L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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BENEDETTO LUTI

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quadro. Pensiamo così alla Vestizione di S. Ranieri, nel Duomo di Pisa, opera nell'insieme
mancata per il contrasto che ne turba l'unità e il valore. Da una parte il Luti manierato
che accademizza il secentismo e architetta volutamente tutta la scena con le enfatiche
schiere della folla e le grosse figure in scolastici contrapposti, specie nel primo piano, in
cui si dispongono le dui' solite scene affrontate, in vuote pose (si noti quell'omaccione che
a destra balza con piglio sgangherato, quasi su palcoscenico). Dall'altra il Luti delicato
colorista, arioso e soave pittore, che ravviva con tocchi vivaci il gruppo centrale dei sa-

Fig. 9. — B. Luti: L'Addolorata.
Malta, S. Caterina d'Italia.
(Fot. Edward Alf. Godder).

cerdoti, la figura dolcissima del santo adolescente, femmineo paggio in seriche vesti dai
chiari colori d'oro, verdolini, di viola.

Le fredde e grosse figure della folla, si potrebbe dire, servono appunto a ravvivare,
per virtù di contrasto, il senso arioso degli sfumati, le note di colore del gruppo di S. Ra-
nieri. Ma in quelle ligure il Luti fu vuoto e retorico anche considerando l'opera nel suo
complesso, e ciò mostra, tra l'altro, quanto il problema del quadro grande d'effetto se-
centista fosse per il nostro qualcosa di poco attuale, intento com'egli era a deliziarsi
di morbidezze coloristiche, a dare il senso raccolto e idillico di certe scene e di certe figure.
In ciò il Luti fu all'unisono col suo tempo, e non posso pensare al 5. Ranieri senza ri-
cordare il mirabile 5. Luigi Gonzaga asceso, del francese Pierre Le Gros, in S. Ignazio: le
stesse delicatezze di luci alabastrine, la stessa dolcissima compunzione nei due santi ado-
lescenti.
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