuto — e che, essendo il genio raro, sarebbe stata ben ardua cosa evitar
il pericolo de l'eclettismo.

Non s'era accorta, d'altra parte, che la forma, con Michelangelo, aveva compito il
suo destino, e che, dopo Michelangelo, su la via de la forma, non si sarebbe ritornati
senza danno.

Non aveva compreso, insomma, che, più di Michelangelo, Tiziano impersonava l'avve-
nire de la pittura; e che, ovunque la pittura fosse veramente pittura, doveva esser colore.

Le aspirazioni degli artisti e dei critici venivan, in tal guisa, a mirare a fini diversi:
questi, nonostante gli svariati compromessi, s'ostinavan nel culto de la forma — quelli
perseguivan fantastici effetti di colore e di tono. Là dove il parer de la critica prevalse,
per maggior attitudine d'intender teorie, per parte dei pittori, l'arte si ridusse, tranne
poche eccezioni, a prova d'intellettualismo academico: in Francia,.

Prima che altrove in Francia e a Venezia, nel sec. xvn, la riflessione su la pittura,
fin allora male esplicatasi, attraverso le biografie degli artisti, incominciò ad intuire di
non. esser su la via retta — e, in Francia, per, cosciente spirito di reazione; a Venezia,
per spontaneo, irresistibile monito de l'opera di Tiziano, Tintoretto, Veronese (ch'esi-
geva la fine di un dualismo funesto), essa divenne riflessione sul colore.

Si ebbero le origini de la critica del colore.

Ma il tradizional preconcetto d'imitazione de la realtà esterna, esplicantesi in forma
di naturalismo o di classicismo, era ancor lungi da l'esser formalmente sorpassato:
in grado diverso, a seconda degli scrittori, or l'una or l'altra limitazione prevaleva, or
coesistevano entrambe; anche se il sentimento irriflesso e spontaneo d'un indirizzo
cromatico dé la pittura indicasse l'effettivo superamento di quei pregiudizi.

Occorreva una visione coscientemente rinnovata, la quale comprendesse che, quando
la critica non riposi su un « concetto de l'arte », essa non può aver vigor d'esistenza.
Unico il Winckelmann aveva sentito questa necessità; il quale, perciò, deve ritenersi
superiore agli scrittori precedenti; ma, avendo,' d'altra parte, informato il suo giudizio
su l'astratto criterio de la bellezza ideale, aveva dato a la sua storia palese carattere
d'esteriorità e di ricercatezza.

Venne il romanticismo.

Il romanticismo determinò, ne la storia del pensiero, conseguenze di un significato,
che certo non corrispondono ne la storia de l'arte. La critica trovò, in esso, la sua legge
d'estetica: vide, per esso, l'arte, non com'effetto d'una qualsiasi forma d'imitazione
esterna, ma com'effetto di spiritualismo — seppe, per esso, che, « contenuto de l'arte
non sono le cose esterne o le esterne idee, ma il sentimento dell'uomo, che l'arte esprime
ne le sue immagini », come oggi si dice.2

1 Croce, Due note d'estetica, cit., pag. 1.

2 Croce, Due note d'estetica, cit., pag. 2.
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