Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma — 22.1894

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Acca Larentia e il Mito della Terra madre

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si svolse in modo affatto naturale da quella del chiamarli in
testimoni; e questa si originò dalla credenza che essi fossero i
soli testimonii veridici, e di fede non sospetta. Or rimane me-
moria (cfr. Schwegler, lì. Gesch. I, p. 367, nota 17, a proposito
del passo di Gellio, XI, 6, 1) che in antico gli uomini solevano
giurare per Ercole, le donne per Giunone. Ecco di nuovo la coppia
dei dii conìugales, Ercole e Giunone sposi, raffigurati in non
pochi monumenti (cfr. Reifferscheid, Ann. dell'List. 1867, p. 355
e segg.). Or se si badi a quanto abbiamo dinanzi notato sulle
varie forme e i vari nomi che questa coppia di dii conìugales
assume nello svolgersi dei miti italici, non parrà ardito, spero,
ravvicinare il giuramento per Giunone aXL'ius testimonii dato
unicamente a Caia Taracia, e vedervi anzi una piccola conferma
per la identificazione di Caia con la divinità Madre della Terra
e della luce.

Speriamo dunque aver dimostrato: 1) Nella leggenda di
Acca Larentia il nome di Ercole fu tardiva importazione: pri-
mitivamente vi era il nome di Giove, e perciò la festa di Acca
Larentia era pur festa di Giove. — 2) Acca era un'etnisca di-
vinità della Terra, e formava quindi con Giove la solita copia
dei dii coniugales, e cioè delle due divinità, luna maschile,
del Cielo, l'altra femminile, della Terra. — 3) Accanto all'etru-
sca Acca, che aveva il suo culto nel vicus Tuscus, vi era altra
divinità della Terra Madre, la Caia (o Acca) Tarentina (o Ta-
racia) che aveva il suo culto sul Velabro; i due culti in seguito
si fusero. — 4) L'amante Tarutius, il carattere di meretrice,
le ricchezze lasciate in eredità, sono varie forme del primitivo
simbolismo naturale; e il significato di ciascuna fu a suo luogo
spiegato.

Carlo Pascal
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