L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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IL LUOGO DI NASCITA DI BRAMANTE E I SUOI ESORDI

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di sè, tali da imporsi naturalmente a tutta la scuola
urbinate e a Bramante stesso.

L'arte di Piero, che diffondeva onde luminose

Fig. 6 — Luciano Laurana. Porta.
Urbino. Palazzo Ducale.

nello spazio ingrandito dalla scienza prospettica,
e quella del seguace forlivese, che squadrava con
energia romagnola le sue figure e le scorciava ar-
ditamente, prepararono le visuali di Bramante
architetto. TI giovane pittore, attratto poi all'ar-
chitettura, quando di Luciano Laurana vide i
magnifici esempi, lasciò i pennelli serz'avere rag-
giunto eccellenza nell'arte pittorica. Nel ripren-
derli, per dipingere gli affreschi di casa Paniga-
rola a Milano, rivelò come il suo temperamento
non tosse di pittore, nè seppe ripetere, nei suoi
giganti ferrigni e lustri, il rigore dell'ampia squa-
dratura formale di Melozzo; gli bastò presentarli
nella loro imponenza, nei paludamenti o nelle
armature, proiettanti ombre sulle pareti della sala;
sbalzati dal fondo, collegati alla forma architet-
tonica. Collocò i suoi paladini non segnati del loro
nome, non identificabili con l'uno o con l'altro degli
antichi eroi, entro nicchie o tra pilastri, contento
di animare l'architettura dipinta di un'aula, di
far rilevare statue giganti nella penombra degli
intercolunni attraversata da caldi riflessi di luce.
Le figure a forte rilievo, le giovanili incorniciate,
come gli angeli di Melozzo, dall'ampia chioma
inanellata, hanno occhi di bambola, bocche soc-
chiuse, capelli a riccioli di metallo lucente; fan

da parata, adornano monumentali l'opera dell'ar-
chitetto. Da Melozzo, Bramante aveva preso la
stampa delle figure, l'involucro esteriore; e gli
bastò: l'anima non doveva essere nei petti dei
singoli uomini d'arme, ma nel generale organismo
della finta architettura.

Anche a Bergamo il Bramante, nell'eseguire,
sulla fronte e nell'aula magna del palazzo pubblico,
ritratti di filosofi greci a chiaroscuro, fu sempre
ligio al concetto di animare con la pittura le com-
posizioni architettoniche. I rapporti che Melozzo
ideò tra le figure e l'ambiente, dipingendo ad esem-
pio il'Platina davanti a Sisto IV e ai suoi parenti,
furono innanzi tutto raccolti da Donato Bramante.
Non tanto erudito nell'arte della pittura da svol-
gerla liberamente, egli la fece ancella dell'archi-
tetto, ne trasse effetti illusori, la racchiuse tra le
cornici e le finte membrature.

Nel 1465 Federigo da Montefeltro, dopo aver
« cercato per tutto, et in Toscana massime dove
è la fontana delli Architettori » un architetto che
facesse «in la nostra Città. d'Urbino una habita-
tione bella, e degna, quanto si conviene alla c.on-
ditione, et laudabile (ama delli nostri progeni-
tori, et anco alla, condition nostra », elesse « mae-

Fig. 7. — Porta. Urbino. Palazzo Passionei.

stro Lutiano per Inzegnero et Capo di tutti li
maestri che lavoraranno alla ditt'opera », avendo
prima inteso della sua fama, e poi « per esperienza
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