L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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LA DATA DELL'ATTIVITÀ ROMANA DI GIOTTO

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di Giotto, anzi che non Benedetto XI, ma soltanto il suo successore- Glemente V aveva
pontificato in Avignone. Allora, distinse'con alquanta disinvoltura- Benedetto : XI (che
per errore forse di stampa chiamò IX) fece lavorare Giotto in Roma, e Clemente V
in Avignone. Non senza fantasticare su Dante, e sulle numerose opere di Roma e di
Francia. Fantasia, e fantasia partita dà una semplice svista dell'Albertini, aveva creato
tutto quel castello di carta!

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Ebbero buon giuoco i numerosi avversari deb Vasari, che scrissero d'artisti nel se-
colo xvii, per pórre in evidenza tali e sì numerosi errori. A S. Pietro poi si conservava
e si continuava ad usare il Martirologio dei benefattori della basilica; era quindi facile
ai dotti archeologi che crescevano allora all'ombra del Vaticano di conoscere la notizia
sfuggita al Vasari sul vero committente delle opere di Giotto in Roma, e di ristabilire
quindi esattamente la verità. Purtroppo, per un complesso di ragioni che' cerchéremo di
chiarire, quando il risultato di tutte le contraddizioni al Vasari, di tutte le ricerche
erudite secentesche, giunse alla stampa nell'opera del Baldfmicci,1 nuovi errori si erano
sostituiti a quelli del Vasari, e poiché non trovarono tutta la critica diligente che ave-
vano avuto gli errori del Vasari, i nuovi errori sono giunti sino a noi.

Ecco il passo del Baldinucci: « Jacobus Gaetani de Stephaneschis diàc. card, sancti
Georgii Mathei Ursini card, archipresb. sancti Petri Bonifacii papae Vili, nepos, Nicolai
papae III pronepos, et Rotae auditor, et sacrae basilicae Vatìcanae canonicus, a Boni-
fatio Vili de anno 1295. Canonicus declaratus, de Vaticana basilica, cuius canonica-
tum, quamdiu vixit, retinuit, optime meritus. Naviculam sancti Petri de anno 1298
eleganti musaico faciendam curavit per manus Jocti celeberrimi Pictoris, prò quo opere
florenos 2220 pefsolvit, ut ex libro antiquo benefactorum fol. 87 sub bis verbis: obiit etc. »
Seguono le parole del Martirologio dell'Archivio di S. Pietro, sino a « longissimum »;
e vengono tralasciate le notizie successive del Martirologio che non riguardano l'arte, le
quali sono sostituite da nuove notizie sul cardinale: « Qui supradictus cardinalis obiit
Àvenione anno 48. sui Cardinalatus 1342, delatus ad Urbem est, et'in hac basilica in
sacello S. Laurentii et Sergii Martyrum sepultus ».

Tutto il passo, che è dunque composto di tre parti (una prefazione, il brano del
martirologio e una conchiusione), è indicato dal Baldinucci come un documento solo.
Da questo errore è derivata la tradizione secondo cui nel 1298' Giotto avrebbe lavorato
a Roma, tradizione accolta non soltanto da gli storici dell'arte, ma, ciò che è più grave,
anche da chi recentemente ha pubblicato un'apposita monografia sul cardinale Jacopo
Stefaneschi,2 e che pure avrebbe avuto il dovere., sembra, di leggere l'obituario del cardinale.

Ma è inutile di seguire tutta la tradizione posteriore al Baldinucci, poiché tutta
deriva dal Baldinucci stesso. È invece necessario di ricostituire il processo di formazione
della tradizione, prima del suo giungere all'onore della stampa, sia per precisarne l'even-
tuale valore, sia per illustrare un caso alquanto tipico del carattere familiare; o fanta-
stico in buona fede, proprio della critica del Seicento.

Il passo del Baldinucci dunque è preceduto da una dichiarazione: «Nell'archivio
di S. Pietro in Vaticano in un libro intitolato Martirologio, foglio 83. si trova la seguente
memoria venuta a mia cognizione, prima per nota ritrovata nella mai a bastanza ce-
lebrata libreria de' manoscritti originali, e spogli del già Carlo della nobilissima famiglia
degli Strozzi senator Fiorentino, poi per riscontro avutone dallà medesima città di Roma;
e finalmente per aver trovato essere stata accennata dal Torrigio nel suo libro delle sacre
grotte Vaticane al capitolo 5, siccome da altri moderni autori ». E in margine è indicato:
« Ciacc. pag. 808 ».

L'indicazione della prima fonte è troppo vaga perchè la si possa determinare con pre-
cisione. Tuttavia, dal « Catalogo dei codici della libreria strozziana » scritto nel 1789 da
Ferdinando Fossi 5 risulta che in parecchi codici strozziani era ricordata l'attività di
Giotto a Roma.. Ne parla infatti il libro di Antonio Billi che è il n. 476 della biblioteca
di Carlo Strozzi.4 Ne parla l'anonima « Raccolta di diverse memorie d'Uomini' illustri

1550 il Vasari era stato più prudente, aveva in-
dicato in Benedetto XII il papa che fece chia-
mare Giotto a Roma, e aveva taciuto del viaggio
ad Avignone. Poi, per influsso dell'Albertini e per
aggiungere i lavori avignonesi, sdoppiò Benedetto
XII in Benedetto XI e in Clemente V.

1 Notizie de' Professori del Disegno da Cimabue
in qua, in Firenze, 1681, secolo I, pag. 44-45.

2 Ig. Hòsl, Kardinal Jacobus Gaietani Stefa-
neschi,, in Historische Studien, h. LXI, Berlin,

1908, pag. 114. D'altronde il Hòsl accetta senza
critica non solo là data 1298, ma anche tutte le
altre simili fantasie Che gli eruditi romani del '600
e del '700 stamparono sulla questione.

3 Conservato mss. nella sala dei mss. della
Biblioteca Nazionale di Firenze.

4 C. v. Fabriczy, in Archivio Storico Italiano,
VII (1891). È il còd. Magliabechiano, ci. XXV,
numero 636.
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