L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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IL DUOMO DI FAENZA:

DOCUMENTI INEDITI

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incipiendo prope capellam nuntiate usque ad ca-
maram prebende dominj Bartholomej de gandulfis
cum hijs conditionibus modis et pactis videlicet Quod
dictus magister Gorius teneatur omnibus suis sum-
ptibus laboribus et expensis facere construere et
hediftcare dictum porticum et voltas de lapidibus
cottis et calce dictum porticum (sic) cum tribus arcubus
Item teneatur facete supra dictum porticum unum
parapettum de lapidibus cottis et calce Et sfornare
(sic) dictum parapettum Item teneatur selegare por-
ticum Dicti vero dominj Canonici seu dictus eorum
factor teneatur date soluere et cum efjectu numerare
dicto M agistro Gorio prò eius mercede et pagamento
dicti laborerij completi ut dictum est libras quinqua-
ginta quinque bononienses hinc ad festum Sancte
Marie de mense augustj ».1

Due anni dopo, il 2 maggio 14 vs, i Canonici
ricevono un legato testamentario di lire 10 lasciato
dal fu Cristoforo di Tonio pescatore « in auxilium
fabricandi ad voltas de novo construendas et refficien-
das in Ecclesia sancii petri de Faventia ».2

Quando si volgesse decisamente l'animo alla ri-
costruzione ab imis non possiamo precisare: forse
l'insufficienza dei restauri attorno alla vecchia
chiesa pericolante, forse la larghezza delle offerte
dei fedeli (un esame diligente dei testamenti di
quel periodo potrebbe fornire molte prove al ri-
guardo) e il desiderio di una cattedrale più vasta
e più bella in una città che si avviava al suo mi-
glior fiorire artistico e alla maggiore espansione
industriale consigliarono il rifacimento.

E non è forse illogico pensare che l'idea germo-
gliasse o vigoreggiasse nella mente di Federico Man-
fredi, famigerato vescovo di Faenza, il quale, nono -
stante le gravissime pecche come cittadino e come
sacerdote, fu uomo di singolare energia. Egli salì a
reggere le sorti della diocesi faentina nella seconda
metà del 1470; 3 nell'anno seguente s'incomincia
a parlare del futuro tempio. Una bolla papale del
maggio 1471 «< autorizza il Capitolo a convertire
a beneficio della nuova fabbrica un legato di Maria
Manfredi, destinato all'erezione di una cappella

Che vi fosse del resto allora nell'industre città
romagnola un ardore di opere nuove e belle è di-

1 Arch. Not. di Faenza, Atti di Gaspare Cattoli, voi. II,
1451-60, fol. 87 v.

2 Ivi, Atti di Girolamo Cattoli, voi. XVII, 1458-59,
fol. 42 r.

3 Non è singolare il fatto che nel testamento di Elisa-
betta Manfredi, l'infelice vedova di Cecco Ordelaffi, truci-
dato per ordine del fratello Pino, testamento che porta la
data 26 giugno 1460, si trovino numerosissimi legati a fa-
vore di chiese faentine e forlivesi e non uno solo a prò' del
Duomo di Faenza? Non potrebbe questo indicare che il
proposito di rifare la Cattedrale è posteriore a quella data?

^ Calzi, op. cit., pag. 507.

mostrato dall'erezione del sepolcro di S. Savino
la finissima insigne scultura che Benedetto da
Majano eseguiva in quegli anni. Ordinato nel 1468
per legato testamentario da Giovanna Vestri mo-
glie di Astorgio II Manfredi e madre di Carlo lidi
Galeotto, di Federico e di Lancillotto, nel 1470
era già compiuto. 1 Ma il sepolcro-altare manca
di paramenti sacri, di calice, di messale. La gene-
rosità della madre non sarà emulata dalla genero-
sità del figlio Carlo? E i Canonici si rivolgono al
signore della città, offrendogli il patronato della
cappella e sperando nell'accettazione e nella gra-
ziosa dotazione.

« Coram Magnifico ac potenti domino domino Ka-
rolo Secundo de Manfredis Faventie Comparuerunt
et se presentaverunt Venerabiles Viri Dominus Jaco-
bus de marzano prepositus capitulj dominorum Cano-
nicorum Sancii petrj et dominus Baptistabarufaldus
Canonicus vice et nomine dictj capitulj Et eidem expo-
suerunt qualiter Magnifica domina domina Johanna
de manfredis ohm genitrix prefati Magnifici dominj
Karoli reliquit prò fabrica capette Sardi Savinj
constrticte in ecclesia sanrtj petrj corbas ducentas
granj et quod dieta capella est constructa et edificata et
quod etiam indiget dote paramentis calice et missalj
et Casu quo prelibatus M agni ficus dominus Karolus
velii esse patronus diete capette et illam dotare et
neccessarijs illam ornare ex nunc rogaverunt prefa-
lum Magnificum dominum Karolum et illum patro-
num diete capette facere intendunt si velit acceptare
sin autem alium patronum faciet diete capette qui
predicta neccessaria diete capette faciet et illam dota-
bit. Quj prefatus Magnificus dominus Karolus au-
ditis predictis gratias retulit prefatis dominis Cano-
nicis et predictum patronatum diete capette acce-
ptare noluit dicendo dictis canonicis date illam
alterj cui vultis quia me in predictis intromittere
nolo. Actum in palatio populi in camera ressidentie
prefati Magnifici dominj».2

Era l'8 agosto 1471. Par di sentirlo, traverso il
latino curia'esco, il magnifico ma poco cortese
signore: « Ma io non voglio entrare in questi pa-
sticci! » E sì che aveva motivo di essere ben di-
sposto d'animo egli che si trovava in freschissima
luna di miele, avendo sposato appena quattro
giorni avanti la leggiadra Costanza Varano che
gli aveva portato in dote 1500 ducati d'oro. Ri-
petuta la medesima offerta sette giorni dopo a

1 II Grauss, e non credo sia il solo, ritiene che Giuliano
« deve avere procurato al fratello Benedetto... l'altare di
S. Savino ». Tenuto conto delle date è invece evidente che
deve essere stato Benedetto a suggerire il nome del fratello
Giuliano per la eostruzione della chiesa.

2 Arch. Not. di Faenza, Atti di Gaspare Cattoli, \ ol. Vili,
1471, fol. 28 r.
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