L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI SCULTORE

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vole gioco dei lumi si ripete nella grana varia minuta del nudo di Venere, dei volti
delle dee, e nello scabro fondo, costellato quasi di scintillanti miche.

A quest'opera d'orafo di genio, di maestro nell'arte senese del ferro battuto, pos-
siamo associare un altro rilievo crepitante di luci, pure nella collezione Dreyfuss,
attribuito a Bertoldo: San Girolamo ne! deserto (fig. 13).1 In un paese nordico di rocce,
o meglio di fantastiche scogliere di ghiaccio, che dai multipli strati, dagli aculei
delle appuntite schegge sprigionano alla luce scintille, davanti a un albero spoglio e
al troncone di due arcate dirute, Girolamo geme e implora la croce. L'inverno regna
nell'eremo; nelle faville sparse sulle montagne glaciali, sotto l'uniformità del cielo; nello
squallore dell'albero, sui cui rami secchi e contorti, come sul legno grezzo della croce,
la luce depone quasi strati di neve o di brina: il gelo impera in quello smagliante pae-
saggio polare, sgretolato, scalfito perchè ogni particella delle sue rocce divenga un foco-
lare di splendori. Tanta è la luminosità degli oggetti che, nella riproduzione, il bronzo
assume apparenza di lavoro in cristallo, e le bozze minute del legno sul braccio della
croce acquistali trasparenza di perle. A quel paese splendente e desolato, si assimila il
mirabile tronco di edificio, che ci rinnova, per la disposizione sottile dei mattoni, il
profilo nitido delle cornici sopra la zona tersa del fregio, lo slancio delle arcate zampillanti
dai lunghi pilastri, il godimento provato davanti all'eterea loggia della Flagellazione,
alla architettura cristallina di Santa Maria del Calcinaio. L'innata eleganza del maestro
senese si rivela nell'interruzione delle arcate, segnata a zig-zag, a gradi sinuosi, da cui
la luce scivola rimbalzando; nell'ascesa dell'angolo sull'apertura d'ali appena accennata
dall'inizio degli archi: un acuto accento termina quel fresco zampillo di voci.

La potenza dell'artista, che ha modellato i nudi della Discordia e della Flagella-
zione, si spiega ancora nel rilievo della spalla del Santo, nel petto ansimante e pode
roso, nella struttura ossea del volto, degna, come la mobilissima cute, di apparire in
un'opera di Leonardo. Alle membra nodose della gemente figura, la ragnatela dei drappi,
le crespe ciocche dei capelli e della barba prodigano lo sfavillìo tipico ai bronzi del Maestro
senese. Ogni cosa è sorgente di luce, i drappi sfilati sulla figura umana, come le punte
di rocce, come gli animali che popolano il deserto, il minuscolo leone, gli scorpioni,
gioielli d'oreficeria, dalle branchie composte di brillanti, i pellicani e le folaghe, che si
rincorrono nel cielo invernale, avvivandone la morta uniformità con le scintille dei corpi
inumati, nastri di nuvole dispersi nell'aere grigio, schegge rapite alle rocce di quelle mon-
tagne polari.

Il grande senese studia le vibrazioni degli oggetti alla luce, con fantasia, con ricche/za
di gioielliere, che non cerca le morbide misteriose penombre leonardesche, ma l'effetto
di un tocco sparso, volante, brioso, il molteplice sfavillìo delle gemme.

* * *

Simile ricchezza di luci sprigionano le statue bronzee degli angeli (figg. 14-15)
presso il tabernacolo di Lorenzo Vecchietta: l'artefice nato dalla terra madre del ferro
battuto si rivela nell'arricciatura delle forme, nell'agilità elegante delle spire, negli sparsi
cunei che frazionan le luci. Gli angeli tengono una face composta da un cornucopio
ritorto, e alla torsione del cornucopio s'impronta la divincolata, acerba eleganza dei corpi,

1 Attribuito a Bertoldo da G. Migkon, La Collection 1908, 22-24. Vedi anche il recentissimo volume: A. Ven-
i/c .1/. Gustave Drey/us, III, in Les Aris, VII, Paris, turi, L'Arie a S. Girolamo, Milano, Fratelli Treves.
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