L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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BENEDETTO LUTI

MI

fino a tre e quattro volte mutare », come il Pascoli ci narra. Così capiremo certi'
freddezze e certe lindure di colore e di disegno, qualche tratto che dà nello stento.
Ed il Luti raccomandava al Ratti che doveva affrescare una chiesa: « nella quale, se
l'intraprendete, cercate di farvi onore, ponendovi tutta l'accuratezza e diligenza w.1
Parole queste che molto ci dicono.

Giunto al suo venticinquesimo anno, Benedetto Luti decise di venire alla scuola
che Ciro Ferri aveva, com'è noto, fondata in Roma per i giovani toscani, ed in Roma

Fig. i. — Caino.
Stampa di G. Wagner da un quadro di B. Luti.
(Fot. Gabinetto Fot. de'la R. Sovrintend. alle Gallerie, Roma).

venne, nonostante che durante il viaggio gli giungesse la notizia della morte di Ciro.
Qui trovò, tra gli altri toscani, il bravo pittore fiorentino Tommaso Redi, discepolo
anch'egli del Gabbiani, ma superiore al maestro, che gli fu guida nelle prime visite ai
monumenti romani2 e compagno negli studi.3 S'iniziò così per il Luti la sua più vera
vita, e nell'ambiente romano, numeroso di tendenze e ricco d'opere d'ogni sorta, egli
respirò certo un'aria più viva che non nella sua patria scuola, se non per altro perchè
era per lui un nuovo ambiente e quindi una nuova esperienza.

A Roma, quando il Luti vi giunse (1691), s'era in pieno regime marattesco.
L'anno prima, per la festa di S. Carlo, s'era scoperto il quadro dell'aitar maggiore
della chiesa dei lombardi al Corso4 ed il Maratta dipingeva in gran copia quadri per

1 Bott ari, op. cit., voi. IV, p. i6g. 3 Gaburri, op. cit.

J V. lettera del Luti al Gabbiani, in da ta ly 4 Vita di Carlo Moratti, scritta da Gian Pietro Bel-
maggio i6yi, in Bottari, op. cit., voi. II, p. 72. lori fino all'anno 1689 continuata e terminai.! da altri.
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