L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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CARLO GRIGIONI

1499, uno dei due orafi, Nicola (forse Antonio era
defunto durante il triennio?) fece quietanza del-
l'oro e delle somme in denaro ricevute, cioè, oltre
alla quantità di oro che già conosciamo, 202 lire e
10 soldi bolognesi, delle quali le ultime 33 ricevute
quel giorno stesso, la festa di S. Pietro, che è la
maggiore della città.1

* * *

Gli arredi sacri mi hanno portato lontano dal-
l'argomento della costruzione, ma vi ritorno subito,
rifacendomi dal 1786. In quell'anno riprendono le
concessioni di iuspatronato delle cappelle che si
venivano inalzando, Il 20 febbraio i Canonici con-
cedono la cappella di S. Giovanni Evangelista, cioè
la terza della navata destra, ora intitolola a San
Martino, a Gasparino Calderini, cioè « unam capel-
lam cum altarj que est tertia in numero capellarum
diete ecclesie a lettere tlextero diete ecclesie versus me-
ridiem que capello, etiam est intitulata sub vocabulo
beatorum Jacobj et crìstoforj » con obbligo di « la-
cere ornarj dictam capellam luminaribus vitreis una
tabula ab altarj uno missalj novo de cartis memliranis
uno calice argenteo et uno paramento fulcitc omnibus
necessarijs ».2

Il medesimo giorno e con gli stessi obblighi viene
concessa la cappella di S. Lucia a « Francisc/ius
alias el fiorentino quondam filius Gasparris quon-
dam magistrj ghucij utim de Braxighclla et ad pre-
sens de civitate Faventie de capella sancii Cassianj ».3
E, sempre lo stesso giorno, 20 febbraio i486, ab-
biamo un lunghissimo documento (il buon notaio
Gaspare Cattoli lo avrà preparato, suppongo,
qualche giorno prima, perchè sì lunga e diligente
e prolissa scritturazione — per usare un termine
notarile — non mi pare possibile in un giorno solo),
che, per il suo interesse meriterebbe la trascrizione
integrale, almeno della prima parte. Ma non voglio
stancare il lettore e, pur essendo questo il docu-
mento che ho detto decisivo nel titolo del pre-
sente articolo, mi limiterò ad un riassunto, con la
trascrizione del passo più notevole.

Avendo l'egregio Gaspare del fu maestro Uguc-
cio da Brisighella nel tempo della sua vita il 14 set-
tembre 1473 dichiarato di essere debitore del re-
verendo don Filippo Kegnoli, vivente in quel
tempo e degnissimo abate del monastero dei Santi
Ippolito e Lorenzo e inoltre commissario apostolico
stipulante a nome della fabbrica della Cattedrale
di S. Pietro di Eaenza, nella somma di 1500 ducati

1 Arch. Not. di Faenza, Atti del medes., voi. XXIX,
1499-10, fol. 46 r.

2 Ivi, Atti di Gaspare Cattoli, voi. XVIII, foli. 125 e
segg.

3 Ivi, Atti del medes., istesso voi., fol. 127 r.

d'oro quale prezzo di alcuni poderi, selve, case,
oggetti, di un mulino e di beni un tempo della
buona memoria della magnifica donna Marzia da
Campo Eregoso, donati alla fabbrica della Catte-
drale e dal detto abate venduti al detto Gaspare
(strumento pubblico di vendita per rogo di Ser
Battista Cattoli notaio faentino e dichiarazione di
debito, di mano dello stesso notaio, in data 14 set-
tembre i)73 e qui trascritto), ed avendoli detto
Gaspare pagato per conto del detto Filippo in più
partite lire 900 bolognesi a don Girolamo Glutoli
canonico deputato alla fabbrica della chiesa e al
reverendissimo vescovo Federico Manfredi altre
lire 900 bolognesi ed avendo inoltre il detto Ga-
spare e i suoi tìgli ed eredi Francesco detto Fioren-
tino, Federico e Domenico pagato in più partite
lire 1850 bolognesi « Et cum hoc sit et fuerit quod
dictus Francischus alias ri fiorentino quondam filius
et heres dictj gasparris tam suo nomine quam vice et
nomine dictorum Federici et dominici suorum fra-
trutn de comissione et ma mi alo dictorum dominorum
Canonicorum diete ecclesie Sanctj petrj et maxime
dominj petrj de Fenzolis procuratoris superstitis
diete fabrice [dederit et soluerit] Magistro Juliano de
maiano Fiorentino prò magisterio et operibus ma-
gistrorum qui dictam ecclesiam fabricaverunt et
secuxerunt (sic) libras septingentas videlicet libras
700 bononienses que omnes quantitates assendunt
ad summam librarum quatuorinilium tricentarum
quinqueginta bononiensium salvo uno verioris cal-
culj [videlicet libras 4350I et assendunt ad dictam
summam et quantitatem ducatorum mille et quingen-
torum aurj et ultra », i detti Canonici, fatto fare
diligente esame di tutti i conti, fanno quietanza
definitiva al detto Francesco.1

La generosa benefattrice è Marzia, figlia di Gian
Galeazzo I Manfredi, andata sposa a Tomaso da
Campofregoso di Genova. È interessante e sod-
disfa ad una nostra curiosità l'apprendere quale
fu la retribuzione (700lire), che dev'essere la retri-
buzione totale, versata all'architetto; ma ben mag-
giore valore ha il nome esplicito e completo di
questo. Qualunque residuo dubbio pur lieve viene
eliminato: l'architetto è veramente Giuliano nato
nel gentile villaggetto tra Fiesole e Settignano.

L'opera del (piale, con questa liquidazione, sem-
bra compiuta. Il bel tempio sorge già in quasi tutta
la sua ossatura; il compimento non richiede più
l'opera vigile dell'artista che l'ha progettato. La
chiesa è finita, nella sua serena e nobile favella to-
scana, nella maestà delle sue pure linee, dalle quinte
cappelle laterali all'abside.

Poiché anche l'abside doveva essere compiuta (e
forse da tempo) nel i486. Là in fondo al tempio è un

* Ivi, Atti -lil Diede*., istesso voi., foli. 129 r.-131 r.
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