L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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LIONELLO VENTURI

mathematico ma come pictore scrivere di queste cose. Quelli col solo ingegnio, separata ogni
materia, misurano le forme delle cose; noi, perchè vogliamo le cose essere poste da vedere,
per questo useremo, quanto dicono, più grassa Minerva ». E cioè l'Alberti nel suo costruire
la teoria-storia dell'arte fiorentina espone di ottica quello, e soltanto quello, che si può
attuare in prospettiva pittorica; in tal modo assimila la scienza per uso artistico, e dal
contatto di scienza e d'arte fra scaturire la sua critica. Metodo empirico? In parte. Ma
in parte anche metodo storico, poiché si tratta delle idee artistiche fiorentine del Quat-
trocento. Il Ghiberti invece non stabilisce rapporti tra l'arte del suo tempo e la scienza che
egli incasella, e che gli resta perfettamente estranea. Certo il Ghiberti precorre Piero della
Francesca, i cui trattati matematici si distaccano completamente dall'arte. Ma, appunto
per questo, nemmeno Piero della Francesca è un trattatista d'arte. Il Ghiberti e Piero
sono due grandi artisti; oltre a ciò il Ghiberti è un compilatore di matematica, e Piero
è un matematico, a quel che si dice, originale. Ma all'uno e all'altro mancava la qualità
di fondere in qualche modo la loro attività matematica e la loro attività artistica. L'Al-
berti era un artista, ed era un matematico, ma, in sovrappiù, era un filosofo: e appunto
la sua attività di filosofo gli permise di fondere le sue conoscenze matematiche e arti-
stiche, per concluderne una teoria-storia dell'arte fiorentina del Quattrocento.

Nè come storico, nè come teorico dell'arte, il Ghiberti dunque aveva quel predominio
sui contemporanei che gli è stato assegnato. Con ben altro rigore, altri nel suo tempo
aveva gettato il ponte tra gli scritti antichi e la vita artistica moderna.

Di fronte agli scritti antichi, il Ghiberti si attaccava ai particolari perchè non riusciva
a vederne l'insieme. Di fronte ai contemporanei, disgustato del mondo nuovo brunelleschiano
donatelliano albertiano che lo premeva d'attorno, il Ghiberti ne affermava la decadenza,
e riserbava l'affetto del cuore all'arte del Trecento.

Se tuttavia i Commentarli non ci lasciano ammettere che il Ghiberti abbia saputo
nutrirsi di antichità classica come i suoi coetanei, l'attività più intima del suo spirito, la
produzione plastica, potrebbe condurci a risultato opposto.

E infatti molti hanno vantato il classicismo delle porte del Paradiso. Il Taine, per
esempio, dopo aver ricordato l'entusiasmo del Ghiberti per l'antico, constata: « Quand
la passion soulève les muscles et plissé les visages, c'est sans les déformer ni les grimer;
le sculpteur florentin, comme jadis le poéte grec, ne lui permet point d'aller jusqu'au
bout de sa course; il la soumet à la mesure et subordonne l'expression à la beauté... Pour
lui, l'art est une harmonie qui purifie l'émotion pour assainir l'àme ». Molto ben detto, e
giustamente; chi ha guardato le porte del Paradiso non ne ha mai più dimenticato la
serenità e l'armonia.

Ma che classicismo è quello? È il classicismo della filosofia, e cioè il momento eterno
dell'opera d'arte perfetta, e non il classicismo della storia, e cioè il carattere individuante
le opere d'arte dei Greci e dei Romani. Poteva il Taine confondere ancora i due classicismi,
ma non possiamo più confonderli noi oggi, che abbiamo ben altra esperienza della sere-
nità gotica, e cioè del classicismo (filosofico) dell'arte così detta gotica. Gentile da Fa-
briano, Beato Angelico, i fratelli de Limbourg, e tanti e tanti altri creatori di serenità
squisite, sarebbero forse stati alla scuola degli scultori greci e romani? Anzi i tre maestri
fiorentini del primo Quattrocento sui quali l'arte classica ebbe l'influsso maggiore, Brunel-
leschi Donatello Masaccio, non sono certo pel tempo loro i maggiori rappresentanti della
serenità in arte. E questo avvenne allora, perchè all'antico non si chiese tanto la legge
dell'armonia, quanto i mezzi per penetrare più energicamente nella realtà fisica e psico-
logica.

A parte dunque il classicismo in senso filosofico, quanto di classico, in senso storico,
troviamo nell'arte del Ghiberti? Qualche motivo occasionale, specie nell'architettura e
nel nudo, senza importanza di sorta per l'essenza dello stile, come si può trovare anche
nell'arte del Trecento.
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