L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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CULTURA ED ART li

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è l'indizio d'una realtà interiore che sempre meno si possiede, ma si subordina ad alcuni
Concetti che ne meccanizzano in parte la genuinità sentimentale o per lo meno le impri-
mono un avvìo prestabilito. Tutti sanno che il quattrocento fu il secolo dei grandi « edu-
catori ». Costoro erano tutti Umanisti e il loro fervore erudito s'andò di conseguenza
sempre più mescendo nell'anima dei giovinetti: creava popolar gusto quello ch'era ini-
ziale passione di pochi. Ma un altro elemento è essenziale per noi. Benché tutte le arti
sian una, in quanto esprimono una identica « realtà storica », certo è che, crescendo la
ricerca di « anticaglie », misurandosi resti di edifici, commentandosi Vitruvio, ricopiandosi
frammenti di romana decorazione scolpita, godendosi con inesausto fervore ogni mon-
cone di statua recuperato fra i ruderi, passandosi i conoscitori medaglie, vetri, d'ogni
sorta oggetti di scavo, l'architettura e la scoltura con i linguaggi tutti propri e indi-
pendenti da quello pittorico, poterono grandemente sull'ideale che di questo si formò
l'Umanesimo.

Or la coltura non si volgeva più soltanto a Roma, ma, per mezzo di essa, a tutta
la Grecia. Si vedeva ovunque Fidia, Prassitele, Policleto, e si finiva col pensare l'affresco
e le tavole di Apelle Zeusi Parrasio e i cent'altri, secondo la nitida freddezza della statua.

Più generalmente ancora si cercava la legge, la ragione della organicità esatta della
architettura classica, e i cànoni che se ne derivavano per mezzo di misure e di schemi s'im-
ponevano ai pittori, secondo cifre e formole matematiche, quasi fosse una scienza del-
l'Arte. Questo carattere non si pone dunque soltanto come freno e guida alla genialità
inventiva degli artisti. Diventa esso stesso ideale della pittura. Vedremo come nel cin-
quecento inoltrato la Scienza domini l'Arte e l'estingua.

Ma qual'era la realtà spirituale su cui questa passione dell'antico tanto poteva?
Come si manifestavano in lei queste due tendenze: immaginatrice e razionalizzante?
Cosa permaneva del mondo medioevale? — Ecco!

Ovunque bisogno di riposo nei cittadini, interesse rivolto al mercantare e alla ric-
chezza, le armi cedute ad estranei ed avventurieri, la forza minacciosa di questi a danno
delle potenti città, la difficoltà di prepotere per un partito, data la complessità del gioco
politico ed economico, il predominio dell'oro che vuol fasto, le arti sollecitate a servirlo,
l'Umanesimo preparato ad educare secondo l'ideale dell'« orator », del senatore romano
munifico e ornato di lettere e d'arti: tutto denota il progressivo sviluppo verso l'« indi-
viduo » e l'aristocratismo, distaccati dalle masse popolari. Tutto favorisce le arti, la col-
tura, la vita aperta elegante e colorita. Il neo-platonismo adatta la scolastica e l'uomo
« immagine di Dio » a questa società estetizzante di ricconi e di astuti diplomatici delle
ambizioni terrestri.

Ma nel primo volger del secolo l'intimità cristiana gentilmente panteizza il mondo
e in lei devoto si rifugia il senso che l'uomo acquista dei doni della ricchezza e della
terra, e la grazia intatta del suo stupore. Nessuno ci sembra abbia mai ricercato quanto
l'ideai gotico, identificandosi coi residui bizantino-senesi e con quella preliminare tendenza
tutta toscana alla snellezza e alla sottil calligrafia lineare, qual si rivela, libera dalla vo-
lumetrica massività romanica, in San Miniato al Monte e in tutto il Proto-Rinascimento
dugentesco, potesse sull'arte del quattrocento.

Si suo] dire che il gotico, se tritamente smerlettò la decorazione marmorea sulle sa-
gome costruttive, non impresse mai a queste la verticalità tramata di nervature che gli è
propria. Ciò è vero per Arnolfo e i Pisani, per l'Orcagna e pei predecessori senesi di Jacopo
della Quercia, in cui il romanico s'addentrava come radice di rovere nelle viscere dello
spirito. E ben tu ritrovi in Santa Maria del Fiore la balaustra marmorea corrente sulle
campate ogivali a premerle in basso con tutta la sua fiorita forza; trovi la tetragonalità
elementare di Palazzo della Signoria e delle Porte Fiorentine; trovi arricciata appena la
rocciosità lapidea di Giovanni Pisano; appena mossa la concreta materia di Andrea di
Pontedera e la traslucida cartilagine marmorea di Orsanmichele. E questo è a San Mar-
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