L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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ADA RECCHI

« con tutti i mezzi che il mestiere fornisce »1 della
persona pura e semplice dell'artista.

Questa teoria del Baudelaire, che è così sem-
plicemente esposta, con una naturalezza che le
toglie o^ni pretesa di cosa grande e nuova, è l'idea
che tutti noi abbiamo ora dell'arte. In realtà
occorreva un'anima così fine e veggente come quella
dello squisito poeta dei Fleurs per enunciarla.

Se noi paragoniamo le precedenti dottrine este-
tiche, anche quelle che sembrano avere più un
barlume di liberalità e di modernità, siamo pur
tuttavia lontani dalla sana concezione baudela-
riana che respinge lontano da sè tutto ciò che non
ha valore soggettivo, che non sgorga dall'imme-
diatezza della ispirazione.

Se a qualcuno Baudelaire si riattacca, come
teorico e come critico, questi è Eugenio Delacroix,
all'amicizia e agli influssi del quale risale certa-
mente la formazione spirituale del Poeta, scrittore
d'arte.

Delacroix esteta aveva avuto una concezione
assai larga del Bello.

Il Bello — egli dice — « est partout, et chaque
homme non seulement le voit, mais doit absolu-
ment le rendre à sa manière » 2

Da questa affermazione appaiono i due lati
più caratteristici e moderni delle dottrine este-
tiche dell'artista: un sano liberalismo per cui nel-
l'opera d'arte è permesso accogliere la moltepli-
cità delle forme: la tendenza all'espressione, in
arte, della propria personalità.

Di più tutti sanno l'importanza che il Delacroix
dà alla fantasia: « Tout travail où l'imagination
n'a pas de part m'est impossible ».

E son queste le concezioni che Baudelaire farà
sue.

• Ma non a ciò solo si limitano i punti di contatto
tra il Pittore e il Poeta: diremo meglio che quasi
per tutti i problemi dell'arte, specie della pittura,
essi hanno soluzioni concordi, ed esplicano nel
giudizio su artisti, concordi simpatie ed antipatie.

Infatti il Delacroix non ammette che un'opera
d'arte possa essere composta diversamente che
per « masses marchants simultanément »,3 e que-

1 « Il bello — dice anche il Baudelaire—è sempre bizzarro,
ma non volontariamente, freddamente bizzarro, che sarebbe
un mostro uscito dai solchi della vita; sibbene materiato di
quella bizzarria incosciente che forma la sua caratteristica
ed è, in ultima analisi, l'individualità ».

2 Journal intime, i° ottobre 1855.

3 Coglie così l'errore di uno dei principi più caro ai davi-
diani, in virtù del quale ogni brano di un quadro viene ter-
minato e rifinito con cura, indipendentemente dall'insieme.
Teoria, che deriva immediatamente dalla già accennata, è
quella dei « sacrifici », cioè l'arte di mettere in rilievo alcune

sta convinzione ci fa pensare alle parole del Nostro,
a proposito del salon 1859: « Un buon quadro,
fedele al sogno che l'ha prodotto, deve essere creato
come un mondo: come la creazione è il risultato
di più creazioni, di cui le precedenti sono sempre
completate dalla seguente, così un quadro, con-
dotto armonicamente, consiste in una serie di
quadri sovrapposti. Invece io mi rammento di
aver visto negli ateliers di Paul Delaroche e di
Orazio Vernet dei quadri cominciati, cioè a dire
finiti assolutamente in alcune parti, mentre altre
erano ancora indicate da un contorno nero o
bianco ».

Per Delacroix il colore è il mezzo migliore per
trasfondere nella tela la vita, per animare la bel-
lezza. « Les peintres qui ne sont pas coloristes.
font de l'enluminure et non de la peinture. La
peinture, proprement dite, à moins qu'on veuille
faire un camai'eu, comporte l'idée de la couleur
cornine une des bases nécessaires aussi bien que
le clair-obscur et la proportion et la perspective.
La proportion s'applique à la sculpture comme à
la peinture. La perspective détermine le contour;
le clair-obscur donne la saillie par la disposition
des ombres et des clairs mis en Telation avec le
fond; la couleur donne l'apparence de la vie »
(23 febbraio 1852).

La vista della propria tavolozza l'infiamma:
« Ma palette fraichement arrangée et brillante
du contraste des couleurs suffit pour allumer mon
enthousiasme », egli esclama. E noi vedremo l'im-
portanza che avià, nella pittura, il colore pel
Baudelaire.

Anche i giudizi che il Delacroix porta nel suo
Journal su pittori del passato, o su qualche ar-
tista suo contemporaneo è le preferenze che ma-
nifesta, concordano singolarmente con giudizi e
preferenze del Nostro, senza che però questi tra-
disca le oscillazioni e i mutamenti che appaiono
frequenti nel Delacroix.1 Ferma resta, s'intende,
in entrambi, l'ammirazione pei coloristi, siano
essi veneziani o fiamminghi, l'antipatia per i « rea-
listi » e una grande riservatezza circa i neo-clas-
sici della « Scuola francese ». Certo il Delacroix

parti velandone altre di minore importanza, .Delacroix la.
definisce una '« grand art que ne connaissent pas les novices:
ils veulent tout montrer».

1 Come avvenne per esempio nei suoi giudizi su Tiziano,
sul principio da lui non compreso e poi ammirato incondi-
zionatamente; o.in quelli su Michelangelo, caldi d'entusiasmo
dapprima, freddi e reticenti di poi, con un ritorno di ammi-
razione negli ultimi anni di vita del pittore, quando sembrano
cadere dal suo spirito i ceppi e i pregiudizi che gl'interdice-
vano la comprensione di certe forme di arte troppo lontane
dalla sua.
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