L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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LE ORIGINI DELLA CRITICA D'ARTE A VENEZIA

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alcun luogo pura e viva, in altra parte torbida e smorta. Considerate anche la maraviglia
ch'io ebbi dei nuvoli composti d'humidità condensa, i quali in la principal veduta mezzi
si stavano vicini ai tetti degli edifici], e mezzi sulla penultima, perochè la diritta era
tutta d'uno sfumato pendente in bigio nero. Mi stupii certo del color vario, di cui essi
si dimostravano. I più vicini ardevano con le fiamme del foco solare; et i più lontani
rosseggiavano d'uno ardore di minio non così bene acceso. O con che belle tratteggia-
ture di pennelli naturali spingevano l'aria in là, discostandola dai palazzi, con il modo
che la discosta il Vecellio nel far dei paesi. Appariva in certi lati un verde azzurro; et
in alcuni altri un azzurro verde veramente composto delle bizzarrie della natura maestra
de i maestri. Ella con i chiari e con gli scuri sfondava e rilevava in maniera ciò che le
pareva di rilevare e di sfondare, che io, che so come il vostro pennello è spirito dei
suoi spiriti, e tre e quattro volte esclamai: O Titiano, dove sete mo?... che più non
durò la maraviglia di sì fatta pittura» (III, p. 48, 1544, di maggio in Vinetia).

E bisognerà aspettare non già Bernardin de Saint-Pierre, ma Chateaubriand e
Maurice de Guérin, nonché Baudelaire e Fromentin, per riottenere una così completa
e appassionata dedizione dello spirito d'un letterato e poeta all'incanto della musica
del colore.

* * *

Mentre così l'Aretino, ricordando le più belle pagine di Leon Battista Alberti («siano
alle vergini movimenti et posari ariosi... »), trasfonde nella sua lirica i motivi della pit-
tura veneziana e deve al suo esser poeta, ma ignaro di latino e di Plinio e di categorie
sistematiche, la singolare originalità della sua critica; mentre, ancor più precisamente,
egli ci mostra come la sua natura ricca e illetterata dimenticò presto il « sentito dire »
dei primi anni e bevette col respiro l'anima e il gusto degli artisti e dei raccoglitori pa-
trizi, provandoci così, anche meglio che le note del Michiel, l'esistenza d'una amorosa
coltura pittorica in Venezia; nella minor gente veneziana più saputa e meno intelligente
avviene il fenomeno contrario, l'assorbimento cioè dei metodi critici toscani. E come la
pittura giorgionesca verso la metà del secolo si diffondeva nell'Europa e, venendo a con-
tatto con la tradizione precedente, la modificava e ne rimànea modificata, così le idee
acquisite dai letterati veneti si mescolavano all'oscuro sentimento loro della grandezza
e novità del « colore », e ne nacquero trattati e dialoghi, quasi a reazione contro il con-
tinuo sparlare che delle veneziane glorie si faceva a Roma e a Firenze; ma, naturalmente,
non v'era a Venezia una coltura già razionalizzata e originale e le difese dell'arte nuòva
ebbero il vizio d'origine d'esser fatte con le armi accattate alla critica accademica.

Ne segue circa verso il 1550 un incrociarsi di schermaglie, poverissime davvero,
di cui anche il poco che resta è dovuto a ragioni precarie e polemiche e a spirito di
campanile più che ad un concetto originale, fosse anche oscuro.

Primo ad entrare in lizza è il pittor veneziano Paolo Pino col suo « Dialogo di pit-
tura, nuovamente dato in luce in Vinegia per Paulo Gherardo, 1548 ». E da notare però
che già nel '47 Benedetto Varchi avea richiesto ai sette artisti toscani il loro giudizio
circa la «preminenza della pittura o della scoltura » (1549. Due lezioni. Firenze). La
cosa avea messo in fermento il campo dei critici e degli artefici: si ripeteva ciò che avea
detto Michelangelo; si sapeva quel che Michelangelo aveva indicato di Tiziano e del suo
colore, durante il soggiorno del Cadorino in Roma (1545-6). Anche il Pino, per quanto
dica di voler parlare di pittura come pittore, e lamenti che l'Alberti (da lui conosciuto
nel trattato latino De Pictura) s'occupi specialmente di matematica (notevole giudizio
che ci dice come tutta la prospettiva e le categorie toscane sembrassero ai veneti
scienza astratta e non critica di pittura) è, volente o nolente, nell'orbita delle idee più
letterate e comuni. La pittura per lui è come lo specchio: il concetto naturalistico del-
l'imitazione è rigorosamente osservato. Torna, favorevolmente dimostrata, la question
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