L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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CARLO BAUDELAIRE CRITICO D'ARTE

è, in materia di pittura, più passionale, più lirico,
poco obbiettivo. E appunto dal senso di lirismo
che si diffonde, oltre che dalla sua opera d'artista,
dalla sua concezione di teorico, discendono in
linea retta le differenze profonde Ira la critica del
Dclacroix e quella dei suoi predecessori: per co-
storo, forse senza eccezione, l'arte è quistione di
idee e di riflessione, di scuola e di dottrine: mentre
pel nostro pittore si tratta di sentimento, di emo-
zione, di libertà e di vita; principi questi che do-
vrebbero valere per ogni arte e che nessuna diversa
concezione su di essa giustifica assenti: che cer-
tamente, variando l'ideale cui tendere, vari anche
il giudizio in tempi di poco diffuso senso storico,
è più che naturale; ma, ripetiamo, il Dclacroix
ha il merito grande d'avere riportato in simili qui-
stioni un calore di pura liricità unita ad una sin-
golare larghezza di spirito che per l'innanzi man-
cava.

Nè gli si può rimproverare, essendo egli parte
in causa, d'avere avuto talvolta comune con gli
altri e nonostante la sua larghezza di vedute, una
intransigenza che noi, avvezzi a maggior libertà
di giudizio, giudichiamo poco bene.

Comune egli ebbe coi suoi precursori il senso del-
l'antirealismo, ma un'enorme e sostanziale diffe-
renza si nasconde in questa apparente somiglianza:
egli non comprende infatti un'arte che sia solo
copia della natura e che non faccia alcuna parte
all'immaginazione, cioè alla facoltà di compren-
dere e rivivere nel proprio intimo il mondo del
reale, in modo che l'opera d'arte abbia il magico
potere di comunicare con lo spettatore, di pene-
trargli nell'anima, di farlo sognare.1

La sua simpatia per i soggetti grandiosi e let-
terari, la mancata percezione della nobiltà e di-
gnità di qualunque soggetto, purché sia lirica-
mente trasceso, e sovratutto la mancanza di un
vero e proprio metodo, le contraddizioni che tal-
volta si colgono qua e là, la visione non chiara di
qualche problema, la scarsa conoscenza storica
dell'arte, lo riallacciano di contro, certo solo in
parte, a gli scrittori precedenti di critica.

Ma se, raccogliendoci in noi, vogliamo riassu-
mere le impressioni che suscita la lettura del
Giornale, dobbiamo dire che esso ci appare, con
tutte le ingenuità e le scorrettezze di un'opera non
destinata alla pubblicazione, uno dei libri più in-
teressanti che si possono leggere sull'arte. Esso

1 Journal: «Eh! realiste mauclit, youdiaìs-tu par hasard
me produire une illusion, telle que je me figure que j'assiste
en réalité au spectacle que tu pretends m'offrir? C'est la
cruelle réalité des objets que ie fuis quand je me refugie
dans la sphère des créations de l'art » e altrove: ti Le reàlisme
devrait étre défmi l'antipode de l'art »,

affascina per la sincerità, con cui è scritto, per la
forza di vita che lo pervade, per la profonda in-
tuizione dell'arte a cui è ispirato. Intuizione che
certamente non potè non colpire il Baudelaire.
Mente acuta e intelletto dominatore oltre che ar-
tista sensibile e squisito, egli seppe trascendete e
disciplinare gli spunti offertigli ^dal Delacróix,
ampliarli e trasformarli, dandoci opera di critica
vera e piena.

Dalla definizione sull'arte quale ce la dà il
Baudelaire discende come logica conseguenza la
concezione della pittura pura e della critica pura,
che è quella adottata dal Nostro. A proposito in-
fatti di alcuni, pittori del suo tempo che per po-
tersi dire romantici proclamavano la necessità
di abolire i soggetti greci e romani, non già perchè
non più capaci di essere sentiti, ma perchè soggetti
classici, il Baudelaire esclamava: « E giusto questo ?
Non è forse possibile fare dei Greci e dei Romani
romantici quando tali lo si è noi stessi ? » Corollario
indiscutibile di queste parole, l'affermazione del
nessun valore che il Nostro dava in pittura al sog-
getto, per eoncentraie tutta la sua attenzione al
come fosse reso, confermando così la sua fede nel
carattere formale dell'arte.1

* * #

Pittura e critica pura abbiamo detto: e indubbio
infatti che bisogna — in pittura e critica, pitto-
rica — rifiutare assolutamente il soggetto come
valore di rappresentazione (che riduce il quadro
ad un alfabeto figurativo e ne fa sottostare il
merito all'interpretazione erudita e psicologica)3
per dare unicamente importanza agli elementi
pittorici puri, come colore, volume, piani, linee.
Il che non significa astrarre — come si è voluto
e fatto — dagli elementi della realtà: il reale
estrinsecandosi pittoricamente per mezzo della
deformazione coloristica, lineare o formale, è
ovvio che se noi la eliminiamo con l'astrazione,
ne risulterà illeggibile ' la interpretazione lìrica

1 Formale in senso buono e legittimo, non in quello di
forma-ornamento. A creare la concezione, che certamente
non sorse dal nulla, dell'indipendenza dell'arte cosi dalla
scienza come dall'utile e dalla molale, avevano aiutato del
resto in Francia le ricerche estetiche tedesche. « La conce-
zione romantica dell'arte, — scrive il Croce (Estetica,'parte II,
cap. IX) — è in sostanza quella della filosofia idealistica
tedesca, dove la si ritrova in forma più coerente e sistematica.
È la concezione dello Schelling, del Solger, dell'Egei, ben
conosciuti,insieme a tutto l'ambiente letterario ed artistico,
dal romanticismo francese».

1 Cosa è il soggetto e quale il suo atteggiamento: senti-
mentale, eroico, familiare, ecc.
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