L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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La critica d'arte negli scritti d'un pittore e scenografo:

BALDASSARRE ORSINI1

Ferdinando Galli Bibiena, quasi a conclu-
sione d'un capitolo del suo trattato di prospet-
tiva scenica,2 dice: « La maggiore difficoltà che
nasce dalla invenzione delle scene teatrali, è quella
della differenza dalla prima idea, fino all'ultimo
termine di porla in opera: perchè cala tanto, che
alle volte non si riconosce per quella... se ne forma
uno schizzo o abbozzo quale assai cala dal primo
concetto, poi si disegna in carta secondo le regole
della prospettiva ed architettura, ma per tali sog-
gezioni sminuisce assai, poi si disegna in opera, e
tanto più va perdendo quello spirito che fu prima
in idea... infine si dipigne e colorisce secondo l'arte,
ma sempre, invece di crescere, cala molto, ancorché
molto spirito e talento abbia chi opera » 3. Parole
che ci fanno vedere chiaramente tutta l'impor-
tanza della pittura scenica per gli artisti del sei e
settecento.

1 Nato nel 1732, venne a Roma ventenne e s'interessò
alle idee del « dotto conte Algarotti » che d Jmimvano
l'ambiente d'artisti e di studiosi romani. Tornato a Perugia
dove dalla demolizione d'alcune case era sorto il Nuovo
Teatro del Verzaro (Morlacchi) gli fu affidata nel 1779 l'eser-u-
zione del palcoscenico e degli scenari, nella quale fu coa-
diuvato dal pittore Francesco de Capo che dipinse «un te-
lone di marina », una « boschereccia »e altre scene tra cui una
che è, «senza offesa del vero», dice l'Orsini, « una delle più
belle scene teatrali che in questo genere si siano a' nostri
tempi vedute ». Riguardo alla scenografia, i suoi scritti
sono: il Trattato di Geometria e Prospettiva pratica, pubbli-
cato nel 1772; un opuscoletto intorno alla costruzione del
palcoscenico: Giustificazione contro la censura del palco-
scenico del nuovo teatro di Perugia, del 1781; Le scene del
Nuovo Teatro di Perugia ragionate dall'autore delle medesime,
del 1785. Appartenne a molte Accademie del tempo, fu
dell'Accademia di San Luca di Roma e della Clementina
di Bologna. Mori a Perugia nel 1810 e gli fu pomposamente
recitato un elogio funebre nella chiesa di Santa Teresa
{Elogio funebre di Baldassarre Orsini, recitato nella chiesa di
Santa Teresa il di delle sue solenni esequie XV dicem-
bre MDCCCX in Perugia pr. Fr. Baduel MDCCCXI). (Debbo
molte di queste notizie alla cortesia del Bibliotecario del-
l'Università di Perugia, prof. Renato Franciosini).

2 Direzione ai giovani studenti di prospettiva, ecc in Bo-
logna, nella stamperia di Lelio della Volpe, 1753.

3 Idem, pag. 116 e segg.

Esse ci mostrano lo scenografo, non come un
fortunato mestierante improvvisatore d'addobbi,
ma come un artista che tende ad eliminare, con
ogni mezzo,1 le difficoltà del tradurre, in tutte le
sue sfumature, la prima idea pittorica: il bozzetto.
Questa ricerca, unita al concetto predominante
nel settecento: che tutto lo spettacolo teatrale
fosse assorbito dalla scenografia, c'impedisce di
considerare lo scenario come un semplice « sfondo »
innanzi al quale si svolga lo spettacolo mimico-
drammatico. Esso è pensato come opera d'arte, la
quale ha bisogno dello svolgimento scenico, non
come soggetto da rivestire di bella forma (nella
coreografia seicentesca la trama teatrale perdette
il suo valore), ma come elemento per esser completa
e armonica.

Non basteranno, certo, come crede il Bibiena,
regole prospettiche e coloristiche ad eliminare lo
eterno dissidio tra «idea» e realizzazione: non im-
porta: a noi basta d'aver notato, come cardine
centrale della pittura scenica: l'assoluta neces-
sità d'un completo asservimento all'« invenzione »
di tutti gli elementi pittorici e dinamici dei quali
può disporre la scenografia: ormai essa mira al
raggiungimento della prima impressione pitto-
rica (1' idea) nell' espressione più completa: il
quadro.

Sarebbe lungo voler rintracciare in parte del cin-
quecento e in tutto il seicento i sintomi dell'affac-
ciarsi di questo concetto: dalle prime ricerche pro-
spettiche attraverso la sfarzosa scenografia mec-
canica veneta e francese, fino alla potente pittura
scenica dei Bibiena.

I trattati e gli «insegnamene di prospettiva»
studiati accuratamente 'anno giungere alla conclu-
sione che la scenografia, per gli artisti del seicento,
non fu che pittura: le masse architettoniche delle
grandiose scene bibienesche, in un certo senso,

1 Egli suggerisce, tra l'altro, una regola di prospettiva
per la quale si può assegnare ad un oggetto una grande//. 1
stabilita in rapporto alla distanza: « il che è un adattare »
soggiunge « la prospettiva aWinvenzion ', e non questa alla
prospettiva, ed è, quella regola che dà il grande, ed è comodis-
sima ed infallibile ».
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