L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARIO SALMI

dcnza stòrica.1 Le poche cose di porfido, restituite a quella corrente, come il sarcofago
di S. Elcna e quello di S. Costanza ora al Vaticano, non si prestano a nessun confronto
col nostro rilievo in cui manca ogni accenno paesistico e diverse appariscono le regole
della composizione e le forme, sempre tondeggianti nell'arte egiziana. Vano è anche
pensare alla Siria dominata da uno stile coloristico essenzialmente decorativo inspirato a
motivi geometrici e vegetali, stile che non ci ha ancor dato una statua o un bassorilievo.2
In Asia Minore fiorì una nobile arte inspirata davvicino alla greca; ma è rappresen-
tata da un tipo speciale e caratteristico di saixofagi che formano un gruppo compatto e
ben definito con figure di forte effetto plastico, affini e talora superiori alle nostre, isolate
non solo per la loro posa monumentale, ma divise materialmente l'ima dall'altra, da co-
lonne con trabeazioni o frontoni, come il sarcofago di Psamatia al Museo di Berlino e

quello di. Sidamara al Museo di Costantino-
poli, 3 gruppo che conserva qualche esempio
ancora pagano, pure in Italia.4

LI rilievo che studiamo non presenta affinità
stilistica neanche con questa corrente; non
resta dunque che metterlo in rapporto con la
fioritura artistica di Bisanzio. Quando Costan-
tino nel 330 scelse quella città a sede dell'Im-
pero, essa divenne una nuova Roma. È noto
che non le mancarono fori, palazzi, bagni e
ginnasi, acquedotti, ippodromo, statue; e,
quello che v'ha di più, fu adorna di colonne
onorarie erette a Teodosio il Grande (386) e ad
Arcadio (403) con stòrie svolte a spirale in con-
tinuità narrativa e occupanti tutto il fondo ad
imitazione della colonna Traiana e di quella An-
tonina. Intensa era dunque la luce che veniva
da Roma: e se in massima parte scomparvero
0 furono modificati i monumenti più notevoli,
resta ancora la base dell'obelisco di Teodosio
innalzato nell'ippodromo l'anno 381, che è par-
Fig. 6 — Base dell'obelisco di Teodosio ticolarmcnte interessante per noi. Nelle diverse

Costantinopoli. rappresentazioni dove l'Imperatore riceve le

offerte dai barbari (fig. 6) o presenzia i giuochi
del circo, è ripetuto lo stesso schema compositivo diviso in due grandi zone da transenne:
nella superiore vi apparisce il Monarca con l'Imperatrice e i .dignitari di corte, nell'infe-
riore gli offerenti, i giocolieri ed il popolo come sulle scene simili dell'arco di Costantino.
Con la differenza però che in questo, svanita ormai la monumentalità romana, le sculture
accennano ad una goffa decadenza; in quello l'antico stile classico si è rivestito dello
spirito nuovo che viene dall'Oriente: la monumentalità è divenuta compostezza solenne
ed ha assunta la religiosità delle composizioni sacre. Lo stesso rapporto che corre fra la
base di Costantinopoli e l'Arco di Roma intercede fra il nostro rilievo e i sarcofagi cri-
stiani dell'Occidente.

'Uno spirito affine si riscontra nella scultura di Barletta e nei rilievi di Bisanzio, ac-
compagnato da larghe rispondenze di stile nel muovere dei panni, nella profondità del
rilievo e nella interpretazione di esso; nella struttura medesima delle figure in cui tornano

1 Ch. Diehl, Manuel d'Art Bizantine, Paris, 3 Ch. Diehl, op. cit., 96 e segg. '

J909, 71 e segg. Ivi si vegga anche la copiosa biblio- 4 A. Munoz, Sarcofagi asiatici in L'Arte, a. IX,

grafia alla quale rimando. (1906), 130.

1 Ch. Diehl, op. cit., 38 e segg., e 262.
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