L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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DI BARTOLOMMEO AMM ANN ATI
E DI ALCUNE SUE OPERE

Già prima della sua venuta a Roma nel 1550 l'Ammarinati doveva essersi occupato
di architettura anche se gli eran mancate le occasioni di mettere in pratica i suoi studi.
L'architettura era un'arte consona col suo talento, non alieno dalle investigazioni di in-
gegneria e di meccanica, e doveva avere attrattive sopra di lui anche per il suo aspetto
di utilità pratica come fa fede un suo quaderno di appunti conservato alla Riccardiana
di Firenze e un libretto con studi di idraulica che si trova agli Uffìzi. Infatti anche
quando egli concepisce i disegni della Città Ideale, traccia prima le piante degli edifici
e par che si preoccupi piuttosto delle comodità degli abitanti che non dell'aspetto arti-
stico delle costruzioni.

Aveva del resto lavorato col Sansovino alla Libreria di Venezia e si era anche oc-
cupato di prospettive sceniche quando nel 1545 a Padova, nel Palazzo del Capitano, si
era recitata una commedia messa su da un certo Neri Giovanandrea.1 Giunto a Roma
entrò subito nel gruppo dei numerosi artisti che il nuovo pontefice Giulio III aveva
adunato dopo « essersi quetato alquanto dei primi giorni di tripudi e di feste »2 che segui-
rono alla sua elezione. Quel papa godereccio, che non voleva perdere nessun godimento
onesto di questa vita, intendeva anche l'arte come una delle giocondità dell'esistenza
e profondeva denari in decorazioni lussuose dei suoi appartamenti, presumendo anche
spesso di dettar legge in questioni di arte.

Fu il Vasari a presentare l'Ammannati al papa,3 che gli dette l'incarico, col bene-
placito di Michelangelo, di scolpire le figure a quella sepoltura che il Vasari aveva dise-
gnato in San Pietro in Montorio pel Cardinale Antonio Del Monte e per Messer Fabiano
avo del papa. Questi in tal modo iniziava il pontificato con un segno di gratitudine spe-
cialmente verso lo zio Antonio, che, potente cardinale sotto Innocenzo Vili, Alessandro
VI e Giulio II aveva lasciato al nipote e al fratello germano di lui, Baldovino, una in-
gente fortuna e il possesso della Vigna fuori Porta del Popolo.

Disegno del Vasari ed esecuzione dell'Ammannati, cioè in questo periodo una mesco-
lanza di elementi michelangioleschi e sansoviniani. Ecco infatti nei due defunti sdraiati
sul piccolo sarcofago il ricordo delle tombe medicee, già imitate dall'Ammannati nella
tomba di Mario Nari all'Annunziata, ecco un riflesso del Sansovino nelle due figure al-
legoriche della Religione e della Giustizia, un po' leziose nel torcersi de' corpi, ed ecco
di nuovo un accenno al Buonarroti della Sistina e un chiaro ricordo della maniera del
Bandinelli, primo maestro dell'Ammannati, nei putti che sorreggono con la testa e con le
braccia in atteggiamento ricercato la cimasa della balaustrata (fig. 1). Ma nell'insieme, la
cappella, semplice di linee architettoniche, e le figure finemente scolpite con ricerca di effetti
pittorici, e tanto comprese della loro eleganza, fanno un effetto più di serenità che di tri-

1 Bibl. Riccardiana, Ediz. Rare, c. II 120, 2 Vasari, Milanesi, VII, 693.
c. 88. 3 Vasari, Milanesi, VII, 521

L'Arte. XXVI, 7.
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