L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EUGÈNE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 189

Ma, se limiti non mancano in quella visione — s'essa risente a volte d'influssi
di teorie contradditorie — se qualche aspetto de l'esclusivismo academico ancor la
vincola (specie per ciò che è pittura del tempo) questi casi non sono tali, nè tanti da
far sorger dubbi su la posizione fromentiniana ne la critica: il Fromentin ricerca il
« motivo poetico dominante », investiga l'opera, non ne le sue parti sciolte dal nesso, o
negli esterni contorni, ma nel suo spirito animatore.1

Sì che, chi sappia superare i singoli giudizi, per veder ciò che v'ha d'universale e
di storico nel pensiero di colui che sente una singola forma artistica, non può non scorger,
nei Mattres d'autrefois, il significato eccezionalissimo. Quell'arte dei Paesi Bassi, che il
determinismo tainiano aveva poco prima spiegato quale effetto d'ambiente, il Nostro,
mediante il libero criterio, penetra nel cuore; e, con felice attitudine a trar conseguenze,
altrui fa conoscere in ciò che ha d'essenziale.

Inoltre, ciò che à maggior valore, una concezione de la pittura quale quella da lui
adottata, che porta luce su l'arte d'Olanda e de le Fiandre, serve perfettamente a
l'intelletto di altre scuole: de le scuole che, dal Cinque a l'Ottocento, si son preoccupate
d'un problema: « conserver aux couleurs de la gamme, quelle qu'elle soit, riche ou non,
rompue ou non, compliquée ou réduite-, leur principe, leur propriété, leur resonnance
et leur justesse... partout et toujours, dans l'ombre, dans la demi-teinte, et iusque
dans là lumière la plus vive ».

Il fatto che gli scrittori veneti del Sei e Settecento, studiosi de l'arte del loro paese,
si sian tanto avvicinati a la concezione tonale, da esprimere, oltremodo inconsapevoli,
giudizi del più intimo romanticismo, prova che, senza quella concezione, l'anima' de le
insuperate civiltà coloristiche di Venezia, d'Olanda e di Spagna non sarebbe penetrabile.

Quindi, il Fromentin, che non ha posto teorie, che non ha sfoggiato erudizione, che
non ha assunto quasi mai tono polemico, che ha usato, piuttosto, irr ogni luogo, l'alato
verbo del poeta — ed à visto l'arte « con occhi più grandi », (come vuol il Goethe) —
trattando di due scuole soltanto, ha avuto in mano, potenzialmente, le chiavi di tutte
quelle, le quali, dal Cinquecento veneziano giungono fino al romanticismo: nonostante
ogni modesta premessa, ha dimostrato, con i Mattres d'autrefois, come lo studio sia una
fatica che s'esplica in profondità, piuttosto che in estensione ■— come non sia neces-
sario ampliarne i limiti," per accrescerne la forza penetrante — come possan trarsi
leggi capitali, anche da l'esame d'un numero esiguo d'oggetti storici.

Da tutto ciò la singoiar posizione del Fromentin ne la critica artistica.

Se la visione sua trova il limite maggiore in ciò che è sua forza, poiché, per il criterio
di composizione tonale stessa, egli è indotto a non apprezzar la pittura, che non sia to-
nale — se essa s'arresta d'un tratto, su le soglie de l'impressionismo — se essa non por-
terebbe assolutamente al giudizio d'ogni pittura — è tuttavia certo che, per le scuole
di cui il Nostro ha trattato, e per quelle affini, di cui non ha trattato, il concetto di
composizione tonale, cui è pervenuto, attraverso il concetto spiritualistico de l'arte,
non è superabile.

I Mattres d'autrefois, quindi, pur così come sono, soltanto per aver dimostrato
che questo concetto è essenziale ad ogni critica d'arte, che quello è essenziale a la cri-
tica de la pittura, la qual suol dirsi moderna, posson esser suggerimento fecondo a chi
senta l'urgente necessità d'una riforma de la storiografia artistica.2

Mary Pittaluga.

1 Croce, art. cit., in Critica, 20 marzo 1918,
pag. 66. >

2 Cfr.: Croce, gli articoli già citati più volte:
Per una riforma de ta storiografìa letteraria ed ar-

tistica, in Critica, 20 gennaio 1018; Lodovico
Ariosto, in Critica, 20 marzo 1918, ed altri meno
recenti scritti del medesimo.
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