L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EVA TEA

tità nell'esecuzione. Effettivamente, si ritrova qui
sviluppata quella tendenza a romanizzare il colore
che notammo, correttissima, nella lunetta del
S. Lorenzo.

Scema la copia dei toni: predominano.invece le
tessere bianche o lilla, rosse , e nere; ma variate
con tale potenza cromatica e sapienza plastica da
conferire alle otto figurine non più alte d'un bimbo
maestà veramente romana e superiore.

L'ultimo trionfo del secolare ciclo coloristico è
nella cupola di questo medesimo battistero, sopra-
elevata un cinquantennio dopo la fondazione. 1

La grandiosa proporzione delle figure mette a
piena prova le possibilità cromo-plastiche della
scuola: poiché non si tratta più soltanto di mac-
chiettare accennando per abbreviatura le masse,
ma di costruirle nella loro vastità corporea.

Le tessere sono le più fratte e varie che io abbia
mai visto in opera musiva: piccole tutte e adatte
al luogo e alla funzione loro, assestate nervosa-
mente da quella mano stessa che le scalpellava
conforme la bisogna fuor della pasta amorfa.

Perfetto dominio delle illusioni a distanza con-
sente audacie coloristiche assolutamente ditiram-
biche. Diresti ampiamente lumeggiata una testa
che possiede una sola tessera bianca: le forti canne
nasali si risolvono in zone violacee e rosse: verdi i
capelli in ombra: l'occhio girato è una bandiera:
bianco, rosso, verde.

Quanto sensato fosse quest'apparente anacro-
nismo coloristico si vede dove l'artista, preso da
non so quale timidità ragionante, corregge in
avana o in azzurro le iridi rosse: il mancato con-
trasto con il bianco della cornea dà in basso effetto
d'occhi slavati e morti, malinconici a vedere.

Il magnifico afflato delle teste di Bartolomeo,
di Paolo, di Giuda, si lascia però addietro le altre,
dove sopragiunge la tendenza schematica che no-
tammo a S. Maria Maggiore.

I contorni, non rossi più, ma bruni, si fanno
continuati e netti: la tessera è larga, squadrata,
porcellanosa. Le fattezze del viso prendono una
precisione fredda e quasi ideografica. Le masse
sono ancora sentite, ma entro la maglia dei con-
torni, con più simmetria che arte. La testa, di
Pietro, ragionevolmente corretta e larga, ci porta
di già in un altro ciclo artistico, che non tarderà
molto a fiorire nella conca di S. Vitale.

La tendenza alla fissità, alla semplicità, allo
schematismo si nota in altri campi artistici nel se-
colo v. Ne dà esempi cospicui la pittura cimiteriale,

1 Giuseppe Gerola, L'alzamento e la cupola del Battistero
Neoniano, in Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze lettere ed
arti, 1916-17, tomo LXXVI, parte II.

si afferma nel Virgilio della Vaticana (che per ciò
va ritenuto posteriore all'Iliade di Milano): e se ne
vedono i frutti fecondati dalle influenze orientali
in quei freschi romani che si possono datare con
discreta certezza dal vi secolo.

Era prevedibile che a questo fine si venisse,
tosto o tardi.

Azione e reazione seguono così immediate nello
spirito umano, che i contrari giungono a toccarsi
in uno stesso punto dello spazio e del tempo.

Al pericolo della moritura imagine, l'arte si
oppose schematizzando i grami elementi superstiti.
Vi si prestava il tradizionale isolamento della fi-
gura e quel carattere ideale e premeditato ch'è in
fondo a tutte le composizioni antiche; sia pure le
più naturalistiche.

Lo schema romano non è ritmico, ma sime-
trico, di massa lineare e non zonale : poggia in-
somma su altri principi da quelli che Bisanzio
instaurerà nel vi secolo. E tuttavia bastò all'in-
telligenza di quelle forme, che sarebbero rimaste
lettera morta per la pittura occidentale.

Tal legge si dà nella storia degli influssi. Un'arte
accenna a un ideale stilistico; ma non ha da sè le
forze per giungerlo in assoluto: allora si guarda
attorno e sugge avidamente quelle forme che ser-
vono alla sua bisogna. Nella gioiosa assimilazione
sembra smarrire tavolta l'originalità: ma la. sua
natura occulta non lascia di travagliarsi attorno
ai nuovi elementi sin che questi e quella appaiono
diversi da prima e compenetrati.

Il neo-ellenismo asiatico della Genesi di Vienna
e del codice di Rossano trovò eco in Roma perchè
appagava l'aspirazione di quella giornata artistica.
NI1 plasticismo residuo del colore romano, incon-
trando la riazione formale, creò un breve ciclo di
opere singolari, se bene un po' ibride, che fa pen-
sare insieme alla Roma del 11 secolo e alla rinascita
bisantina intorno il 1000. Tale l'Annunciazione
del secondo strato nel palimsesto di S. Maria An-
tiqua e la disagevole decorazione musiva dei
Ss. Cosma e Damiano.

La quale bisogna pur lodare per la grande ro-
manità e possanza, ma non senza correre col desi-
' derio alla conca di S. Prassede, dove lo stesso mo-
tivo trova una stesura e un riposo veramente com-
piuti e soavi.

Ma con queste opere noi tocchiamo il termine
del ciclo pittorico su cui ci piacque soffermarci per
pura gioia coloristica.

Non già ch'esso venga meno d'un tratto, che
sarebbe un assurdo in logica e in istoria; — darà
anzi bagliori fra il secolo vii e L'vill, favente il greco
.papa Giovanni — ma il suo corso vitale è ormai
compiuto e sopraggiunto da altri spiriti e modi.
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