L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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PITTORI PISANI DEL XIV SECOLO

(Continuazione e fine, vedi fascicolo precedente)

Tratteremo ora del secondo gruppo di questi pit-
tori paesani iniziando il breve saggio col fare al-
cune osservazioni intorno ad una tavoletta del Mu-
seo Civico la cui trattazione effettivamente doveva
rientrare nel paragrafo precedente ma che, per op-
portune ragioni storiche, abbiamo qui posposto.

Il Sirèn, in un suo articolo già citato, ebbe oc-
casione, parlando dei primitivi pisani, di riunire in
un solo gruppo o meglio di attribuire ad un solo pit-
tore l'opera di cinque o sei maestri che avevano la-
vorato in Pisa oltre cento anni. Gli antichi docu-
menti che riguardano l'arte in Pisadurante il .Medio
Evo pubblicati per la maggior parte dal Tanfani
Centofanti, dal Bonaini e dal Ciampi, parlano spesso
di un Turino Vanni, pittore di Rigoli, paesetto
vicino Pisa, per molti lavori da lui fatti, per inca-
richi, testimonianze ecc. tra gli anni 1393-1427.

Ma il Da Morrona, nella sua Pisa illustrata nelle
arti del disegno, dice: «Nel 1300 fiorì un certo Vanni
« pittore da Pisa che fu padre di quel Nello di
« Vanni che adoperò i suoi pennelli ad abbellir le
« mura del Camposanto. Fratello del suddetto
« Nel'° forse fu quel Turino Vanni di cui abbiamo
« veduto in Pisa negli anni scorsi due pitture in
« tavola, l'una nella sagrestia della chiesa di
« Sant'Anna, l'altra nella chiesa interna della
« soppresse monache di San Silvestro; se ignoto
1 è qual fosse il destino della prima, caduta
« nella mani de' rinnovatori di quel monastero, ne
« resti almeno per noi la memoria che l'autor vi
«scrisse: Turinus Vanni pisanus me pinxil An.

« Mcccxr.nr ».

« Stava l'altra tavola sull'altare di detta chiesa
« magnificamente ideata all'uso tedesco e conte-
« neva la Madonna nello spartimento di mezzo e
« vari santi negli altri. Or basterà qui indicare che
« la chiesa fu tutta rimodernata »... « Per buona
« sorte il già decano S. Zucchetti saggiamente ne
« raccolse avanzi in tre piccoli quadretti che servi-
vano di ornato superiore all'architettura di tutta
« quella tavola e noi, quasi presaghi del vicino in-
« fortunio, trascrivemmo in tempo queste parole
« che a pie' delle predette immagini erano impresse:
« Turinus Vanni Fis. de Pisis me pìnxit. MCCCXL».

Dalle indicazioni del Da Morrona veniamo adun-
que a conoscenza di tre pittori. Un Vanni che fio-
riva nel 1300 e due figli suoi, uno chiamato Turino
l'altro Nello.

I la documenti pubblicati da storici pisani e dalle
tavole da lui firmate sappiamo che nel 1349 nacque
un al t i'o pi II ore del la mei Ics im a famiglia dei Vanni
e che è quel Turino Vanni di Pigoli a cui il Sirèn
attribuisce l'opera degli altri componenti il gruppo
che ora esamineremo. Abbiamo visto che il Da
Morrona parla di • alcuni avanzi » di una tavola fir-
mata da Turino Vanni pisano nel 1340 raccolti dal
Canonico Zucchetti. È bene ricordare che in seguito
ad un lascito del Canonico si ebbe nel secolo scorso
il primo nucleo dell'attuale Museo Civico Pisano al-
lora I. E. R. Accademia di Belle Arti, e che inoltre
nel catalogo fatto nel 1837 da Bartolomeo Polloni
delle Opere di pittura, modelli in gesso ed altri og-
getti raccolti nella I. e R. Accademia di Belle Arti in
Pisa, a pag. 11, è fatta parola di « una Crocifissione
di'l'urino Vanni pisano dipinta nel 1340 » ed in cui,
dice il Polloni, si vedono oltre il Cristo, la Vergine,
il San Giovanni e la Maddalena, il Sole e la Luna e
due angioletti ai fianchi della Croce.

La Crocifissione di cui fa parola il Polloni è evi-
dentemente quella che ancora oggi è possibile ve-
dere nell'attuale Museo Civico (sala V, n. 1) ed
in cui accanto alla Croce in basso, appaiono in
atteggiamento di dolore la Vergine, il San Giovanni,
ed in alto due angeli, il Sole e la Luna. E inoltre
questa Crocifissione un frammento di una qualche
pala d'altare poiché in essa è possibile ancora ve-
dere molto facilmente le vestigia di una cornice
cuspidata; così che noi la possiamo senz'altro rite-
nere opera del Turino Vanni p^ano che datava
nel 1340 la sua tavola « magnificamente ideata
all'uso tedesco » e della quale il Canonico Zucchetti
« raccolse alcuni avanzi » quando la chiesa delle
soppresse monache di San Silvestro « fu tutta ri-
modernata ». Infatti quando nel 1837 il Polloni
faceva il Catalogo dell'I, e R. Accademia di Belle
Arti, la donazione dell'appassionato raccoglitore
era avvenuta da poco tempo.

Inoltre la precisa denominazione di « /'( s ino » do-
po il nome di l'urino Vanni e quella dell 1 data
« 1340 » corrispondente con la scritta riportata dal
Da Morrona, ci fanno supporre che quando il Pol-
loni scriveva il suo Catalogo, ancora dovevano con-
servarsi le indicazioni che lo stesso Zucchetti
doveva aver segnato sotto la piccola tavola da lui
raccolta.

II dipinto racchiuso in una cornice cuspidata do-
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