L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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BENEDETTO LUTI

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qualche idea approssimativa di quest'opera ora smarrita 1 e dir cortonesco l'Iddio
Padre che appare sulle nuvole, accademico Caino, scorciato con fatica Abele,2 non
possiamo veramente parlarne e tanto meno darne un giudizio. Si potrà magari rite-
nere di non aver perduto gran cosa; e lo stesso per quell'altro gran quadro con la
Maddalena ai piedi di Cristo in casa del Fariseo, che il Luti dipinse nello stesso anno
(1691) del precedente e che seguì la sua stessa sorte. Tanto più perchè, oltre ad avere
anche per questa Maddalena una stampa del Wagner, dalla quale si potrebbero anche
intravedere manierismi professorali ed altre consimili cose, una replica di quest'opera
si conserva nella Galleria di S. Luca, in un piccolo quadretto, dal quale restano però
fuori, tra l'altro, molti elementi decorativi destinati a rafforzare l'effetto (un grande
tendone nell'alto, sfarzosi vasellami posti su di un mobile a far bella mostra), e si

Fig. 5. — B. Luti: Educazione d'Amore.
Wilhelmshoehe, Castello. (Fot. G. Ewald).

deve sperare che il quadro grande fosse migliore di questa stucchevole e lustra oleo-
grafia, vuota e falsa d'espressione. Prossimo a questo quadretto dell'Accademia ro-
mana si può considerare quell'altro di Cristo in Emmans, della stessa galleria, opera
questa un po' migliore e di una certa scolastica bravura, ma sempre lustra e leccata,
falsa e stucchevole. Non insistiamo quindi su queste opere, che tuttavia potremo ricor-
dare quando ci troveremo, anche in seguito, di fronte a certi accademismi e virtuo-
sismi a freddo.

Consideriamo piuttosto due studi del Luti, che sono tra i migliori disegni del
nostro artista conservati agli Uffizi, opere dei suoi primi anni romani,3 che possono
essere un saggio a mostrare verso quali ricerche si volgesse il nostro artista, quale
fosse la sua vera natura. V'è in questi studi (figg. 2 e 3) assai di fine e di arioso, un
mirabile senso dello sfumato volto ad effetti essenzialmente coloristici: osserviamo
con quanta delicatezza egli sa darci il senso direi epidermico di quei corpi, e specie

1 Cfr. « Catalogo delle opere », alla fine di questo 3 Uffizi, dis. 15336 e 15341, entrambi firmati,
saggio. Il primo è forse del 1694 (tenendo conto del simile

2 Uno studio per l'Abele che giace morto è forse dis. 15338 nel cui verso si legge tale data) ed il se-
un disegno firmato degli Uffizi (n. 15545). condo è del 1693, come si legge nel suo verso.
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